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Sassuolo-Torino 1-2

(foto: www.torinofc.it) Il Toro cambia la storia. Ed inizia a sognare. Mai la squadra quinta classificata aveva raggiunto la finale playoff, mai chi aveva giocato la prima in casa era riuscita a[...]

La festa granata a fine partita: è finale!
(foto: www.torinofc.it)

Il Toro cambia la storia. Ed inizia a sognare. Mai la squadra quinta classificata aveva raggiunto la finale playoff, mai chi aveva giocato la prima in casa era riuscita a prevalere in un doppio confronto: le prime volte si tingono di granata, il colore dell’impresa. Il 2-1 al Sassuolo vale l’approdo in finale, dove l’avversario sarà il Brescia, mercoledì in casa e domenica 13 a Mompiano, alla caccia di una nuova impresa, che diventa sempre più possibile. Poteva essere l’ultimo giorno di scuola, è invece l’avventura continua. O forse comincia solo ora.

Avevamo chiesto una notte da Toro vero e la risposta è stata di quelle da ricordare: grazie ad una partita tatticamente perfetta, cui aggiungere la solita dose di cuore, è stato sovvertito il pronostico ottenendo l’unico risultato possibile per non far interrompere sul più bello non tanto il sogno di tornare in A quanto una stagione che evidentemente aveva ancora delle belle pagine da scrivere. È stata soprattutto la vittoria di Stefano Colantuono, che vive la sua migliore serata da tecnico granata: impeccabile nelle scelte iniziali, nei cambi e nella gestione delle pedine durante il match, non sappiamo se il tecnico romano lascerà la panchina del Toro tra una settimana ma di certo si sta guadagnando sul campo la riconferma.

E quella folle corsa sotto la curva nord del “Braglia”, colorata di granata fino all’inverosimile, insieme a tutti i suoi ragazzi, nasconde la gratitudine verso chi non ha mai smesso di crederci ma nasconde soprattutto l’ingenua voglia di vincere di un gruppo che forse ha affrontato con un pizzico di sana incoscienza la prima vera partita senza ritorno ma che si è formato per caso a gennaio e che ora vede vicino ciò che solo un pazzo patto interno poteva prevedere nel cupo inverno. La gloria è ancora lontana, il Brescia parte col favore del pronostico ma bisogna prepararsi a due sfide equilibratissime, in cui magari per spuntarla servirà qualcosa di più di quanto fatto vedere contro il Sassuolo, ma ora più che mai non si può impedire a nessuno di sognare.

Non è stato un Toro tutto lustrini e paillettes, ma non poteva esserlo, è stato un Toro complessivamente superiore al Sassuolo per la capacità di colpire nei momenti strategici della partita e per quella di gestire i momenti di difficoltà. La squadra di Pioli ha complessivamente deluso dando l’impressione di essere una di quelle classiche formazioni belle da vedere ma che non vincono mai: solo l’alibi delle tante assenze può parzialmente giustificare una serata in cui i neroverdi si sono confermati privi di killer instinct, incapaci di cambiare ritmo ma solo di proporre lo stesso gioco per 90′, sia in condizioni di svantaggio che quando bisognava mantenere il risultato.

Tre tiri in porta in 180′ sono troppo pochi per una squadra che puntava alla finale, il Toro non ne ha fatti molti di più ma dopo l’assalto confuso del finale della gara d’andata ha dato anche una lezione di saggezza, non demoralizzandosi neppure dopo aver subito il pareggio e controllando i nervi nel finale da corrida. Segno che anche i D’Ambrosio, gli Scaglia, lo stesso Garofalo, arrivati in granata a digiuno di grandi squadre, stanno bruciando le tappe nell’imparare come si vince. E come si indossa una maglia che sa magari mandarti all’Inferno ma che sa anche regalarti gioie impagabili.

