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Highlights Padova-Torino

(foto: www.torinofc.it) Undici anni fa la caduta di Padova rappresentò un grave stop nel cammino di risalita del Toro di Edy Reja, oggi il successo dell’”Euganeo” regala invece una[...]

L'esultanza granata dopo il gol di Bianchi
(foto: www.torinofc.it)

Undici anni fa la caduta di Padova rappresentò un grave stop nel cammino di risalita del Toro di Edy Reja, oggi il successo dell’”Euganeo” regala invece una piccola grande-speranza in vista dello scorcio finale di stagione. La sesta vittoria esterna stagionale permette ai granata di ripartire immediatamente dopo la sciagurata partita contro la Salernitana ma i rimpianti stanno a zero: chi potrebbe escludere, infatti, che se sabato scorso si fosse vinto la squadra non si sarebbe presentata in Veneto con quell’aria presuntuosa vista per esempio in autunno a Trieste dopo una lunga serie positiva?

Purtroppo il Toro di quest’anno è umorale e rimpiangere i punti persi non serve a nulla: la classifica dice che il valore attuale della squadra è questo ed il problema è che pur avendo messo insieme undici punti in sei partite nel girone di ritorno la distanza dalla zona playoff è la stessa che c’era al giro di boa del campionato, segno che bisogna necessariamente intensificare il ritmo. Ma la classifica porta anche a sottolineare il rendimento esterno: sei vittorie fuori casa, come il Sassuolo secondo in classifica, nessuno ha fatto meglio in B. Logica conseguenza di una squadra che fatica quando è chiamata ad imporre il proprio gioco. In questo senso della partita di Padova bisogna prendere solo il risultato e la praticità dimostrata: pochi tiri, un gol ed il “solito” rigore parato da Morello. Ma per rosicchiare punti a squadre come Ancona o Grosseto bisogna fare molto di più, soprattutto bisogna giocare “di più”, ovvero macinare calcio, tenere il pallone e produrre occasioni, oltre che ridurre al minimo (vero Ogbonna) le disattenzioni difensive.

Rivedendo gli highlights dell’”Euganeo” si evince che ancora una volta Gael Genevier ha parzialmente fallito la prova: il regista francese, pur in lento progresso, continua ad essere troppo timido, si limita a restituire il pallone alla persona da cui l’ha ricevuto ed i suoi passaggi non superano i dieci centimetri. Non è quello che si richiede ad un regista senza pensare che quando è stato messo sotto pressione dagli avversari ha mostrato una lentezza disarmante. Insomma, con un playmaker che va ai due all’ora non sembra esserci molto futuro e senza un giocatore in mezzo al campo in grado di creare gioco anche le occasioni da rete latiteranno soprattutto con un modulo così scolastico e facilmente neutralizzabile dagli avversari, a meno che Gasbarroni o Leon non s’inventino giocate come quella del vantaggio e che Bianchi non sbagli gol semplici, come successo qualche volta di troppo in passato.

Nell’attesa di vedere il vero Genevier, in mezzo continua a cantare e portare la croce Manolo Pestrin, che oltre a rompere il gioco altrui (nel vero senso della parola visto che a Padova è arrivata la quinta ammonizione in altrettante partite giocate nel Toro) deve pensare anche ad impostare ed andare al tiro. L’ex salernitano è stata la solita nota lieta della giornata insieme a Davide Morello, ancora bravo e fortunato nel secondo rigore parato ed in generale sempre attento, ma soprattutto a Danilo D’Ambrosio, come sempre il migliore del reparto difensivo per attenzione e concentrazione anche se a Padova si è visto meno del solito in fase d’attacco.

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