
(foto: www.torinofc.it)
Il campionato ha appena passato il giro di boa, una primavera intensa fatta di turni infrasettimanali e trasferte al calor bianco (leggi Reggina, Crotone e Lecce) attende ancora il Toro ma intanto questa strampalata stagione un record storico lo ha già definito. E come non di rado succede, dietro a un grande numero si nasconde un piccolo primato, capace se non proprio di far arrossire, quantomeno di indurre ad una doverosa riflessione.
Dopo appena ventisei giornate di campionato, infatti, Stefano Colantuono e Mario Beretta hanno utilizzato qualcosa come trentasette giocatori. Dicasi trenta-sette. E non è finita perchè forse già sabato contro il Frosinone la febbre granata salirà a 38 dal momento che sembra imminente l’esordio ufficiale di Rocco D’Aiello (nella foto), difensore centrale prelevato a gennaio dal Gela, rimasto l’unico dei dodici innesti invernali del ds Petrachi a non aver calcato ancora il campo per neppure un minuto. Tenuto a battesimo il centrale siciliano, forse non bisognerà più aspettarsi nuovi esordi: Suciu, infatti, è ko per diversi mesi ed a meno di sorprese al momento inimmaginabili i figli d’arte Benedetti e Comi jr come i portieri della Primavera Gomis e Tunno dovranno rinviare il loro debutto in prima squadra.
È superfluo dire come mai in precedenza nell’ultracentenaria storia del club si sia registrato un simile numero di giocatori impiegati. Quasi un terzo dei giocatori entrati a referto, per l’esattezza dodici, hanno in verità già lasciato il Toro, chi dopo appena una giornata (Abbruscato), chi a gennaio, chi pochi giorni o settimane fa (Diana e Bottone) ma d’altronde è fin troppo evidente che un dato del genere non può che accompagnarsi ad una pessima lettura del mercato in estate, in attesa di capire se i rimedi all’insegna dell’austerity provati a gennaio daranno frutti migliori. Basta consultare qualsiasi almanacco per verificare una semplice equazione: più è alto il numero di calciatori impiegati in una stessa stagione, più elevate sono le possibilità che la stessa si concluda con un solenne fallimento. Ogni tipo di scongiuro è autorizzato ma squadre come Lecce o Brescia, che in stagioni diverse a metà anni ‘90 hanno stabilito record negativi tuttora imbattuti in serie A, “sforarono” quota quaranta, tra roboanti acquisti estivi rivelatisi flop o stranieri sconosciuti.
Ma in fondo non è necessario andare troppo lontano per trovare utili paragoni: basti pensare al Toro 1988-’89 o 1996-’97, due annate conclusesi con altrettante retrocessioni in B e contraddistinte da rose a dir poco elefantiache con rispettivamente ventiquattro (un dato abnorme per le trentaquattro partite da giocare) e trenta giocatori utilizzati. Passando a dare un’occhiata alla storia granata, occorre dire che fare paragoni è quantomai difficile perchè nel corso degli anni il calcio è cambiato molto sotto questo punto di vista: la possibilità di fare tre sostituzioni e gli infortuni ricorrenti sono due delle cause che hanno spinto le squadre a formare rose extra-large ma in questo senso la serie B di quest’anno ci offre il destro per analisi più approfondite dal momento che le rose sono bloccate a venti elementi ed i soli under 21 sono inseribili in numero illimitato. Ovviamente anche i differenti format dei campionati hanno avuto ed hanno il loro peso in queste valutazioni, così i sedici giocatori utilizzati in serie A nella stagione 1987-’88, l’ultima a sedici squadre, sembrano appartenere alla preistoria.
A partire dal campionato successivo il Toro ha giocato un minimo di 34 fino ad un massimo di 46 partite stagionali, limite toccato nel 2005-’06 includendo anche le quattro partite dei playoff. Ebbene, la stagione che si avvicina numericamente al record dell’attuale campionato è la già citata 1999-’00 quando furono trentacinque i calciatori avvicendatisi sul campo nelle trentaquattro partite che decretarono la quarta retrocessione in B della storia granata mentre un anno dopo il numero scese di un’unità ma su trentotto partite, quelle necessarie a vincere il campionato cadetto sotto la guida di Gigi Simoni prima e di Giancarlo Camolese poi.
E se già il fallimento della stagione 1996-’97 si poteva leggere in filigrana attraverso il dato dei trenta giocatori utilizzati, spiccano al contrario gli ultimi quattro campionati durante i quali è scesa in campo una media di ventotto giocatori per anno. Il dato non stupisce per quanto riguarda la stagione 2005-’06, quando la squadra fu costruita in una settimana dopo il fallimento prima di essere ritoccata in gennaio, ma va sottolineato che anche nei tre successivi e sofferti campionati di A non si è mai saliti sopra i ventinove utilizzi, cifra toccata nel 2007 e nel 2009 mentre nel 2008 ci si è fermati a ventisette. Insomma, nonostante mercati condotti in maniera approssimativa, sempre alla caccia dei nomi più che di giocatori realmente utili alla causa, non si erano mai raggiunti i livelli di quest’anno, quando in estate Cairo ha delegato il mercato a Foschi. Di sicuro la possibilità di usufruire del “paracadute” di 7,5 milioni riservato alle società retrocesse ha rappresentato una valvola di sfogo, ma a volte basta un semplice numero per rendersi conto di una malagestione societaria.

Davide Martini








