
(foto: www.corrieredellosport.it)
Se è vero che prima o poi bisogna incontrarle tutte e che quindi il calendario ha un’importanza relativa, di sicuro l’avvicinamento alla delicatissima trasferta di Ancona in programma sabato pomeriggio alle 15.30 è avvenuto con un duplice approccio. Da una parte si sarebbe fatto volentieri a meno di un test così severo proprio nel momento in cui la squadra sembra aver trovato le giuste alchimie e quella fiducia in sè stessa fin qui sempre mancata e prodotta dai risultati ma soprattutto dalle modalità attraverso cui questi sono arrivati: il rischio infatti è quello di tornare pesantemente con i piedi per terra e di vedere frustrati i progressi messi in mostra nelle prime sette giornate del ritorno finendo per tornare ad una distanza siginficativa dalla zona playoff. Dall’altro lato però non è neppure sbagliato il pensiero di chi pensa che sia proprio questo il momento ideale per confrontarsi con una rivale così accreditata, per testare quanto sia realmente giusto il cammino tracciato da Colantuono e dalla sua nuova squadra da gennaio in avanti: in fondo, anche in caso di sconfitta, il tempo per continuare a sperare non mancherebbe e comunque l’importante, quando mancano ancora quattordici giornate alla fine della stagione regolare, è vedere la prestazione ed i margini di crescita di una rosa che gioca insieme da troppo poco tempo.
Certo al “Del Conero” il Toro troverà le circostanze tattiche ideali per proseguire nel momento positivo: una squadra che gioca per vincere, sempre, ed a maggior ragione in casa, e che offrirà spazi alla manovra granata in grado così di sviluppare il proprio gioco in velocità sulle fasce capace di creare quasi una decina di palle gol nella partita contro il Frosinone. Semmai il guaio è che in casa i dorici hanno il miglior rendimento dell’intera serie B dal momento che non solo davanti al pubblico amico sono imbattuti ma hanno pure quasi sempre vinto centrando l’intera posta dieci volte su quattordici incontri.
A parziale consolazione il fatto che per una serie di motivi la squadra di Salvioni non è più quella ammirata ad inizio stagione e quella che fece tremare il Toro nella gara d’andata, non tanto per il fortunoso gol di Schiattarella ma per l’impeccabile intelaiatura tattica di una formazione capace di aprirsi e chiudersi come una fisarmonica creando occasioni senza concederne tante. Alla base del vistoso calo (basti pensare che i biancorossi sono reduci da sei sconfitte esterne consecutive) le vicende societarie, che hanno portato alla penalizazione di un punto in classifica, e che vedono la squadra non ricevere stipendi da diversi mesi, ma anche un comprensibile logorio fisico di una rosa non allestita per primeggiare e che, senza aver potuto usufruire dei necessari correttivi a gennaio, vede di fatto quasi sempre in campo i 15-16 giocatori della squadra base.
Comunque sabato scorso a Modena (dove il Toro si recherà sabato prossimo prima del turno infrasettimanale in casa contro l’Ascoli) si è visto un Ancona in ripresa anche fuori casa, pertanto per il Toro sarà durissima e si prospetta la gara più difficile di questo primo scorcio del 2010. Al di là dei risvolti di classifica, che in caso di successo accoglierebbe i granata in zona playoff, l’ottenimento per la prima volta in stagione della terza vittoria consecutiva, perdipiù su un campo ancora inviolato, rappresenterebbe qualcosa di molto vicino alla classica svolta, motivo per cui anche un pareggio non potrebbe essere accolto negativamente, a patto che sia accompagnato dalle conferme sul gioco e soprattutto sulla personalità viste ultimamente.
Nel recente passato il Toro ha sì vinto due trasferte consecutive ma non ha mai dato l’impressione di poter controllare la partita, e se ciò non è riuscito contro Albinoleffe e Padova, difficilmente sarà possibile contro una squadra che presumibilmente farà dell’intensità e della corsa le proprie armi fin dal primo minuto. Insomma, il rischio di farsi travolgere c’è, pertanto bisognerà essere bravi ad addormentare i ritmi. Passando alla formazione, è stata un’altra settimana di silenzio ed allenamenti a porte chiuse ma la notizia è che tra i convocati torna dopo quasi cinque mesi dalla rottura del perone subita ad Ascoli Manuel Coppola, reduce da tre partite-test con la Primavera.
Forse andrà in tribuna, ma intanto è stato recuperato anche se non sarà facile scalzare Barusso e soprattutto Pestrin. Fuori causa invece Rivalta, fermo per noie al ginocchio e in non perfette condizioni sono anche Gasbarroni e Garofalo, pur convocati: l’ex genoano però dovrà con ogni probabilità giocare dall’inizio a causa dell’indisponibilità dell’ultim’ora di Inacio Pià, che compariva nell’elenco dei ventuno per Ancona ma che è stato fermato da un affaticamento al polpaccio sinistro, pertanto al fianco di Bianchi agirà Leon. Per il resto si va verso la conferma della formazione di sabato scorso. Nell’Ancona mancherà lo squalificato Zavagno, che sarà rimpiazzato nel ruolo di terzino sinistro proprio dall’ex Pasquale Schiattarella, di professione ala: un altro segnale della voglia di vincere di Salvioni.
Doverosa chiusura con l’affaire-Tesoro, cui abbiamo volontariamente deciso di dare poco spazio per l’assenza di vere notizie: al di là dei toni trionfalistici, l’incontro di mercoledì tra Cairo e la famiglia di imprenditori pugliese è stato interlocutorio. Tra nuovi incontri e la possibile due diligence, la sensazione è che si andrà per le lunghe. E che magari i possibili buoni risultati del Toro possano far passare a Cairo la voglia di vendere. A patto che ne abbia mai veramente avuta.

Davide Martini








