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Brescia-Torino 2-1. Fine del sogno.

Naufragano senza rimpianti i sogni del Toro. Battuti 2-1 dal Brescia nella finale di ritorno dei playoff, i granata sono condannati a rimanere in serie B. Squadra generosa ma confusa, ed ora il futuro è un enigma.

Caracciolo trasforma il rigore del 2-0: per il Toro è la fine
(foto: www.gazzetta.it)

C’ha provato, Colantuono, ad emulare Fascetti: ma se dal casino organizzato è stato possibile trarre un teorema vincente, da quello disorganizzato non si può cavare fuori nulla, figurarsi una promozione in serie A. Fa capolinea al “Rigamonti” il sogno del Toro, condannato a disputare l’undicesimo campionato di B della sua storia nella stagione 2010-’11. Termina dunque nel modo più amaro la stagione del previsto riscatto, quella da vivere in carrozza verso il ritorno tra i grandi e che invece dopo un inizio illusorio si è trasformata ben presto in una corsa ad ostacoli. Ma non è ancora il tempo di bilanci, prima c’è da soffermarsi sulla notte della grande illusione, quella che ha spinto quasi 3.000 tifosi del Toro a raggiungere Brescia per sospingere la squadra verso la terza vittoria su tre playoff disputati. Ma non c’è stato nulla da fare, nè nel corso della partita il Toro aveva mai dato l’impressione di poter davvero mettere in difficoltà il Brescia: casino disorganizzato, appunto, tra la reiterazione della difesa a tre, anzi a cinque, e qualche fiammata. È stata una settimana di inutili veleni ma alla fine ha vinto ancora il campo: quattro anni fa il Toro si era dimostrato più forte del Mantova, oggi il Brescia è stato più squadra.

Ciò non deve destare però il sospetto che la squadra non ci abbia provato o creduto: è stato fatto tutto il possibile, solo che tutto il possibile era questo, erano tre tiri in porta in 90′ ed un parco attaccanti non molto superiore a quello di Pescara o Varese, per citare due delle nuove trasferte che bisognerà affrontare nella prossima stagione. Non poteva succedere, insomma, per parafrasare la frase del momento, e ciò nonostante un inizio confortante. Ci mette appena un minuto il riammesso Bianchi a concludere di testa verso la porta di Arcari su cross dalla destra di Gasbarroni ma la palla finisce alta anche se da quella posizione bisognava centrare almeno la porta.

Già dopo 6′ arriva comunque la risposta bresciana con un gran tiro di Vass che termina alto dopo che Possanzini aveva sradicato il pallone alla balbettante difesa granata. È comunque un buon Toro, fin che dura: Colantuono ripropone la difesa a tre ma rispetto alla gara d’andata presenta un più canonico 3-4-1-2 con Gasbarroni alle spalle della coppia Salgado-Bianchi. Si può dunque attaccare con più costrutto peccato che i due esterni siano di fatto due terzini, D’Ambrosio e Rubin: giusto così, dopo lo scempio di mercoledì quando Antonelli è stato costretto a farsi tutta la fascia, ma Colantuono sa di andare incontro ad un Toro con una data di scadenza assai prossima. Impossibile infatti chiedere a due terzini, e tantopiù il 13 giugno, di farsi su e giù per il campo per 90′, badando anche a rincorrere. Così fin quando le gambe reggono il Toro c’è, spinge soprattutto sulla sinistra ma qualcosa si vede come quando Gasbarroni mette in mezzo per l’accorrente D’Ambrosio il cui colpo di testa è bloccato da Arcari.

Proprio il Gas tra le linee crea qualche problema al Brescia quando si abbassa mentre in mezzo Pestrin, costretto come sempre a lavorare per due anche per conto del trasparente Genevier, riesce a non far emergere l’inferiorità numerica. Ma il rovescio della medaglia è una squadra che soffre tremendamente in difesa: eppure D’Aiello, Loria ed Ogbonna sarebbero fatti apposta per giocare a tre, ma quando sono troppo esposti alle offensive avversarie vanno logicamente in difficoltà. Così D’Aiello ed Angelo non ripetono la bella prova dell’andata ed ogni attacco del Brescia è un pericolo. Al 25′ la prova generale del gol è un contropiede in cui Caracciolo supera in velocità D’Aiello ma calcia sul fondo, poi al 34′ ecco il vantaggio bresciano con Possanzini che centra l’angolo alto alla sinistra di Morello dopo un bell’assist di Vass che conclude degnamente un’altra bella ripartenza.

Il Toro cede e due minuti dopo Morello salva da campione su Rispoli la palla del ko, comunque i granata sono ormai spaccati in due: Gasbarroni non torna più, gli attaccanti sono isolati ed i terzini diradano le discese. Tanto per gradire alla mezz’ora si era pure infortunato Salgado, fermato da uno stiramento e sostituito da Arma. Prima dell’intervallo s’arrende anche Pestrin, anche lui ko, per dare spazio a Barusso. Nella ripresa scende in campo un Toro deciso a giocarsi il tutto per tutto: al 6′ un bel sinistro di Rubin servito da Gasbarroni esce di poco, ma comunque si va troppo a strappi, di vedere una manovra pulita ed ordinata neppure a pensarci. Ma se non la si è vista per quarantacinque partite, impossibile pretenderla negli ultimi 30′ di una stagione massacrante.

Così al 21′ scendono i titoli di coda: Ogbonna strattona platealmente ed ingenuamente Possanzini in mezzo all’area, Rizzoli non può che assegnare il rigore trasformato da Caracciolo. Lo stesso film visto ad Ascoli e non solo: per Ogbonna è stata forse l’ultima partita con la maglia granata ma se andrà in A rischia di fare tanta panchina. Dopo l’immancabile rissa che porta all’espulsione di Hetemaj e D’Ambrosio, entrambi in panchina perchè il terzino campano era appena stato sostituito da Scaglia, parte l’anteprima della festa bresciana cui il Toro prova ad opporsi fino all’ultimo pur credendoci sempre meno. Angoli e tiri dalla distanza accompagnano gli ultimi minuti del campionato granata oltre alla paratona di Morello su Kozak che evita la disfatta: resta solo il tempo per permettere ad Arma a due dalla fine di diventare il diciannovesimo marcatore stagionale sfruttando un assist di Gasbarroni e, nei cinque minuti, di recupero di sussultare per un tiro dello stesso Gasbarroni, deviato in angolo da Arcari ma diretto fuori. Il Brescia non si scompone, forse sicuro che questo Toro è tanto generoso ma incapace di far male ad una mosca. L’espulsione di Barusso allo scadere colora di rosso gli occhi dei tifosi e forse anche i conti societari: ma non il viso di una squadra encomiabile, piuttosto quello di Cairo, al secondo fallimento sportivo consecutivo.

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