Questo sito contribuisce alla audience di

Torino-Brescia 0-0

Colantuono cambia modulo per la finale d'andata ma la scelta di passare alla difesa a tre non paga: le occasioni ci sono ma vengono solo da tiri da fuori. Annullato un gol al 92', negati due rigori.

Bianchi soccorso dallo staff medico dopo la gomitata di Mareco
(foto: www.torinofc.it)

Semel in anno licet insanire. No, Claudio Lotito non è diventato il nuovo presidente del Toro, ma i classici latini ci vengono spesso in soccorso in particolari momenti per commentare con la loro saggezza gli strani comportamenti del genere umano. Come spiegare altrimenti l’improvvisa ed inaspettata decisione di Stefano Colantuono di affidarsi nella partita più importante dell’anno ad un’improbabile difesa a tre, dopo aver fissato come uno dei suoi insindacabili postulati la retroguardia a quattro? Già, una volta all’anno anche l’uomo può impazzire: tutto sta a non farlo nella serata sbagliata.

Torneremo in altra sede sulle disquisizioni tattiche, ora importa dire che il Toro non è riuscito a superare il Brescia nel primo atto della finale playoff: lo 0-0 dell’”Olimpico” costringerà ancora una volta i granata a cercare di ribaltare la situazione in trasferta. Bisognerà vincere al “Rigamonti” domenica sera, con qualunque risultato: molto difficile, obiettivamente, ma non impossibile. Diciamo che le percentuali sono attorno al 70-30, un pò meno di quante ce ne fossero contro il Sassuolo, considerando la superiore cifra tecnica delle rondinelle rispetto alla squadra di Pioli.

Ad indurre alla speranza sarà anche il fatto che l’atteggiamento tattico del Brescia sarà diverso, quantomeno lo si spera: a meno che i lombardi non puntini all0 0-0 ad oltranza anche in casa (ma in caso di parità al 90′ ci sarebbero i supplementari) è infatti lecito aspettarsi una squadra più aperta, o almeno non così rinunciataria come visto nel primo tempo, vissuto dalle rondinelle quasi interamente nella propria metacampo senza mai farsi vedere dalle parti di Morello. Con più spazi a disposizione dovrebbero aumentare anche le occasioni da rete ma al resto dovranno pensarci i granata, schierati si spera con una formazione più logica.

La scelta della difesa a tre ha sorpreso tutti ma alla fine è risultata perdente perchè ha finito per stravolgere la consueta impostazione offensiva: Bianchi non è un giocatore in grado di reggere da solo il peso di un attacco mentre Gasbarroni e soprattutto Scaglia si sono trovati a disagio nello strano ruolo di trequartisti finendo per arretrare troppo ed isolare il bomber. Il gioco non è valso la candela: il piano di Colantuono era quello di provare il tre contro tre in attacco pressando fin dalla loro area i difensori del Brescia ma siamo pur sempre a metà giugno e dopo un tempo di corsa, ma anche di tanta confusione, nessuno là davanti era più in grado di dare l’anima.

L’analisi della partita tuttavia non può esulare dal comportamento dell’arbitro Damato di Barletta, che ha pesantemente condizionato la partita: non tanto per l’annullamento del gol di Arma al 93′, forse fiscale ma non scandaloso considerando che l’attaccante marocchino ha effettivamente strattonato Martinez ma alla miopia mostrata dal fischietto pugliese nei primi minuti quando, dopo meno di 120″, ha ignorato una proditoria gomitata di Mareco in area su Bianchi, impunita anche agli occhi del primo assistente. Sarebbe stato rigore ed espulsione, ed è davvero incredibile che il difensore paraguayano sia rimasto in campo fino alla fine considerando che pochi minuti dopo ha commesso un’altra grave infrazione saltando con il gomito alto sullo stesso Bianchi (che nella foto ricorre alle cure mediche). Da rivedere anche un altro episodio con al centro il centravanti, fermato fallosamente da Bega in area ad inizio ripresa. Più in generale Damato è stato troppo indulgente nei confronti del gioco duro ed intimidatorio effettuato dal Brescia nei primi minuti. Chi di gomitata ferisce eccetera penseranno i tifosi del Mantova al ricordo del colpo rifilato da Doudou a Cioffi nella finale di ritorno dei playoff 2006, un episodio che se visto da Farina avrebbe cambiato la storia della partita e delle due squadre.