Era fondamentale approcciare bene l’incontro, si era detto, dopo il difficile inizio di mercoledì: messaggio colto alla lettera perchè già dopo 4′ il Toro si porta in vantaggio grazie a Luigi Scaglia che, servito da una sponda di Bianchi per una volta in versione assist-man, con un bellissimo sinistro a girare appena dentro l’area batte Pomini confermandosi esecutore del Sassuolo (secondo gol in tre partite) ma soprattutto valorizzando le scelte iniziali di Colantuono che non solo aveva dato fiducia ai due esterni meno quotati alla vigilia, lasciando in panchina Antonelli e Gasbarroni, ma li aveva schierati a fasce invertite, per permettere a Scaglia e Statella di accentrarsi sia per tentare il tiro col piede preferito sia per lasciare spazio agli inserimenti dei terzini.

Per il Sassuolo è un duro colpo, la squadra di Pioli continua a manovrare senza sbocchi non riuscendo neppure a far fruttare come all’andata la superiorità numerica in mezzo al campo anche perchè finalmente c’è un Genevier sempre nel vivo della manovra. Nessuno dopo una gestione perfetta del match si aspetterebbe che il Toro possa essere punito proprio sulle fasce, ma è quello che accade al 24′: Consolini, sostituto a sorpresa di Polenghi, crossa dalla destra in perfetta solitudine perchè Garofalo stringe troppo e Statella è in ritardo, Loria commette il secondo grave errore dei suoi playoff perdendo Martinetti che salta da solo in mezzo all’area battendo Morello. Tutto da rifare e soprattutto Toro affondato al primo tentativo, una mazzata che sembrava far avviare i titoli di coda sulla stagione granata.

Sono i minuti più difficili della serata, quelli in cui il Sassuolo alza i ritmi ed il Toro si allunga pericolosamente, messo in ginocchio dal movimento tra le linee di Quadrini, il migliore dei suoi. Ma Colantuono passa al piano B riscambiando gli esterni perchè, deluso dalla scarsa spinta dei terzini, è tempo che le ali mettano in mezzo palloni pericolosi. Così già prima della fine del tempo qualcosa si muove e proprio da un affondo si Statella Salgado ha la palla buona per calciare a rete ma il pallone incoccia contro un braccio di Rossini.

La ripresa si apre senza cambi ma con un Sassuolo desideroso di chiudere i conti: al 2′ è ancora Quadrini a seminare il panico servendo Martinetti che prova il tiro da posizione defilata ma non inquadra la porta. Toro in leggero affanno, quale momento migliore per piazzare il colpo decisivo? Come la più sorniona delle grandi squadre i granata colpiscono a sorpresa, al 5′: da Garofalo a Scaglia che scende sulla sinistra e mette in mezzo un cross perfetto per la testa di Bianchi, che si conferma implacabile nei gol “facili”. Ventiseiesima rete in stagione per Rolando ma soprattutto la rete della qualificazione, come auspicato dal capitano mercoledì sera.

Chi si aspetta un tempo di assalti neroverdi rimarrà deluso, gli allenatori iniziano la girandola dei cambi che però premiano solo Colantuono anche perchè, va detto, Pioli ha ben poche alternative di qualità in panchina. Entra subito Barusso per Statella ed ecco un robusto 4-5-1 che diventa 4-3-3 in fase d’attacco, ma allora anto vale sostituire uno spento Salgado con Gasbarroni, più adatto al ruolo di attaccante esterno. T’aspetti il Sassuolo ma c’è invece sempre il Toro nelle azioni da ricordare, grazie proprio alla freschezza del Gas dal cui piede parte l’assist per Scaglia che al 31′ manca la meritatissima doppietta solo per colpa di un palo.

C’è tanta rabbia, ma poca lucidità e pochissima freschezza negli attacchi del Sassuolo che passa al 4-2-4 senza riuscire a costruire alcun pericolo, a parte qualche mischia confusa ben gestita da un Toro sempre più maturo. Il tiro della disperazione di Rossini al 50′ fa calare il sipario: poi c’è solo il tempo per correre in massa sotto la curva granata. La semifinale playoff finisce nella maniera meno prevedibile. E forse meno auspicata. Anche dal Brescia.

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