
(foto: www.torinofc.it)
Di tracce significative in Italia non ne ha lasciate moltissime: solo i tifosi della Reggina e, seppur a sprazzi, quelli del Genoa, possono dire di aver visto fare a Julio Cesar Leon giocate d’alta scuola e d’aver visto decidere le sorti di alcune partite dai suoi piedi. Eppure di promozioni in serie A ne ha già ottenute cinque, l’ultima delle quali lo scorso maggio a Parma seppur da comprimario, e la stampa specializzata non è stata mai troppo severa con lui, conquistata dalle sue punizioni o dai suoi assist: ma neppure i tifosi del Toro, quando il ds Foschi lo prelevò dal Parma nelle ultime ore dello scorso mercato estivo, hanno fatto salti di gioia.
Non era ritenuto il giocatore in grado di far fare il salto di qualità alla squadra, nonostante nel suo paese, l’Honduras, sia considerato una celebrità e nonostante abbia dato il suo ottimo contributo per la seconda storica qualificazione della nazionale centroamericana ai campionati del mondo. Ed in effetti, seppur condizionato proprio dai frequenti viaggi per raggiungere i suoi compagni di nazionale, l’apporto fornito fin qui da Leon alla causa granata è stato minimo: poche giocate di classe, tanta confusione. Ma due reti: fortuite, ma pur sempre due reti. Decisive. A Frosinone dovette ringraziare la papera del portiere Sicignano, a Cesena invece una sua innocua punizione è finita incredibilmente in rete grazie alla distrazione della difesa romagnola.
Così è bastato poco a Leon per entrare nella storia granata: merito certo soprattutto del suo paese d’origine che non ha sicuramente fornito molti calciatori di primo piano alla storia del pallone italico. E men che meno a quella del Toro: Leon, infatti, primo calciatore honduregno a vestire la maglia granata, è anche l’espressione della ventiquattresima nazione i cui giocatori hanno segnato almeno una rete nell’ultracentenaria storia del Torino.
Un viaggio nel tempo che parte dagli albori del calcio, si ferma quando vennero chiuse le frontiere per poi riaprirsi negli ultimi trent’anni, da quando gli stranieri hanno invaso il mondo del pallone italiano. Ventiquattro nazioni per settantuno calciatori complessivi: una vera e propria Torre di Babele a tinte granata. E l’Honduras, proprio grazie alle due reti di Leon, non è neppure all’ultimo posto di questa curiosa classifica: dietro di sè, infatti, il paese caraibico ha ben quattro nazioni, ciascuna delle quali ha portato un solo giocatore a segno con la maglia del Toro. Si tratta di Croazia (Vedin Karic, a segno in Bari-Torino 2-2 del 28 gennaio 1996), Romania (Paul Costantin Codrea in Torino-Verona 3-1 del 10 settembre 2004), Ungheria (gol di Gyula Schubert in Pro Patria-Torino 0-1 del 9 gennaio 1949) e l’Australia, ultima arrivata in ordine di tempo grazie al sigillo di Vincenzo Grella in Fiorentina-Torino 2-1 del 19 gennaio 2008.
Al comando di questa classifica a livello di nazionali c’è l’Argentina che ha regalato al Toro un totale di 156 reti con tredici diversi marcatori: tra essi spicca ovviamente Julio Libonatti, trascinatore nell’anno del primo scudetto datato 1928 nonchè miglior marcatore straniero della storia granata con cinquantadue centri. Una citazione anche per un altro suo connazionale, lo sfortunato Beniamino Santos, centrocampista col vizietto del gol arrivato nel dopo Superga e poi allenatore subito dopo il ritorno in serie A nel 1960. Capace di realizzare ben 41 reti complessive, la sua vita finirà a soli 40 anni in un incidente stradale.
Alle spalle dell’Argentina ecco il Brasile con dieci marcatori diversi per settantanove gol totali: tutti recenti i principali goleador verdeoro della storia granata, dal capoclassifica Luis Müller (24 reti) a Walter Casagrande (10) ed il mitico Junior (12) fino ad Andrè Pinga, che ha saputo totalizzare diciannove gol in 114 presenze. Senza contare le meteore Humberto (un gol al Catania in serie B nel 2003-’04) ed Andrè Cruz (rete al Parma il 5 dicembre ‘99 prima di andarsene a metà stagione). Seguono più staccate Francia, Inghilterra e Germania, tutte curiosamente a quota 41 gol: ma se i cugini d’oltralpe hanno avuto “bisogno” di sei calciatori per arrivare a questa cifra (capocannoniere Nestor Combin con 27 reti, tre delle quali indimenticabili sette giorni dopo la morte di Meroni), agli inglesi, capeggiati da Gerry Hitchens con 28 gol, ne sono bastati quattro. Solo due i tedeschi andati a bersaglio con la maglia granata, ma tra questi il mitico Horst Buhtz, panzer di centrocampo che tra il ‘52 ed il ‘56, a trent’anni suonati, ha saputo firmare 38 gol in poco più di centoventi presenze.
Citazioni anche per altre nazioni che hanno fornito al Toro pochi giocatori ma indimenticabili: dall’Uruguay, 23 reti con sei giocatori di cui dodici da Pato Aguilera, al Ghana, a segno solo col mitico Abedì Pelè (13 reti) fino alla Scozia, solo dieci reti tutte firmate da un certo Denis Law. Giocatori mitici per epoche altrettanto storiche che nulla hanno che fare con Leon: potenza del calcio quella di unire giocatori e tempi così diversi…

Davide Martini








