Il calcio di Beretta: difesa a quattro e fantasia

(foto: sport.sky.it) Le partite ama seguirle accovacciato (foto): non sappiamo se dal basso si veda meglio, di sicuro quel suo atteggiamento accompagnato spesso da occhialoni scuri oltre che[...]

Un tipico atteggiamento di Beretta durante le partite
(foto: sport.sky.it)

Le partite ama seguirle accovacciato (foto): non sappiamo se dal basso si veda meglio, di sicuro quel suo atteggiamento accompagnato spesso da occhialoni scuri oltre che dall’immancabile giacca ne fanno un personaggio. Mario Beretta ama curare la sua immagine, fuori dal campo, ma anche dentro al rettangolo di gioco non disdegna lo spettacolo, unito alla giusta dose di pragmatismo e di accortezza.

Quali novità tattiche porterà al Toro il successore di Stefano Colantuono? Bella domanda, di sicuro se ci saranno avverranno gradualmente e non ci sarà alcuna rivoluzione. Dal punto di vista tattico, il vecchio ed il nuovo allenatore del Toro hanno diversi punti in comune: innanzitutto non hanno mai legato la loro carriera ad un modulo fisso, segno di duttilità tattica e di intelligenza non solo calcistica, poi ritengono la difesa a quattro un dogma irrinunciabile.

Sacchiano convinto, oltre che milanista della prima ora (”Riveriano” come si è sempre definito), Beretta, proprio come il suo mito, ama il 4-4-2 ma non ne è un integralista. Nella sua prima panchina importante, a Varese, ha saputo anzi adattarsi al 4-3-1-2 per esaltare le caratteristiche di Gasbarroni, che con l’allenatore milanese ha trovato una prima consacrazione nel calcio professionistico. In Lombardia il “Gas” ha capito che tra i grandi poteva starci eccome e Beretta è stato abile ad intuirne la capacità di saltare l’uomo e guardare la porta, mentre prima d’allora (ed anche dopo, con Novellino alla Sampdoria) il suo ruolo era stato quello di ala, che al Toro peraltro sta svolgendo con ottimi risultati. Ma quell’anno a Varese Gasbarroni realizzò sei reti e se anche oggi il suo mentore saprà convincerlo che è ancora in grado di vedere la porta, i suoi gol potrebbero essere la prima mossa per far rialzare il Toro.

Il 4-4-2 è il modulo che è costato il posto a Colantuono: certo, è un’esasperazione del concetto perchè anche col rombo sarebbe arrivata la sconfitta contro i calabresi. Ma questo Toro non è in grado di reggere questo schema tattico perchè mancano gli interpreti sugli esterni, soprattutto a destra, e perchè manca la necessaria qualità in mezzo al campo. Nessun problema, Beretta saprà adattarsi in attesa che le prossime tre partite forniscano le minime ma indispensabili indicazioni per capire dove e come intervenire a gennaio.

Un altro dato è illuminante sulla duttilità tattica di Beretta: solo alla Ternana, al Chievo e nel primo anno al Siena, ovvero in tre piazze dove ha potuto lavorare dall’inizio della stagione, ha utilizzato da subito il 4-4-2. Ma a ben guardare non si è mai trattato di un 4-4-2 puro: Jimenez a Terni, Daniele Franceschini al Chievo, addirittura Vincent Candela al Siena. A sinistra insomma Beretta non ha schierato ali pure ma tre tipologie differenti di giocatori: un trequartista che ama accentrarsi, una mezzala con compiti di copertura e un terzino. Ovviamente si possono sempre invertire le fasce e fare la stessa cosa a destra se dall’altra parte si vorrà insistere su Gasbarroni, ma questo basta per capire che il suo non sarà un 4-2-4 che va tanto di moda, perchè da buon sacchiano gli equilibri di squadra vengono prima di tutto.

Ma un ruolo importante nel credo tattico di Beretta lo riveste anche il trequartista: detto di Gasbarroni ed Jimenez, a Parma la rosa ne era piena. Bresciano, Morfeo, Fabio Simplicio, tutti giocatori che amano giostrare a ridosso delle punte. E proprio in Emilia Beretta ha saputo mostrare la massima capacità di adattamento in una squadra che non aveva costruito lui (acquisti e cessioni erano imposti dai guai societari). 4-2-3-1, 4-4-1-1, 4-3-1-2, al “Tardini” hanno visto più moduli che a Coverciano ma sempre all’interno di una squadra equilibrata e con una fase difensiva organizzatissima. Perchè Beretta è convinto che subire pochi gol sia il primo passo per andare lontano: questo non vuol dire essere rinunciatari in trasferta, ma coprire il campo con attenzione e soprattutto fornire sempre al giocatore in possesso di palla almeno due alternative di passaggio. A Siena ha saputo sfruttare anche la classe di un giocatore come Thomas Locatelli, che seppur a singhiozzo ha fornito dietro uno o due attaccanti lampi di classe.

Ma ciò che si chiedono tutti i tifosi granata è come giocherà il Toro di Beretta. Difficilmente verrà messo in discussione almeno per ora il 4-3-1-2, il modulo su cui si è lavorato sin dall’estate. Le prossime tre partite saranno però fondamentali per la batteria di mezzali che popola la rosa del Torino: gente come Bottone, Zanetti e Saümel non risponde appieno alle caratteristiche dei centrocampisti cari a Beretta che nelle sue squadre, quando ha adottato il modulo col trequartista, ha sempre affiancato ad un regista (primo ruolo da rinforzare a gennaio) almeno una mezzala abile nella corsa ma anche negli inserimenti. Ecco dunque che paradossalmente si potrebbe assistere al rilancio di Belingheri, parso a disagio come interno ma sul quale Beretta vorrà sicuramente lavorare. Appena tornerà disponibile ci sarà poi una maglia da titolare anche per Manuel Coppola, che Beretta ha ben conosciuto a Siena.

Coppola, un regista ed una mezzala d’assalto, poi Gasbarroni e due punte, ed in proposito andranno verificate le motivazioni di Di Michele: ma è ancora presto per parlare di mercato, nei prossimi 270′ bisognerà capire quanto la voglia di Beretta di rilanciare il Toro sarà recepita da una squadra a pezzi nel morale.

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