Torino-Brescia: la lettura tattica

Colantuono ha sorpreso tutti schierando la retroguardia a tre nella finale d'andata. Le occasioni ci sono state ma l'esperimento è fallito perchè ha costretto troppi elementi a giocare fuori ruolo. Quando provare vuol dire rischiare.

Stefano Colantuono pensieroso: la sua rivoluzione tattica non ha pagato
(foto: www.torinofc.it)

La decisione è maturata subito dopo la partita contro il Sassuolo. Evidentemente il buon Colantuono bleffava quando sosteneva di volersi godere per una sera la qualificazione alla finale prima di pensare al Brescia. Non era così o magari l’idea gli è venuta durante la notte, ma la realtà è che con ogni probabilità già il giorno seguente, nel segreto degli allenamenti a porte chiuse, era stato effettuato il fatidico esperimento.

Al momento della sua presentazione il tecnico aveva posto la difesa a quattro come uno delle poche se non l’unica certezza del suo credo tattico. Abbiamo sempre diffidato degli allenatori integralisti, di quelli che il 4-3-3 o il 4-4-2 è la mia fede e non vedo oltre. La bravura di un allenatore si misura nel saper adattare le proprie conoscenze calcistiche ai giocatori a disposizione. Pertanto cambiare qualcosa nelle proprie abitudini tattiche non è un delitto: lo è però farlo nella partita in cui ti giochi una stagione. Ed anche la prossima.

Erano cinque mesi esatti che il Toro non giocava con la difesa a tre: dai tempi della gara d’andata col Mantova, una delle peggiori dell’intero campionato. Questo non significa che difendere a tre sia in generale un errore o equivalga a sconfitta sicura, ma certe scelte andrebbero ponderate bene. E poi perchè dire che il progetto era maturato nel dopo partita di Modena per poi rivelare che la soluzione è stata quasi obbligata a causa dell’infortunio di Salgado?

Il Toro era di fatto senza attacco: fuori Pià, all’ultimo istante si è fatto male anche Salgado. Oltre a Bianchi rimaneva a disposizione solo Arma, logico dunque non volerlo schierare dall’inizio per potersi garantire almeno un’altra opzione a gara in corso. Colantuono inoltre ha sostenuto che il marocchino ha le stesse caratteristiche tattiche di Bianchi: su questo si potrebbe discutere, Rachid Arma pare più una seconda punta che un centravanti d’area, un Salgado più che un Bianchi, ma non è questo il punto anche se si sarebbe pure potuto optare anche per un attacco Arma-Bianchi con Comi jr in panchina, dal momento che non è vietato per legge di portarsi tra le riserve un attaccante della Primavera. Simone Benedetti ha dovuto attendere l’ultima e quasi inutile partita di campionato per poter debuttare in B: ed è stato un debutto coi fiocchi, ma in Italia quando bisogna lanciare un giovane (vero, non di 21 anni perchè quelli sono giovani solo da noi) ci si pensa su sempre una volta di troppo.

Comunque, vada per Arma in panchina. La logica avrebbe imposto di schierare un 4-4-1-1 con Gasbarroni alle spalle di Bianchi o anche un 4-3-3 con Scaglia ed il Gas larghi per aiutare Rolando. La mediana tutta grinta in fondo la si era già vista e sarebbe stato l’ideale per almeno due motivi: garantirsi la parità numerica in mezzo con i tre centrocampisti del Brescia e proteggere a dovere il tridente, che così, tutelato magari da due terzini da tenere bloccati (come D’Aiello e Rubin), non si sarebbe dovuto sobbarcare un massacrante lavoro di rientro. Ed invece, cosa ti combina il Cola? Inventa la difesa a tre. A priori l’intento era anche accettabile: pressare da subito il trio difensivo di Iachini per impedire la costruzione del gioco dalla retroguardia e recuperare palla più vicino possibile alla porta avversaria. Ma tale scopo si sarebbe raggiunto anche con il 4-3-3 spurio, che avrebbe anche evitato di schierare troppi giocatori fuori ruolo.

Se infatti la forza della grande rimonta del Toro era stato il lavoro degli esterni, ebbene con questa scelta si è di fatto spompato metà del parco-ali a disposizione, a quattro giorni dalla partita di ritorno ed a metà giugno, alle soglie della partita numero 46 in stagione, quando le energie scarseggiano. Antonelli è stato costretto a fare il quarto difensore e contemporaneamente a spingere sulla fascia, idem per Rubin; Scaglia ha oscillato tra la posizione di seconda punta e quella di trequartista, appena 72 ore dopo la miglior partita della carriera come ala. Il risultato è stato quello di spremere all’inverosimile tre giocatori, poi puntualmente usciti esausti dal campo (come avrebbe voluto fare anche Gasbarroni, che come noto fatica a sostenere con la stessa qualità i 90′, ma i cambi erano finiti…) ed a questo punto seriamente in dubbio per il ritorno. Una scelta che appare un controsenso se si pensa che erano stati risparmiati i diffidati come D’Ambrosio e Pestrin.

In campo allora si è visto un Toro confuso, che non si è ritrovato: perchè hai voglia di provare certi schemi in allenamento, solo la partita ti può fornire risposte adeguate. Ed i giocatori granata hanno a lungo vagato senza capire cosa fare con una serie di conseguenze a catena. Isolare Bianchi in attacco, arrivare al tiro quasi solo grazie a tiri da fuori e, nel secondo tempo, quando metà squadra boccheggiava, allungarsi pericolosamente con una frattura in mezzo al campo e sulle fasce che solo la timidezza del Brescia ha reso inoffensiva. Se infatti Iachini avesse ordinato a Dallamano di spingere nel primo tempo per mettere in difficoltà Antonelli a quest’ora non si starebbe parlando di un sogno ancora in piedi, ma si starebbe già pianificando il prossimo torneo di B.

Il tutto serve poi a dimostrare una volta di più l’inutilità delle porte chiuse: dovevano servire per non far vedere al nemico le proprie mosse, peccato che il Brescia non sia rimasto per nulla sorpreso del radicale cambiamento tattico del Toro ed anzi, a dispetto delle prove fatte, se c’era una squadra spaesata quella era proprio il Toro. È proprio vero, nel calcio non s’inventa nulla…

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