
(foto: www.torinofc.it)
E se il Toro vincesse a Cesena? Sono in tanti i tifosi granata a porsi questo interrogativo alla vigilia del durissimo posticipo del quindicesimo turno in programma lunedì sera sul campo della terza forza del campionato, che precede i granata di tre punti e che è imbattuta dalla prima giornata. Perchè in questi ultimi anni la squadra ha abituato a colpi di coda improvvisi, a resurrezioni (dimostratesi tuttavia quasi sempre illusorie) proprio sull’0rlo del precipizio, per dirla alla Richard Overy.
Si potrebbe pensare in questo caso di aver messo alle spalle la crisi e di avviarsi verso una stagione di gloria? Ovviamente no, o meglio dipende dal tipo di prestazione che la squadra saprà offrire in Romagna e dal modo in cui tale vittoria arriverà. A tutt’oggi, comunque, si tratta di un’eventualità difficile da immaginare più per le difficoltà tecnico-tattiche ed emotive in cui si dibatte il Toro che per i comunque evidente meriti dei bianconeri di Romagna, una delle tante sorprese della stagione.
Così in uno stadio che ha appena ospitato la Nazionale e che evocherà bei ricordi, tra le sfide di un tempo in serie A e la semifinale playoff del 2006, il Toro si trova già costretto a giocarsi il proprio futuro ad appena un terzo di stagione. Come già successo dopo la partita contro il Lecce, quando fu Colantuono a strigliare adeguatamente il gruppo, questa settimana è toccato al presidente Cairo provare a toccare le corde giuste per far scattare una reazione al momento-no in una squadra che sembra impaurita ed incapace di mettere sul campo le proprie qualità, che non saranno eccelse ma che sono comunque abbondantemente superiori a quelle del Piacenza, tanto per fare un nome.
La domanda è sempre la stessa: come reagiranno i giocatori al primo vero “sermone” presidenziale in quattro anni e mezzo? È probabile che sul prato del “Manuzzi” nessuno penserà più alle dure parole di Cairo, la speranza è che nelle teste dei calciatori sia almeno entrato il messaggio, al resto dovrà pensare Colantuono chiamato a mettere da parte gli esperimenti e gli attestati di fiducia (Leon, Belingheri) a favore di una formazione il più possibile equilibrata e competitiva. E le novità non mancheranno pur nella conferma del 4-3-1-2. In difesa, fuori Loria e lo squalificato Rivalta, Diana agirà ancora da terzino destro (Colombo è però sulla via del recupero) mentre ci sarà un turno di riposo per Ogbonna, pur reduce da due buone prestazioni con l’Under 21, così la coppia centrale sarà formata da Zoboli e dal rientrante Pratali. In mezzo sembrano maturi i tempi per il lancio da titolare di Gorobsov al posto di Loviso: ai suoi lati non ci sarà il febbricitante Saümel, neppure convocato, ma il rientrante Paolo Zanetti insieme a Bottone. Panchina dunque per Belingheri. Davanti primo stop per Di Michele: ufficialmente il motivo è la contrattura addominale accusata in settimana ma un turno di riposo dopo una lunga serie di prestazioni negative era nell’aria, tanto più sulla scorta del buon scorcio di gara giocato da Vantaggiato a Piacenza.
L’attaccante pugliese farà dunque coppia con Bianchi ed alle loro spalle agirà Gasbarroni, preferito a Leon. Per la prima volta da mesi a questa parte si comincia con un tridente in forma fisicamente e potenzialmente esplosivo, il primo passo per cercare la vittoria della svolta. Il resto del lavoro sarà tattico perchè il Cesena, alle prese con tantissime assenze tra cui quelle dello squalificato portiere Antonioli e di Bucchi (che sarà sostituito nel ruolo di centravanti da Dominique Malonga), è una formazione difficilissima da affrontare. I romagnoli corrono dal primo all’ultimo minuto a cento all’ora pertanto affrontarli sul piano del ritmo sarebbe impensabile, soprattutto per una squadra poco portata al pressing come il Toro. L’unica strada battibile è quindi quella del possesso palla, quella di rallentare i ritmi: il Cesena soffre infatti quando trova squadre chiuse, quando non ha spazi per sprigionare la velocità e la corsa dei propri giocatori, pertanto occorrerà una gara perfetta ed attentissima sul piano difensivo per poi puntare con la manovra a fare male alla difesa meno battuta del torneo, perforata solo sei volte.
Pur cambiando spesso modulo il Cesena gioca a memoria: ogni giocatore sa alla perfezione come muoversi in qualunque spartito tattico e soprattutto in fase difensiva quella di Bisoli è una macchina perfetta con distanze tra i reparti sempre corrette ed il costante supporto dei centrocampisti. Il test dunque è di quelli severi, ma è proprio dalle partite più difficili che partono spesso le svolte di una stagione: perchè dall’orlo del precipizio ci si può anche salvare.

Davide Martini








