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A caccia dell'impresa: Toro contro la storia

Dopo tre giorni di polemiche feroci, la parola passa al campo: la stagione del Toro si chiude a Brescia dove solo una vittoria può riconsegnare la serie A ed un futuro più roseo. Formazione top-secret, ma Salgado ha recuperato.

Il colpo d'occhio dei tifosi granata a Modena: a Brescia non sarà così
(foto: www.torinofc.it)

Bando ai veleni, alle manie di persecuzioni tutte italiane ed al complottismo dilagante: parola al campo, solo lì il Toro potrà conquistarsi il ritorno in serie A. Dopo quasi dieci mesi di massacrante stagione, dopo quarantacinque partite, la gran parte delle quali combattute e sofferte, è arrivato il momento dell’ultima recita: al “Mario Rigamonti” il Toro si gioca il suo futuro, nella speranza che in un impianto dedicato ad uno degli Angeli di Superga anche la storia sia dalla parte granata. Domenica, ore 20.45: finale di ritorno playoff, dopo ci sarà spazio solo per i bilanci. Ma il resto lo dovranno fare i giocatori, con le loro forze e senza appellarsi a sistemi, contro-sistemi o fortuna. Perchè qualche episodio sfortunato sarà pure capitato (ed in effetti la telecamera che va ad immortalare Bianchi mentre parla di zii o cose simili non è stata proprio una botta di buona sorte…) ma non sono mancati neppure eventi fortunati: come chiamare altrimenti i gol, diciamo così, “trovati”, contro Ascoli e Frosinone per papere dei rispettivi portieri? O il vento di Reggio Calabria più decisivo di un centravanti? O la partita d’andata contro il Gallipoli?

Tutto ciò per dire che domenica è arrivato il momento di pensare solo a giocare, a vincere entro i 90′ o i 120′: se ci sarà un rigore per il Toro, verrà concesso se l’abitro lo vedrà, se ci sarà per il Brescia, idem. Damato ha arbitrato male, molto male, non ci sono giustificazioni: ha falsato la partita non espellendo subito Mareco, ha permesso troppo al Brescia. Ma posto che nessuno ha ancora capito se Bianchi ce l’ha davvero con lo zio, bisogna chiedersi perchè il quarto uomo Morganti non ha segnalato nulla al direttore di gara. Non ha sentito? Possibile, ma la distanza era davvero ravvicinata. Se avessero voluto fare del male al Toro, di certo Bianchi sarebbe stato espulso in campo. Ed allora è più probabile che abbia prevalso ancora una volta il donabbondismo del mondo arbitrale italiano: Damato e Morganti non hanno voluto incidere sul match con decisioni clamorose ma che sarebbero state giuste. Ma non decidendo hanno finito per fare danni ancora maggiori. E per dare la stura a penosi vittimismi.

La speranza è che si eviti, al culmine di tre giorni non proprio edificanti dal punto di vista dello sport tra accuse e contro-accuse, di appellarsi a storie amene, come quella che il figlio di Bossi tifa per il Brescia e quindi la squadra di Corioni è cara al Governo oppure che con il Toro in B sarà più facile e meno oneroso per gli acquirenti vendere Ogbonna e Bianchi. Ma ci rendiamo conto: una promozione determinata dallo scarto di tre o quattro milioni per la cessione di due giocatori. Ma il calcio italiano è questo, prendere o lasciare. Molti lasciano.

Non lasciano o non avrebbero voluto farlo quelli che coloreranno di granata le tribune del “Rigamonti”, dopo lo spettacolo offerto a Modena (nella foto). Voleva essere innanzitutto una forma di ringraziamento nei confronti della squadra dopo una bella rincorsa e playoff giocati col cuore in mano, poi è chiaro che ci si crede, ed il ritorno tra i disponibili di Bianchi ha acceso ulteriormente l’animo tifoso. Peccato però che la gestione dei biglietti da parte del Brescia sia stata più degna di una società che gioca la poule scudetto in serie D di una che cerca di tornare in A da cinque anni: apertura della vendita, chiusura, nuova riapertura con gravi ritardi. Dilettanti allo sbaraglio: non pensiamo che il motivo sia quello di voler impedire l’esodo dei tifosi del Toro, anche perchè, e mercoledì sera ce ne siamo accorti, il pubblico non fa gol e se bastasse il calore di uno stadio i granata giocherebbero in Champions League.

