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Torino-Crotone 1-2

(foto: www.torinofc.it) Seduti, inermi, con vicino una bandiera granata raffigurante un Toro rampante, il Toro che fu, senza nemmeno la forza di contestare: è questa l’immagine che rimane e che[...]

Errore di Zoboli: nasce cos�¬ il primo gol del Crotone
(foto: www.torinofc.it)

Seduti, inermi, con vicino una bandiera granata raffigurante un Toro rampante, il Toro che fu, senza nemmeno la forza di contestare: è questa l’immagine che rimane e che rimarrà impressa nella mente dell’ennesimo triste pomeriggio della storia granata. Terza sconfitta interna, quinta complessiva, questa volta a passare è stato il Crotone di Franco Lerda che fa cadere l’ultimo velo: il Toro è in crisi, anzi il Toro non c’è più.

Una striscia di cinque partite senza vittoria costerà con ogni probabilità l’esonero a Stefano Colantuono, destinato a saltare nel corso della notte che il presidente si è preso per deliberare insieme a Foschi: ma poi? L’ennesimo allenatore sacrificato sull’altare di una società senza idee nè capacità di programmare non basterà a restituire serenità ad un ambiente depresso, a giocatori vittime della paura. Certo, il tecnico ha le sue colpe: prima tra tutte quella di aver avallato prima ed esaltato poi un mercato estivo in tono minore, che aveva fatto del Toro la seconda miglior squadra della serie B sulla carta ma che si è invece rivelato buono solo per tappare qualche buco nel bilancio vessato dalla retrocessione.

Potranno Arrigoni (favorito) o Beretta resuscitare un gruppo demotivato e senza carattere? La domanda è retorica: per lo spettacolo visto oggi c’è solo da pensare alla salvezza, una scossa potrà portare un beneficio nel medio periodo ma prima o dopo i limiti tecnici ritorneranno a galla. D’altronde non si può rifare da capo la rosa, piuttosto il terrore è quello di dover vivere sei mesi di transizione in attesa, la prossima stagione, di ricominciare ancora da zero. Ma in che modo se a luglio Foschi disse che “due anni di serie B rischierebbero di essere letali per questa società”? Forse passando la mano, e a quest’ipotesi Cairo ha pensato e sta sicuramente pensando, ma acquirenti per un Toro in serie B se ne troverebbero pochissimi.

Non resta quindi che affidarsi alle mani di un taumaturgo che provi a cavare il sangue dalle rape, perchè se almeno cinque-sei squadre sono migliori di questo Torello, non è neppure accettabile farsi mettere sotto settimanalmente o effettuare un tiro in porta contro il Piacenza e tre contro il Crotone. In estate da queste pagine si era timidamente suggerito il nome di Lerda per la panchina del Toro: sarebbe troppo facile, oggi, dire “l’avevamo detto”, ma basta guardare la classifica per capire che davanti ci sono allenatori come Bisoli o Campilongo, ovvero tecnici che hanno voglia di emergere, oppure come De Canio, cui è stato dato in mano un progetto da portare avanti. Invece al Torino vengono solo allenatori sopravvalutati ed incapaci di reggere l’impatto con le pressioni.

Ma la parola “progetto” al Toro è sconosciuta, forse perchè si è voluto tutto e subito dopo il fallimento. Ed allora, oggi più che mai, visto che tanti direttori sportivi hanno pagato con meno colpe prima di lui, oltre a Colantuono anche Rino Foschi dovrebbe salire sul banco degli imputati, per aver scelto il tecnico e non aver saputo allestire, con il poco a disposizione, una rosa competitiva, cosa che invece hanno saputo fare ad Ancona, dove da mesi non arrivano gli stipendi, o a Cesena. La squadra scesa in campo contro il Crotone non aveva una logica: Gorobsov non è all’altezza di prendere le redini del centrocampo, Loviso non è all’altezza e basta, proporre un 4-4-2 con Diana significa votarsi al suicidio. Al resto pensa la paura che ormai da anni prende possesso del gruppo appena le cose iniziano ad andare male: dopo gli illusori 3-0 di inizio stagione, non si è stati capaci di reagire alle prime avversità e come successo negli ultimi tre anni tutto è andato a catafascio. Colantuono dunque pagherà per tutti, ma dispiace per un professionista che si era buttato con tutto sè stesso in quest’impresa prima di naufragatre in un ambiente incapace di essere normale.

La cronaca della partita contro il Crotone è un calvario: bastano i primi minuti per capire che il 4-2-3-1 di Lerda avrebbe fatto a fette il Toro, dove Calderoni sostituisce all’ultimo momento l’infortunato Sereni. Pressing alto, continuo movimento del trio di trequartisti, i granata non ci capiscono nulla e corrono a vuoto in un 4-4-2 arido, senza idee e senza sbocchi perchè Vantaggiato arretra troppo isolando Bianchi ed i terzini non salgono. Le cose sembrano migliorare leggermente dopo il quart0 d’ora ma è in arrivo la bufera: al 22′ Gabionetta contende a Zoboli sulla linea di fondo (foto) un pallone che il difensore sembra poter controllare agevolmente ma il granata scivola incredibilmente, così il brasiliano ha campo libero per servire a centro area il liberissimo Petrilli che insacca a porta vuota. Passano quattro minuti ed accade di peggio: Calderoni non s’intende con Pratali e sbaglia clamorosamente il rinvio centrando Bonvissuto che brucia in velocità lo stesso Pratali ed insacca a porta vuota.

Fischi d’incredulità più che di rabbia percorrono l’”Olimpico” ma al 29′ si riaccende la speranza grazie al solito schema: cross di Gasbarroni ed incornata vincente di Bianchi. C’è chi sogna la rimonta della svolta ma i fatti diranno ben altro: il Crotone continua a correre di più e meglio riuscendo ad affondare sia sulle fasce che centralmente mentre il Toro quando è in possesso di palla è lento e pasticcione. Ad inizio ripresa Saümel e Colombo sostituiscono Zanetti e Zoboli, poi Di Michele rileverà Vantaggiato ma di gioco e di occasioni neppure l’ombra. L’unico schema è dare la palla a Gasbarroni nella speranza che s’inventi qualcosa o crossi per Bianchi ma il Crotone arriva sempre primo sulle palle vaganti. Due le occasioni che riesce a creare il Toro: al ventesimo bel passaggio in profondità di Gasbarroni per Di Michele che si fa anticipare da Concetti, poi il tiro di Colombo è ribattuto mentre al 38′ un gran destro da fuori di Gorobsov è alzato in angolo dal portiere calabrese. Nel finale grave infortunio a Rivalta che scontrandosi con Concetti subisce la frattura di quattro costole e viene ricoverato alle “Molinette”.

Poi c’è solo il tempo per i tre fischi dell’arbitro, quelli dei pochi tifosi che ancora avevano la forza di farlo (e che hanno atteso per ore l’uscita dei giocatori per far sentire la propria rabbia) e per la solita corsa, l’ultima, negli spogliatoi di Colantuono, immerso nella visiera del suo cappellino: la macchina infernale granata ha tritato anche lui. La classifica intanto vede la squadra quasi equidistante dalla zona playout (otto punti) che dal primo posto (sette). La gara di sabato prossimo a Lecce contro il Gallipoli sembra lontanissima. Prima ci sarà l’ennesimo reset. Ma non sarà quello finale, statene certi.

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