
(foto: www.torinofc.it)
Per la Primavera del Toro la stagione che volge al termine è stata complessivamente positiva considerando gli obiettivi di partenza: chissà che l’arrivo dell’omonima stagione non regali altrettante soddisfazioni alla prima squadra nella speranza, che per molti ha rappresentato per mesi un’illusione ed un’ancora di salvezza, che il ritorno ai campi asciutti restituisca quella brillantezza ad una squadra tecnica come quella granata.
Certo l’organico è cambiato rispetto a quello d’inizio stagione ed i piedi buoni sono diminuiti, quella attuale è una squadra più di lotta che di governo ma, si sa, l’inizio della bella stagione segna anche l’ingresso nella fase decisiva del campionato cadetto: “la B si deciderà a marzo, l’importante è farsi trovare pronti ed essere in buona posizione per lo sprint finale” è una delle frasi-cult pronunciate da Colantuono ad inizio stagione prima di cambiare il tiro sostenendo che per una rosa sottoposta a così tanti cambiamenti a stagione in corso come quella del Toro non c’è più tempo da perdere ed ogni partita è come una finale.
La sensazione comunque è che nel prossimo mese si deciderà quasi del tutto il destino del Toro: sette partite in venti giorni, da quella di sabato pomeriggio a Modena a quella interna contro il Cesena del 17 aprile compresi due turni infrasettimanali, entrambi in casa martedì prossimo contro l’Ascoli ed il 13 aprile contro il Piacenza, diranno di che pasta è fatto questa squadra, sia tecnicamente che psicologicamente. Le difficoltà delle prime della classe rinforzano le speranze di agganciare almeno i playoff, pertanto quella continuità tanto sbandierata come elemento determinante per acciuffare la serie A sta venendo meno per tutte ma troppe sono le cose che non convincono di questo Toro per poter ragionevolmente sognare: il gioco che latita, l’improvvisazione della manovra offensiva, le amnesie davanti a Sereni oltre ad un nervosismo esasperato.
Le conseguenze dell’ennesima “corrida” vissuta ad Ancona Colantuono dovrà pagarle nella delicata trasferta di Modena dove l’avversario sarà una squadra tornata da una settimana davanti ai granata in classifica: a Leon la manata a Miramontes è costata tre giornate mentre Loria dovrà rimanere fermo due turni a causa delle smodate proteste verso l’arbitro Mazzoleni dopo l’espulsione e Gasbarroni è stato appiedato per un turno per normale accumulo di ammonizioni. La società ha presentato ricorso d’urgenza che verrà esaminato venerdì pomeriggio ma non ci si aspetta grandi sconti pertanto a Modena si vedrà una formazione abbastanza diversa da quella sconfitta nelle Marche ed ispirata ad un inedito 4-3-3.
Davanti a Sereni agirà la coppia di centrali formata da Ogbonna e Zoboli, recuperato all’ultimo momento dopo l’infortunio patito nel finale del match contro l’Ancona mentre sulle fasce giocheranno D’Ambrosio a destra e forse Garofalo a sinistra, favorito su Rubin e pronto al ritorno da titolare dopo due settimane. In mezzo al campo inedito terzetto con Barusso e Pestrin a “scortare” Genevier, una scelta fatta considerando anche i tre centrocampisti del Modena, di cui due con licenza d’offendere. Davanti il solo Bianchi con Antonelli e Scaglia (nella foto) sulle fasce, una soluzione che offensivamente rischia di isolare ancora Bianchi ma è chiaro come Colantuono punti ad avere sostanza in mezzo, insomma preferisca non perdere perchè in un campionato del genere rischia di essere decisiva anche la politica dei piccoli passi. Fuori causa le altre punte, eccetto Arma: Salgado, appena rientrato dal Cile dopo il dramma del terremoto, non è ancora in condizione per giocare dopo l’infortunio di inizio febbraio, Pià non ha smaltito l’infortunio al polpaccio mentre Leon, oltre che essere squalificato, è rientrato in Honduras a causa della morte del fratello: e tutto l’ambiente granata si stringe ovviamente attorno alla mezzapunta. Non rientrano tra i convocati neppure gli infortunati Rivalta e Morello, così il vice Sereni sarà uno tra Tunno e Gomis.
La brutta prestazione di Ancona ha chiarito una volta per tutte che il tormentone legato al miglior rendimento in trasferta altro non è che una colossale bufala, il problema è che fuori o dentro questo Toro soffre terribilmente quando l’avversario pressa ed alza i ritmi, stessa tattica nelle corde del Modena impostato dal sacchiano Apolloni con un 5-3-2 tutto pressing ed intensitè. Sarà dunque una prova del fuoco per i granata chiamati non tanto a guardare la classifica nè ad evitare di farsi distanziare da una squadra che ha oggettivamente poche speranze di agganciare i playoff quanto a cercare un miglioramento nel gioco e nella conduzione della partita, aspetti che alla vigilia dell’ultimo quarto di stagione rappresentano il maggiore limite emerso quest’anno.

Davide Martini








