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Mercato: rush finale, ma occorre spendere

(foto: www.bergamosportnews.it) E va bene, ci eravamo sbagliati. Quando, presentando Salgado, avevamo pronosticato che forse per la prima volta dopo tempo immemore il mercato invernale del Toro non si[...]

Ferreira Pinto: è sfumato il suo arrivo al Toro
(foto: www.bergamosportnews.it)

E va bene, ci eravamo sbagliati. Quando, presentando Salgado, avevamo pronosticato che forse per la prima volta dopo tempo immemore il mercato invernale del Toro non si sarebbe concluso allo scoccare delle 19 dell’ultimo giorno, forse ci eravamo fatti prendere dall’entusiasmo, dopo gli arrivi per tempo di Pià, D’Ambrosio, D’Aiello e dello stesso Salgado, cui avrebbe poi fatto seguito l’acquisto in prestito di Garofalo.

Invece, la musica non cambia. Come tradizione impone, anche quest’anno i colori granata saranno sulla breccia nell’ultima settimana di contrattazioni: a pensarci bene, del resto, non poteva che essere così dopo che in pieno mercato era stato buttato al vento il lavoro impostato da Foschi e dai suoi osservatori, oltre alle indicazioni date da Mario Beretta. A ben vedere, il problema maggiore resta e resterà fino alla fine quello legato al mercato in uscita, vero tallone d’Achille da anni per il Toro (e non solo, ad essere sinceri). I cinque giocatori ormai fuori rosa, Colombo, Di Michele, Diana, Pisano e Vailatti, sono di difficile collocazione per svariati motivi, uno su tutti gli elevati ingaggi che percepiscono, pertanto per Petrachi saranno giornate difficili da vivere nella speranza di imbastire scambi con società di B o di bassa serie A, perchè tenerli in organico significherebbe trascinarsi per altri sei mesi l’imbarazzo di doverli fare allenare a parte ma soprattutto priverebbe dei denari che arriverebbero dal risparmio degli ingaggi, soldi necessari per concludere qualche trattativa di maggior peso rispetto a quelle portate a termine fino ad oggi.

In entrata, da mercoledì al 1° febbraio gli sforzi del direttore sportivo granata saranno indirizzati verso obiettivi chiari: un regista ed un paio di esterni di centrocampo che permettano di esaltare il 4-4-2 di Colantuono interpretato finora da Gasbarroni e Leon, troppo offensivi ed anarchici per poter disputare l’intero girone di ritorno in quel ruolo. Per quanto riguarda il cervello di centrocampo ogni giorno sembra quello buono per ufficializzare l’arrivo di Gael Genevier dal Siena: il francese, che ha assistito dalla tribuna alla partita contro l’Empoli, sembrava virtualmente granata già da settimana scorsa ma la confusione societaria che caratterizza il Siena ed il forcing del Lecce, come il Toro alla ricerca di un regista e forte di un legame… bancario con i bianconeri, fa stare in apprensione la dirigenza granata, che non pare avere un’alternativa pronta nel caso in cui Genevier finisca in Puglia.

Per quanto riguarda le fasce, il nome più gettonato è quello di Alessio Sestu, ala veloce, tecnica e dribblomane quanto basta: insomma, sarebbe un acquisto con i fiocchi ma il problema è sempre uno, quello della liquidità. Dopo aver portato quasi a costo zero giocatori affamati, Petrachi ha ora bisogno di denaro fresco da Cairo per concludere le operazioni più importanti di questo mercato di gennaio, quelle che permettano al Toro di colmare il gap che lo separa da chi sta davanti: anche la partita contro l’Empoli, infatti, ha chiarito definitivamente che la presunta superiorità tecnica del Toro rispetto alle concorrenti non esiste, le due squadre si sono equivalse ed anche in parità numerica non sono mancati i momenti di sofferenza. Evidentemente, quindi, la classifica non mente e per poter ragionevolmente sperare di agganciare quanto meno la zona playoff servono giocatori decisivi. Sestu sarebbe uno di questi, il Vicenza sarebbe anche disposto a cederlo ma non per meno di 1,5 milioni magari con qualche contropartita tecnica, Colombo, per esempio (ma sul terzino c’è anche la Reggina, pronta ad offrire Morosini, carta di riserva di Genevier) ma non Di Michele, che ha rifiutato il trasferimento in Veneto.

Insomma, servono idee per sbloccare le operazioni: una a dir la verità Petrachi l’aveva anche avuta, quella di offrire il prestito di Gorobsov (che sarebbe prima stato acquistato integralmente dal Vicenza) all’Atalanta in cambio di Ferreira Pinto, altro interprete di prim’ordine del ruolo di ala d’attacco nonchè pupillo di Colantuono dai tempi di Perugia. L’Atalanta, dopo aver a lungo fatto ostruzionismo, ha poi deciso di ritirare dal mercato il brasiliano ma ben prima che l’eventuale affare saltasse i tifosi granata erano insorti per contestare la mossa della società: premesso che da queste colonne non è mai stato risparmiato alcun attacco a Cairo & c., questa volta ci sentiamo di dire che l’idea di Petrachi era tutt’altro che negativa.

Perchè non sembra bisogna guardare all’età dei giocatori per giudicare la bontà di un’operazione: il trentenne Ferreira Pinto per il giovane e promettente Gorobsov? Giammai, sostiene il popolo granata. Ed invece la lampadina che si era accesa nella mente di Petrachi era davvero luminosa: in primo luogo perchè, cedendo il regista argentino in prestito con diritto di riscatto della metà, si sarebbe anche potuto guadagnare su un’eventuale futura cessione a titolo definitivo, poi perchè Ferreira Pinto è proprio quello che ci voleva per il gioco del Toro ed infine, nella speranza di non essere impopolari, perchè Gorobsov pare essere niente più che un buon giocatore, non il crack mondiale che era stato definito la scorsa estate, pertanto il futuro granata difficilmente passerà dai suoi piedi. Molto più discutibile la voce di valorizzare, gratis, un giocatore altrui, seppur giovane e promettente, come Stevanovic, talentuoso fin che si vuole ma difficilmente in grado di essere decisivo da subito.

Sul mercato occorrono soldi ed idee: per ora Petrachi ha mostrato di avere le prime in abbondanza, se gli verrà riempito il portafoglio nei prossimi giorni forse Cairo eviterà di vedersi svuotare le casse a giugno. Perchè servono giocatori, e di qualità. Anche all’ultimo giorno di mercato.

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