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Rino Foschi, l'ennesima vittima

(foto: www.goal.com) Mentre il presidente Cairo, accorso alla Sisport giovedì mattina poco prima della partenza per il ritiro di Padova dove la squadra preparerà, o almeno proverà a farlo, la[...]

Foschi ha lasciato il Toro dopo 352 giorni
(foto: www.goal.com)

Mentre il presidente Cairo, accorso alla Sisport giovedì mattina poco prima della partenza per il ritiro di Padova dove la squadra preparerà, o almeno proverà a farlo, la delicatissima, a questo punto non solo per motivi tecnici, partita contro il Cittadella che chiuderà il girone d’andata, smentisce seccamente l’apertura di un’inchiesta da parte della Federazione su Torino-Crotone (”Ho sentito il direttore generale della Figc che mi ha smentito tale ipotesi”), la società e l’ambiente tutto s’interroga sulle dimissioni di Rino Foschi, che lascia il Toro meno di un anno dopo il suo arrivo.

Mettere questa notizia in relazione al diffondersi del presunto caso-scommesse sembra azzardato, molto più probabile che la decisione di Foschi, giustificata da “motivi personali”, sia da ricollegare all’evidente calo della fiducia nei suoi confronti da parte di Cairo, suggellata dall’arrivo durante la sosta natalizia di Petrachi quale consulente personale del presidente (ed a questo punto prossimo direttore sportivo) ma avviata nei fatti già molto tempo prima, quando il numero uno granata non ha lesinato frecciatine verso una campagna acquisti estiva che avrebbe dovuto fare del Toro una corazzata ma che ha invece prodotto una squadra modesta e senza personalità.

All’indomani della retrocessione, pur senza intenti di cessione della società, Cairo aveva infatti effettuato il classico “passo indietro” delegando l’intero mercato alle esperte mani di Foschi che qualcosa di buono l’ha fatto (come non giudicare geniale l’operazione-Barone al Cagliari o quella Amoruso al Parma, al di là del buon rendimento dell’ex juventino in questo primo scorcio di stagione?), con, a svettare su tutte le operazioni, quella della cessione di Rosina allo Zenit San Pietroburgo. Peccato che i soldi incassati siano dovuti andare a colmare i buchi aperti nel bilancio dalla retrocessione, pertanto in entrata il buon Rinone si è dovuto affidare a prestiti o operazioni in saldo, con i risultati che tutti sappiamo e vediamo.

Quali dunque le colpe di Foschi? All’atto pratico poche, quest’anno, anche se tutta sua è stata la scelta di puntare su Colantuono, un tecnico con il quale aveva già lavorato a Palermo ma rivelatosi inadatto alla gestione di uno spogliatoio così difficile. Forse superiori furono le responsabilità dello scorso mercato invernale quando, appena arrivato, portò in granata in pompa magna un Gasbarroni semi-rotto e di fatto quasi inutilizzabile fino all’inizio di quest’anno prima di definire “da dieci e lode” un mercato che di fatto condannò già in inverno alla retrocessione. Foschi è il sesto direttore sportivo a saltare in quattro anni di era-Cairo, un dato inquietante: ma il dirigente romagnolo ha compiuto il bel gesto delle dimissioni, differenziandosi così da Salvatori, Tosi, dalla coppia Antonelli-Lupo e da Pederzoli, tutti esautorati nei fatti da Cairo ma che aspettarono di essere congedati a chiare lettere dal presidente.

La violenta contestazione di lunedì 29 dicembre ha segnato nel profondo Foschi, uomo genuino e solito a profondere il massimo dell’impegno in ogni squadra in cui è stato: l’arrivo di Petrachi e tanti colloqui con il presidente (l’ultimo martedì fino a tarda notte) hanno fatto il resto così sebbene fino a pochi giorni fa, con nel cuore già pronta la lettera di dimissioni, Foschi si dicesse combattivo sul mercato e pronto a lavorare giorno e notte per il Toro, era chiaro a tutti che la permanenza del ds si sarebbe protratta al massimo fino a giugno. Negli ultimi giorni la situazione è evidentemente precipitata, con Foschi arrivato addirittura a temere per la sua salute a causa del forte stress che l’ambiente granata, cattivi risultati a parte, gli stava procurando.

Si tratta dell’ennesimo episodio-chiave che esplica la malagestione societaria da parte di Cairo in questi anni: siamo ormai al dilettantismo puro e questa non è che l’ennesima prova di come professionisti seri e validi non solo non riescano ad esprimersi al meglio delle loro possibilità in un ambiente così intossicato ma arrivino addirittura al punto di volersene andare ad ogni costo per rinascere. Basti pensare allo stesso Nicola Amoruso, che lasciò Torino disperato un anno fa, ed oggi protagonista a Parma. A Foschi auguriamo un finale di carriera che possa cancellare le amarezze dell’ultimo anno. Ai tifosi restano i cocci di una stagione che, purtroppo, sembra ancora dover scrivere i capitoli più amari.

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