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Precedenti Mantova-Torino

C’è il passato remoto, fatto da non pochi intrecci tra le due squadre, nel nome di Gustavo Giagnoni e di Danilo Martelli, e c’è il passato prossimo, sviluppatosi tutto nei quattro infuocati[...]

Danilo Martelli, giocatore Grande Torino

C’è il passato remoto, fatto da non pochi intrecci tra le due squadre, nel nome di Gustavo Giagnoni e di Danilo Martelli, e c’è il passato prossimo, sviluppatosi tutto nei quattro infuocati confronti della stagione 2005-’06 quando, tornate ad incontrarsi dopo trentaquattro anni, Mantova e Torino hanno dato vita ad un duello lungo un anno, che alla fine ha visto trionfare i granata tra le polemiche ed i veleni di parte virgiliana.

Ma quattro anni dopo i destini delle due squadre tornano ad incrociarsi, ed il fato, sottoforma anche di un calendario beffardo, ha voluto che per entrambe si tratti di una partita delicatissima. Dimenticare il passato sarà difficile soprattutto per i lombardi perchè se nel Toro non c’è più nessuno dei giocatori che vissero quegli indimenticabili duelli, buona parte della rosa mantovana conserva invece ancora ricordi molto freschi di una sconfitta che oggi, con la retrocessione in Prima Divisione come spauracchio ed il fallimento come incubo, suona ancor più beffarda.

I precedenti complessivi tra Mantova e Torino sono dieci con un bilancio in perfetta parità di due vittorie per parte e sei pareggi: quasi tutte le partite si sono giocate in serie A, sono solo tre i confronti nella serie cadetta, due dei quali si riferiscono proprio alla stagione 2005-’06, quella del casus belli, ma anche quella in cui i padroni di casa ottennero le prime affermazioni casalinghe nei confronti del Toro. Carica di storia è invece la prima sfida in serie B, datata 3 aprile 1960: dopo la bruciante sconfitta subita all’andata, la prima casalinga nella storia granata in serie B, l’Ozo Mantova rimase imbattuto anche al ritorno grazie all’1-1 per le reti di Uzzecchini e Carlo Crippa. In campo, nel Mantova, c’era anche Gustavo Giagnoni, primatista di presenze all time con 295 gettoni (ma contro il Toro il portiere Bellodi effettuerà il sorpasso), storica bandiera del Mantova ma futura pietra miliare della storia granata ed atteso domenica allo stadio. C’era infatti proprio lui in panchina il 3 ottobre ‘71, giorno dell’ultimo precedente a livello di serie A: era la prima giornata di campionato ed i granata aprirono una stagione destinata a diventare memorabile, ma anche amara, passando per 2-1 grazie alle reti di Topolino Toschi e di Claudio Sala solo parzialmente rimontate dalla rete di un certo Sergio Maddè, che meno di quattro mesi prima aveva regalato al Toro la Coppa Italia segnando cinque rigori su cinque nella palpitante finale contro il Milan.

Fu quella la prima delle quarantadue vittorie in campionato (su centotre panchine) da allenatore del Toro tra il ‘71 ed il ‘74 per il mister col colbacco, che aveva appena lasciato proprio il Mantova dopo averlo riportato in serie A, primo successo di un’ottima carriera di allenatore. Carattere sanguigno, da vero cuore Toro (come dimenticare il comunque deplorevole pugno assestato a Causio dopo un derby perso il 9 dicembre ‘73), ebbe la Juve come nemico numero uno: dai due derby vinti nel ‘71 ad uno scudetto perso proprio a vantaggio dei bianconeri nello stesso anno tra le polemiche arbitrali, Giagnoni seppe entrare subito nella mentalità granata e nonostante il divorzio a stagione in corso nel 1974 rimane ancor oggi uno dei simboli della storia granata.

