Volto apparentemente disteso, nessuna voglia di recriminare troppo o di drammatizzare e mente già rivolta al Piacenza. Serve tutta l’esperienza di un allenatore per ingoiare un boccone amaro come quello di Lecce, dove il Toro oltre ad incassare l’undicesima sconfitta stagionale, avvicinandosi pericolosamente al record di sempre in serie B fissato alle quindici del 2003-’04, esce ancora una volta pesantemente ridimensionato da un confronto diretto.
Perchè sarà anche vero che certi toni il mister non li ha mai usati (”A Lecce ci giochiamo la partita della vita”) per caricare una gara cui già di per sè ci si avvicinava con curiosità mista a preoccupazione, ma è altrettanto innegabile che una buona fetta di responsabilità per questo ko ben più netto di quanto dica il risultato ce l’ha avuta proprio il mister, che si ostina a presentare un modulo che toglie ampiezza alla squadra sulle fasce senza fornire l’auspicata solidità in mezzo. Avanti di questo passo bisognerebbe rimettere in discussione il tanto celebrato mercato invernale compiuto da Petrachi perchè se è vero che in assenza di Antonelli il 4-4-2 viene immediatamente messo da parte, evidentemente gli altri esterni acquistati a gennaio, da Scaglia a Statella, non convincono il tecnico che si sente costretto a stravolgere un impianto che aveva dato buoni risultati. Ma se anche ciò fosse vero, non sarebbe bastato avanzare D’Ambrosio, in debito d’ossigeno e quindi da sgravare da compiti difensivi, a centrocampo con Rivalta in difesa mantenendo il 4-4-2? A cosa servono due trequartisti se con la loro presenza allungano e sbilanciano la squadra, come si evince dagli highlights da cui emerge un Toro contratto, inoffensivo e costantemente esposto ai raddoppi sulle fasce del Lecce?
Nella sala stampa del “Via del Mare” Colantuono, come sempre da un mese e mezzo l’unico granata deputato a parlare sia nella buona che nella cattiva sorte, non risponde a queste domande per il semplice motivo che nessuno gliele pone. Il tecnico preferisce puntare l’attenzione sulla buona reazione avuta dalla squadra nella ripresa, come se in casa della capolista, se tu sei il Toro, bastasse giocare 20′ per uscire soddisfatti: “Nel primo tempo abbiamo sofferto, la prima mezz’ora ha compromesso la nostra partita e questo non va affatto bene. Nella ripresa però ci siamo espressi bene, abbiamo creato diverse occasioni ed avremmo anche potuto pareggiare: purtroppo Rolando è stato troppo precipitoso, avrebbe dovuto controllare ed entrare in area, peccato”.
Insomma, si sa, nella vita è spesso un problema di approccio: “Sì, abbiamo iniziato male e contro certe squadre lo paghi subito: abbiamo sì creato un paio di opportunità di testa, ma troppo poco”. Sindrome da appagamento? La squadra è inconsciamente scesa in campo solo per non perdere? Colantuono non lo esclude: “Forse le ultime vittorie ci hanno illuso, forse non abbiamo interpretato la gara come un simile incontro avrebbe meritato. Infatti dopo il rigore del 2-1 è come se ci fossimo sbloccati”. È cambiato il vento, dunque, e l’allusione è alla variabile che nel primo tempo può aver messo ulteriormente in difficoltà il Toro, dopo che a Reggio lo stesso vento era stato l’attaccante più in forma della rosa granata: “Non voglio trovare scuse, ma in parte ha influito”.
Nessun dramma, comunque, perchè martedì si rigioca e perchè la classifica è ancora corta: “Sapevamo che non avremmo potuto continuare a vincere in eterno. Una sconfitta poteva anche starci, prima o poi, veniamo da una lunga rimonta, ma fortunatamente siamo sempre lì, gli altri risultati non sono stati buoni ma andiamo avanti. Ora dobbiamo pensare al Piacenza, fortunatamente non avremo infortunati nè altri squalificati, la squadra negli ultimi mesi ha sempre saputo reagire ad una sconfitta, mi aspetto che martedì faccia altrettanto”. Inevitabile una domanda su Di Michele: “Non scopro io che è un ottimo giocatore, ma il Lecce non è solo lui”. Il giocatore, dal canto suo, ha negato di essersi preso una rivincita, pur avendo esultato eccome in occasione del gol: “Non ho niente contro il Toro nè contro i miei ex compagni che ho salutato regolarmente, quello che dovevo dire l’ho detto alla vigilia. Ora penso al Lecce, il Toro è il passato”. Ed il passato è passato anche in casa granata: martedì sera occorre ripartire, Ficcadenti permettendo.

Davide Martini








