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Torino-Cesena 1-1

(foto: www.torinofc.it) Nel pugilato sarebbe una sconfitta ai punti, nel baseball un amaro ko all’ultimo inning. Il Toro esce con un modesto 1-1 dalla partita-verità contro il Cesena e si trova[...]

Per Ogbonna una gioia a met� 
(foto: www.torinofc.it)

Nel pugilato sarebbe una sconfitta ai punti, nel baseball un amaro ko all’ultimo inning. Il Toro esce con un modesto 1-1 dalla partita-verità contro il Cesena e si trova così costretto a sei giornate dal termine a riporre quasi completamente nel cassetto i sogni di promozione diretta. Anzi, dopo i risultati del pomeriggio neppure la qualificazione ai playoff è certa dal momento che ora i granata ne sarebbero estromessi, relegati in una settima posizione, la prima delle escluse, che fotografa al meglio il campionato sciagurato che si sta concludendo.

È stata una partita brutta e nervosa, condizionata da una pioggia incessante, quella che era stata annunciata come uno spareggio per la A: una partita durante la quale ben otto granata sono riusciti a farsi ammonire, quattro dei quali, Rivalta, Loria, Barusso ma soprattutto Bianchi, saranno costretti a saltare la decisiva trasferta di Crotone: certo il metro di giudizio di Valeri non ha aiutato a calmare le acque ma non è una novità che quando serve questa squadra non sa tenere i nervi a posto. A parziale, e sottolineiamo solo parziale, discolpa del Toro va considerata la squallida tattica scelta da Bisoli che, forte dei quattro punti di vantaggio, ha impostato la partita sul gioco maschio, quasi sulla provocazione. Come spiegare altrimenti il fallo da codice rosso di Colucci dopo soli cinque minuti? Lo stesso Colucci che, pochi minuti dopo, avrebbe meritato il secondo giallo per essere avanzato in barriera durante una punizione di Leon: ma Valeri non ha avuto il coraggio di orientare la partita, finendo così per falsarla e per far persistere il nervosismo che, in forma più o meno latente, ha attraversato l’intera durata del match.

Ma questa non può essere una scusa per il Toro che ha confermato i soliti difetti, su tutti quello della totale assenza di gioco, di schemi offensivi. D’altronde non può essere un caso se gli ultimi quattro gol sono arrivati su tre colpi di testa (due angoli) e grazie ad un calcio di rigore: si tratta piuttosto della conferma che il 4-4-2 post-rivoluzione invernale ha saputo solo dare un pò più di ordine ma che non c’è la più pallida idea di come impostare il gioco d’attacco. Palla a Gasbarroni o Leon, poi un cross e speriamo che Bianchi incorni: vi pare una tattica probabile per poter acciuffare la serie A? Il Cesena ha smascherato una volta di più i limiti di un Toro che esce scornato per l’ottava volta su dieci confronti con le squadre che lo precedono in classifica: solo il Grosseto infatti è stato sconfitto, e per due volte, dai granata che per il resto hanno messo insieme due pareggi contro il Cesena, un pari ed un ko contro Lecce e Brescia e due sconfitte contro Cittadella e Sassuolo, in attesa delle gare di ritorno che a questo punto risulteranno decisive per l’accesso agli spareggi. La distanza dal secondo posto, di soli quattro punti, non sarebbe tale da proibire la rincorsa ma oltre al fatto di avere cinque squadre davanti (Lecce a parte), pare davvero una professione di fede dare credito alla rimonta di una squadra che a differenza di almeno un paio tra quelle che la precedono palesa gravi lacune in fatto di gioco ed anche di gamba.

Nonostante la cornice del sabato sera, le due squadre fanno di tutto per offrire una pessima immagine del torneo cadetto per tutto il primo tempo: nervosismo, fallo sistematico, polemiche anche tra i due allenatori, di fatto nei primi 45′ non si è mai giocato. E questa doveva essere la gara della verità, la gara da cui far partire la rimonta. Il Cesena l’ha messa sul piano della provocazione ed il Toro c’è cascato prontamente, così il primo tempo va in archivio all’insegna della confusione più totale: l’unico tiro in porta è una punizione di Giaccherini allo scadere alzata in angolo da Sereni, mentre nel Toro Genevier, ovvero colui che avrebbe dovuto incollare i reparti e variare il gioco dei suoi, riesce nella difficile impresa di sbagliare tutti i passaggi che prova, ben assistito comunque nella specialità da Barusso e Leon.

Il secondo tempo si apre con il vantaggio del Toro: angolo di Leon al terzo ed Ogbonna con una girata di testa da consumato centravanti sigla il sospirato e meritatissimo primo gol con la maglia granata risultando il quattordicesimo giocatore diverso ad essere andato a segno almeno una volta in stagione, un pregio ma al tempo stesso un limite. Ti aspetti una squadra caricata da un vantaggio arrivato nel momento più inaspettato ed invece esce il Cesena: da grande squadra, questa sì, con personalità e grinta a dispetto della giovane età media e di un tasso tecnico inferiore a quello del Toro, i romagnoli reagiscono benissimo, giocando di squadra e non per iniziative personali e di fatto obbligando ad arretrare un Toro comunque già predisposto a farlo, sebbene la mossa di Colantuono che sostituisce Leon con Rubin riportando D’Ambrosio a destra, ma a centrocampo, questa volta sembri azzeccata.

Nel secondo tempo del Cesena si può assistere a tutto quello che manca al Toro: manovra ariosa, terzini in sovrapposizione, centrocampisti al tiro da fuori, come nel caso del capitano De Feudis, che impegna Sereni in quella che rimane comunque l’unica vera conclusione in porta dei bianconeri che arrivano al pari al 31′, ancora su calcio d’angolo. Batte Giaccherini, blocco di Volta e Ceccarelli solissimo sul secondo palo non lascia scampo a Sereni in acrobazia. Il Toro è sulle gambe in tutti i sensi, il neo-entrato Malonga fa ammattire la difesa granata e non pochi sono i tifosi pronti a scommettere sulla sconfitta: ma dopo una decina di minuti finalmente la squadra si riprende e, pur lunghissima in campo e sempre e solo con lanci lunghi, prova a rimettere la testa fuori. Ma non c’è nulla da fare, il cuore non basta ed i giocatori ospiti a fine partita esultano come dopo una vittoria: e la rissa finale Loria-Giaccherini non fa che aumantare l’amarezza. Questo Toro è acefalo, in tutti i sensi: e sabato prossimo si va a Crotone senza Bianchi sul caldissimo campo di una squadra che, in attesa del posticipo a Reggio di lunedì, potrebbe anche essere distante due soli punti.

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