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Da Reggio Emilia a Brescia. Grazie, ragazzi

Il Brescia festeggia, il Toro piange. La lotteria dei playoff questa volta dice di no al Toro, che vede terminare sul più bello un'incredibile rincorsa iniziata a giugno. Nulla da rimproverare alla squadra: quel parallelismo con il 1998.

In arrivo giorni di passione per Urbano Cairo
(foto: www.torinofc.it)

Era un sogno di cristallo, che ha sbattuto contro la triste realtà. Il Brescia torna in serie A dopo cinque anni e condanna il Toro ad un altro anno di purgatorio nella serie cadetta. Almeno un anno. Il verdetto del “Rigamonti” non lascia spazio a troppi rimpianti: ha vinto la squadra più forte e più organizzata, anche più esperta. Perchè al terzo playoff consecutivo dopo due brucianti sconfitte giochi con un’attenzione e con un carico di esperienza che non permette passi falsi, soprattutto se di fronte hai una squadra generosa e nulla più.

Finisce con la grande festa delle rondinelle ma soprattutto con il triste ma composto canto di ringraziamento ai propri giocatori dei 3.000 tifosi granata la finale di ritorno dei playoff. Perchè a questi ragazzi bisogna dire innanzitutto grazie. Grazie per aver cominciato a credere a gennaio, quando era più normale guardarsi le spalle, in quello che più che un sogno era un utopia; e grazie per non essersi accontentati perchè in fondo già il raggiungimento della finale è un traguardo sensazionale se si considera la partenza, che di fatto è avvenuta a gennaio, dopo giorni d’inferno. Per molti dei giovanotti che sono usciti dal campo con gli occhi lucidi magari la serie A rimarrà un miraggio per sempre, altri potrebbero arrivarci con maglie diverse ma siamo certi che per tutti loro il sogno era arrivarci con la casacca del Toro al culmine di sei mesi vissuti tutti d’un fiato.

C’hanno provato fino all’ultimo, anche sotto di 2-0, anche quando la spia della riserva era accesa da tempo: per questi motivi un tale gruppo di ragazzi merita di essere ringraziato e di essere collocato appena un gradino sotto agli eroi di Reggio Emilia, quelli che dodici anni fa in una delle giornate più granata della storia recente videro fermarsi su un palo le speranze di una serie A che avrebbero strameritato. Oggi purtroppo la conclusione è la stessa, ma diverso, e forse per questo meno cocente dev’essere la delusione, è stato il percorso. Perchè a prescindere da Mareco, dagli zii e dalle provocazioni il Brescia ha meritato la serie A, così come l’avevano meritata Lecce e Cesena: nessuna vittoria su quattro scontri diretti stagionali sono un primo elemento già sufficiente per far capire il divario tra le due squadre. E se non si è vinto quando gli organici erano simili, figurarsi se lo si poteva fare ora, che a Caracciolo e Possanzini sono stati opposti Arma e Salgado, che a Baiocco e Cordova hanno fatto da contraltare Genevier e Barusso. Ed anche Ogbonna, ancora una volta ingenuo nella plateale trattenuta che ha di fatto chiuso i conti.

È stata una delusione composta quella del popolo granata ed anche quella dello staff tecnico: volti tirati ma poche lacrime. Per quasi la totalità del gruppo è stata la serata dell’addio, a partire da Colantuono che tornerà all’Atalanta accompagnato forse da Loria, uno dei peggiori ai playoff. Da domani mattina bisognerà pensare al futuro, che non può che aprire squarci inquietanti: svanito il sogno di dividersi la torta dei diritti tv collettivi della serie A, ci sarà da fare i conti con le briciole che regala la serie B. Ma prima di pensare a Ventura o ad un qualunque nuovo allenatore sarà necessario capire le reali intenzioni di Cairo: per ambire ad un nuovo assalto alla promozione occorrerà spendere, tanto ma soprattutto bene, ciò che il presidente non fa da anni. Sicuramente la voglia di passare la mano c’è, ma un club di serie B pur blasonato ma ora anche in lieve affanno economico non potrà essere appetito da nessuno. Ma a tutto questo il presidente avrà già sicuramente pensato. E come lui tanti tifosi che non si erano fatti illusioni.

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