
(foto: www.sportlive.it)
L’ingaggio di Giacomo Ferri come team manager avvenuto a gennaio è stato sicuramente l’evento più bello della stagione. Ed anche il più sorprendente perdue motivi: innanzitutto perchè, incredibile dictu, Urbano Cairo ha mantenuto (seppur con qualche anno di ritardo…) la promessa di inserire negli organici societari una carica da anni vacante; e poi perchè il presidente è incredibilmente venuto meno ad un suo must, quello di assumere una qualsivoglia persona tra i quadri dirigenziali.
Come noto, infatti, fin dai suoi primi vagiti il Torino Fc si è distinto per avere uno degli organigrammi più snelli tra tutte le società professionistiche: un direttore sportivo (possibilmente da cambiare al primo soffio di vento) ed un segretario facente tutte le funzioni mancanti (a proposito, il tuttofare Ienca è in scadenza) erano gli unici aiutanti di cui Cairo aveva accettato di contornarsi nonostante fosse neofita del calcio. È inutile tornare su quanto sia stato dannoso per la società un simile egocentrismo di cariche e poteri, la realtà impone però di sottolineare che ora anche il consiglio di amministrazione si sta riducendo sempre più.
Un segnale della urgente volontà di vendere? Forse, ed in effetti si potrebbe spiegare così la decisione, emersa nella riunione del consiglio di martedì 15, di escludere dal cda due dei tanti parenti che ne facevano parte, la madre Maria Castelli ed il cognato Ugo Carenini oltre allo storico consigliere Gianni Trombetta. Sì, proprio colui che lo aveva guidato nei giorni caldi dell’acquisto, colui che era sempre stato il suo primo interlocutore nei (tanti) momenti di difficoltà, colui che veniva festeggiato nei club dei tifosi. Il motivo? Urbano vuole un Toro “più snello. Ho voluto equiparare il Toro alle altre mie società, riducendo il consiglio d’amministrazione alle sole persone realmente operative. Così sarà più facile convocarlo e prendere decisioni. Mio padre è rimasto solo per motivi affettivi“. Così, nella nuova organizzazione societaria, sotto al numero uno ci sono appunto il padre Giuseppe e solo altre tre persone, Giuseppe Ferrauto, esperto di cose legali, Uberto Fornara, responsabile della pubblicità e Marco Pompignoli, una sorta di amministratore delegato. Tre fedelissimi di Cairo, tre teste pensanti della Cairo Communications ma in fondo anche tre persone su cui sarà facile avere ragione nel caso di contraddittori o importanti decisioni da assumere.
Insomma, deciderà tutto Cairo, come al solito. Insieme, forse, a Gianluca Petrachi, che tuttavia è già stato bypassato nella scelta del tecnico dal momento che Franco Lerda è un’idea tutta presidenziale. Saranno i caldi mesi estivi a stabilire se l’asse tra i due continuerà per il meglio. Intanto nei prossimi giorni il presidente sarà atteso alla prova del fuoco, quella dei conti, ed alla risposta alla domanda delle cento pistole: rilancio o non rilancio? Per fare una squadra da A non basterà cedere i pezzi pregiati perchè quei soldi dovranno coprire i buchi di bilancio, ovvero gli otto milioni di perdita dell’esercizio 2009. Ma per decidere basterà riunire il cda più piccolo della storia…

Davide Martini