Semplicemente si tratta di disorganizzazione, di disabitudine a fronteggiare uno stadio che va verso il tutto esaurito. I 2.616 biglietti di curva messi a disposizione del Toro sono stati bruciati in poche ore così ne sono stati messi a disposizione altre poche centinaia: si andrà dunque oltre i 3.000 granata allo stadio ma il problema risiede in coloro che hanno acquistato tagliandi di altri settori e che potrebbero venire a contatto con i tifosi bresciani. Il dispiegamento di polizia sarà massiccio. Ma tant’è, anche questo ha contribuito ad infuocare la vigilia. Ma dalle 20.45 e per almeno 90′ bisognerà pensare solo al campo: il Toro deve vincere con qualunque risultato, impresa difficile ma non impossibile. Qualche speranza la si conserva, ed in fondo che Toro sarebbe se l’impresa non fosse disperata? Magari, in stile Lippi, farà comodo entrare in campo pensando di avere tutto il mondo contro: se questo potrà caricare la squadra, ben venga.

L’importante è che la testa fredda ed il cuore caldo ce l’abbia chi deve fare le scelte. Messa nel cassetto degli incubi la difesa a tre, si riparte dalle certezze, dal gioco sulle fasce ma qualche rebus resta dal momento che proprio come all’andata le assenze si concentrano sul reparto avanzato. Salgado ha recuperato e dovrebbe agire al fianco del capitano. Nel ritiro di Iseo, scosso da qualche irruzione di tifosi bresciani alla “caccia” di Cairo, Bianchi e Scaglia (sinistro il collegamento col precedente di dodici anni fa quando furono i tifosi del Perugia ad assaltare il ritiro granata in vista dello spareggio di Reggio Emilia…) Colantuono ha doverosamente portato tutta la rosa dopo l’ultimo allenamento alla Sisport, salutato da 500 tifosi del Toro caricatissimi: per fare gruppo, certo, ma anche per non negare a nessuno l’eventuale esplosione di gioia. Curiosa, allora, la scelta di non aggregare Pià e Sereni: sono indisponibili, certo, ma al punto di non potersi unire ai compagni nella trasferta più importante dell’anno. Misteri che il silenzio non aiuta a svelare. Pertanto, nel silenzio (e nell’inutilità) delle porte chiuse è impossibile capire chi sarà disponibile e chi no.

Permane purtroppo la tentazione di schierare nuovamente una difesa a tre ma inserita in un modulo speculare a quello del Brescia, un 3-5-2, che comporterebbe la presenza contemporanea di Barusso, Pestrin e Genevier, con il solo Coppola in panchina: rischioso, per una partita che potrebbe durare 120′. Più probabile dunque il 4-4-2 ed il conseguente solito gioco degli esterni: favoriti per iniziare la partita Statella e Scaglia con Gasbarroni ed Antonelli pronti a subentrare. Scontato il rientro di D’Ambrosio a destra al posto di D’Aiello, a sinistra Garofalo è favorito su Rubin: si prevedono dunque sgroppate dall’una e dall’altra fascia. In mezzo Pestrin favorito su Barusso per affiancare Genevier. Nel Brescia assenti gli squalificati Budel e Mareco, per la loro sostituzione favoriti De Maio e l’ex Saümel. Un sincero in bocca al lupo all’arbitro designato, Rizzoli di Bologna, che dirigerà l’ultima partita ufficiale della stagione calcistica italiana 2009-’10: più che gli episodi, sarà fondamentale azzeccare il metro di arbitraggio. E portarlo a termine con uniformità. Con lui quest’anno due pareggi in altrettante sfide per il Toro (2-2 col Lecce in casa e 0-0 ad Empoli) ed in generale solo tre vittorie in dodici precedenti.

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