
(foto: www.goal.com)
Sì, la sconfitta contro la Salernitana rimarrà davvero nella storia del Toro. Almeno per un motivo: il presidente Cairo, al culmine dell’ennesima settimana di contestazione sul campo, sui forum dei tifosi e dopo una spietata campagna stampa ha deciso di mettere in vendita la società. La notizia è stata ufficializzata dallo stesso presidente in un’intervista resa al granatissimo Massimo Gramellini, vice direttore de La Stampa.
In realtà non si tratta di una notizia clamorosa, pochi giorni da queste stesse colonne avevamo introdotto il sospetto che il presidente avesse preso in segreto la decisione di liberarsi di un giocattolo che non lo diverte più. Il fatto però di uscire allo scoperto così all’improvviso fa cadere gli ultimi veli e conferma che dopo cinque anni di investimenti, sbagliati, tra giocatori, allenatori e direttori sportivi, anche uno dei re dell’editoria ha capito che oggi il calcio non è un affare e soprattutto che quello del pallone non è il mondo dell’editoria, dove due più due fa sempre quattro. La programmazione conta più dei soldi, per questo Cairo ha fallito non per avere speso poco ma per averlo fatto male.
Non è ancora il momento di fare il bilancio della gestione Cairo e non tanto perchè si è in attesa dell’esito di quella che potrebbe essere l’ultima annata della sua gestione, tanto la promozione in A è svanita e sono ancora pochi gli illusi che ci credono, quanto piuttosto perchè tra mettere in vendita un oggetto e disfarsene realmente il passo è molto lungo. Lungi dal credere che si tratti solo di una mossa pubblicitaria (ma il personaggio in questione è un re in questo settore, quindi il sospetto è quanto meno lecito…) per tornare a far impennare il suo indice di popolarità magari dopo aver dimostrato con i fatti che nessun imprenditore di rilievo si farà avanti, siamo comunque di fronte ad un momento storico perchè ora si potrà realmente capire se e quanto il Toro può ancora definirsi una grande del calcio italiano: il Toro è in vendita, fatevi avanti, se potete (e volete).
Certo, se nessuno lo ha fatto cinque anni fa quando si trattava di acquistare una scatola vuota, rimane difficile credere che oggi una società in possesso di pochi contratti e per lo più onerosi, al decimo posto in serie B, con pochissimi ricavi, tante perdite e zero progetti legati a stadio o simili possa solleticare gli interessi di un imprenditore tifoso ed ambizioso: Cairo ha ragione quando parla della necessità di mettere da parte il passato ed i ricordi, se Mezzaroma ha comprato il Siena è perchè ha visto all’orizzonte il business legato allo stadio nuovo mentre chi volesse mettere le mani sul Toro potrebbe essere spinto solo dalla passione, una passione talmente cieca che lo portasse a non accorgersi che, comunque vada, nel medio periodo si dovrà comunque affrontare un bagno di sangue in termini economici: occorre smettere di sognare, e capire che la dimensione dei granata, oggi, è la serie B, come dimostrato dagli ultimi vent’anni. Il Lecce primeggia perchè ha un progetto, tecnico e societario, ciò che al Toro è sempre mancato, con Cairo e prima di Cairo.
Cairo non fa cifre, ed è logico che sia così almeno pubblicamente, la speranza è che se nessuno si farà avanti non si torni ad idolatrare il presidente solo per mancanza di alternative o se la squadra dovesse miracolosamente centrare i playoff. Già, la squadra: l’altro motivo per cui ci si augura che la partita contro la Salernitana possa essere ricordata da tutti è la speranza che si sia trattato dell’ultima sconfitta almeno per un medio-lungo periodo perchè soccombere già a Padova, sabato pomeriggio alle 16.15, sarebbe sportivamente drammatico. Non tanto perchè allontanerebbe ulteriormente l’alta classifica ma perchè avvicinerebbe alla bassa ed a quel punto con una squadra povera tecnicamente ed ora anche in balìa di se stessa, senza certezze societarie, ci sarebbe davvero da pensare alla salvezza. La Reggina in fondo ha un organico superiore a quello del Toro e non riesce a risollevarsi, per cui non c’è da scherzare ed occorre andare in Veneto (dove la squadra si trova già da giovedì pomeriggio) con umiltà e senza troppe ambizioni. Con semplice realismo.
I biancoscudati sono penultimi ma hanno solo sette punti in meno del Toro, sul fondo la velocità è sostenuta: mente fredda e cuore caldo, quindi. Colantuono dovrà rinunciare ancora a Sereni mentre tra i ventidue convocati c’è Antonelli, ma sembra difficile una sua presenza dal primo minuto. Squalificato Zoboli, al fianco di Loria ci sarà Ogbonna mentre sulle fasce dovrebbero agire Gasbarroni e Scaglia, favorito su Leon. In mezzo rientra Pestrin che potrebbe avere al suo fianco Gorobsov al posto di uno spaesato Genevier. In difesa a destra torna D’Ambrosio mentre davanti conferma del tandem Bianchi-Pià. È già svanito invece il sogno dell’uruguaiano Laens, che non è stato tesserato. Intanto Davide Bottone è stato ceduto in prestito ai rumeni del Cluj.

Davide Martini