Simbolo vincente è invece Danilo Martelli, jolly del Grande Torino nativo proprio della provincia di Mantova ed a cui è dedicato l’impianto della città lombarda: domenica in tribuna ci saranno anche i suoi parenti. Classe ‘23, arrivò in granata proprio dopo essere stato scartato dal Mantova che evidentemente non credette alla sua duttilità: perchè Martelli non fu un titolare della squadra degli Invincibili ma di partite ne giocò tante, grazie proprio al suo eclettismo che gli permetteva di agire da attaccante ma anche da libero. Segnò ben nove reti nel ‘48, anno in cui avrebbe anche potuto non giocare più nel Toro perchè il presidente Novo aveva deciso di cederlo, salvo ritornare sui suoi passi dopo la richiesta di Bacigalupo e Rigamonti, gli altri due componenti dello storico “Trio Nizza“, dal nome della via dove abitavano i tre grandi-amici, che arrivarono addirittura ad autotassarsi per scongiurare la partenza dell’amico. Storie di un calcio che non c’è più.

Musica tutta diversa quella della storia recente. Il 26 ottobre 2005, quando Mantova e Torino tornarono ad incontrarsi, tutto sembrava far pensare ad una festa tra la premiazione congiunta prima della partita a Gustavo Giagnoni ed un amichevole colloquio tra i due presidenti. Ma quelli furono gli ultimi momenti di fair play nel rapporto tra le due squadre e le due dirigenze, divise poi da una ferma rivalità. Quella sera (si giocava un turno infrasettimanale) finì 1-0 per il Mantova: decise un gran gol di Tarana al 24′. La squadra di Di Carlo era appena tornata in B dopo trentatre anni ma voleva stupire e grazie ad una partenza folgorante si trovava davanti a tutti mentre per il Toro si trattò della seconda sconfitta stagionale dopo quella patita in casa dell’Atalanta di Colantuono alla seconda uscita.

Se non era una bocciatura, si trattava comunque di una parziale sentenza, buona almeno per far capire che il Mantova non era una meteora d’inizio stagione. Il tabellino parla di otto ammonizioni: un segno inequivocabile che si trattò di una partita nervosa, ai limiti della cattiveria. Niente però in confronto a quello che si visse l’11 giugno 2006. Finale d’andata playoff al “Martelli”: di fronte i granata, terzi alla fine della stagione, ed il Mantova, quarto dopo un brusco calo nella seconda parte del campionato. Nella partita di ritorno in stagione regolare il Toro s’era imposto per 2-0, in casa: fu la partita della svolta, quella che segnò la fine della lunga crisi invernale ma anche quella fu segnata da tensioni e polemiche, a causa dell’espulsione dell’ex granata Mezzanotti (cui fece seguito quella di Muzzi) che surriscaldò gli animi. Ormai era chiaro, ogni partita tra le due squadre rischiava di trasformarsi in una rissa da saloon ma quella sera d’inizio estate fu solo il Toro a perdere il controllo dei nervi.

Una squadra irriconoscibile fu travolta per 4-2 dai virgiliani che ipotecarono la serie A: in vantaggio con Raffaele Longo al 6′, il Toro fu raggiunto due minuti dopo dal futuro granata Gabriele Cioffi, poi al 22′ Caridi segnò la rete del sorpasso ed i due rigori di Noselli e dello stesso Caridi nei primi 20′ della ripresa sembravano annichilire un Toro spento, quasi rassegnato. Ma non mancarono neppure in quel caso le contestazioni perchè oltre ai due rigori concessi ai lombardi, l’arbitro Pieri se ne dimenticò nel fischietto un altro paio. Forse non se la sentì di assegnare quattro penalties in una sola partita ad una stessa squadra, ma la realtà fu che la rete in extremis di Abbruscato (giunta dopo l’espulsione di Tarana) riaprì la contesa e lasciò ai padroni di casa la sensazione di essere stati defraudati: sensazione che, come ben sappiamo, si sarebbe rafforzata nella partita di ritorno. Epica per i colori granata perchè portatrice di una promozione inattesa. Ma mal sfruttata nelle stagioni successive.

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