Ma ormai non si torna indietro, cosa che forse vorrebbe fare anche Colantuono per schierare un Toro più ordinario. A sua discolpa va l’infortunio dell’ultim’ora di Salgado che ha ulteriormente impoverito il parco attaccanti, ridotto ai soli Bianchi ed Arma. Ecco dunque questo strano 3-4-2-1 mentre il Brescia conferma il 3-5-2 e soprattutto non si mostra affatto disorientato dalle novità granata. Dopo quindici minuti di calci più che di calcio, la prima occasione per il Toro arriva al 14′ quando Antonelli, costretto ad un assurdo ruolo di ala-terzino, riesce a servire Bianchi, che tira dal limite costringendo Arcari alla deviazione in angolo, pur avendo a fianco Dallamano a terra: ne nasce l’ennesimo battibecco di una partita che in avvio il Brescia sembra aver scientemente interpretato sul filo dei nervi. Al 20′ si fa vedere Loria di testa su punizione di Genevier ma la sua incornata non inquadra la porta.

Il Toro è chiaramente spaesato, la disabitudine ad uno schieramento del genere costa diversi minuti di smarrimento e soprattutto una fase offensiva troppo confusa ed improvvisata, al punto che l’occasione migliore del primo tempo arriva in contropiede, al 38′, quando Antonelli fugge sulla destra e mette in mezzo per Scaglia che, imperfetto nel controllo, serve indietro Barusso la cui botta dal limite è rimpallata in angolo. L’uomo del destino di Modena è chiaramente spaesato in una posizione non sua e non riesce ad incidere, più in partita appare Gasbarroni pur nella sua proverbiale discontinuità.

Il Brescia dal canto suo non sfrutta l’empasse tattica del primo tempo: Dallamano a sinistra non approfitta delle difficoltà del pur generosissimo Antonelli nel coprire, Iachini si sgola dalla panchina ma la musica cambia nella ripresa con l’inserimento di Zambelli. La spinta a sinistra si fa da subito più consistente, ma in generale è un Brescia più propositivo, così arriva subito dopo 2′ l’occasione buona con Possanzini servito al centro dell’area da Baiocco ma Ogbonna è bravissimo ad anticipare l’attaccante.

È un campanello d’allarme, ma è soprattutto il segnale che la partita è cambiata: purtroppo è cambiato anche il Toro che inizia da subito ad accusare la stanchezza dei tre davanti e dei due esterni, costretti ad un lavoro massacrante. La squadra è già in riserva e d’ora in poi sarà di fatto pericolosa solo con tiri da fuori. Ci prova Gasbarroni al 9′ ma Arcari devia in tuffo respigendo sul corner seguente anche un colpo di testa di Loria. Colantuono assiste inerme al fisiologico allungamento della sua squadra così al 16′ è Morello a salire sugli scudi deviando in angolo con un’autentica prodezza una maligna conclusione dal limite di Budel diretta all’incrocio. Una parata davvero straordinaria compiuta con la mano destra quando sarebbe stato più semplice andarci con quella di richiamo. La partita si fa vibrante, al 22′ un errore di Caracciolo aziona Rubin che corre ma, stanchissimo, conclude a lato dal limite dell’area, un minuto dopo è Baiocco ad anticipare Rispoli, ottimamente disposto in area, vanificando un pericoloso contropiede.

Entrano Statella e Garofalo per gli esausti Antonelli e Rubin ma non si parla di tornare ad un più logico 4-4-1-1, così gli ultimi fuochi sono quelli sparati da Gasbarroni, servito da Barusso, e dallo stesso ghanese ma sulle loro conclusioni dal limite Arcari è sempre attento ed effettua belle parate seppur un pò scenografiche. Poi entra Arma per Scaglia e si potrebbero subito cogliere i frutti della presenza di una vera punta al fianco di Bianchi ma il marocchino è ingenuo ed il suo urlo di gioia gli è strozzato in gola da Damato all’ultimo secondo di recupero. A fine partita il pubblico ringrazia la squadra per l’impegno profuso: il sogno continua ma sembra allontanarsi. A meno di ricominciare a percorrere strade più agevoli.

Ultimi interventi

Vedi tutti