
(foto: www.tuttomercatoweb.com)
Rianalizzata la stagione di portieri e difensori, ed in attesa del risultato del sondaggio che decreterà il miglior giocatore della stagione, vediamo l’andmento dei tantissimi centrocampisti che hanno indossato la maglia granata. Oggi ne vedremo dodici, nell’ultima puntata gli ultimi quattro e gli attaccanti.
Centrocampisti.
Antonelli (12 presenze, zero reti) 5.5: era ritornato a casa dopo quasi quindici anni con tanto entusiasmo, a suggello di una dignitosissima carriera. Ottimo l’inizio, con il rigore procurato contro l’Albinoleffe, ma poi si è dovuto arrendere ad una condizione atletica approssimativa che gli ha causato un infortunio muscolare e tante ricadute. Nei playoff ha dovuto addirittura fare il terzino ma il suo sogno di riconquistare la serie A con la maglia che lo ha lanciato non si è avverato. Non verrà confermato in quanto non adatto al modulo di Lerda.
Barusso (18 presenze, 2 reti) 6: un altro che ha lasciato il Brescia e con esso la serie A. Giunto a gennaio nello scambio con Saümel ha comunque dato il suo, con due gol (pesante quello contro il Modena) e la sua solita esuberanza, a volte eccessiva, che ha indotto Colantuono a preferirlo sovente a Pestrin, con il quale alla fine si è suddiviso equamente le presenze, tra una squalifica e l’altra di entrambi. Se ne andrà per fine prestito.
Belingheri (19 presenze, 3 reti) 5.5: ora tutti a dire che doveva giocare di più e che può essere l’arma segreta di Lerda. Ma la realtà è che in estate fu spacciato per un grande acquisto, mentre si tratta di un buon giocatore che non fa fare il salto di qualità. Non è un trequartista classico ma un incursore alla Perrotta, ideale quindi nel 4-2-3-1 di Lerda. Ciò non toglie che abbia deluso quasi sempre quando è stato chiamato in causa. Nè i tre gol realizzati possono salvare la sua stagione, che senza il ripensamento del Chievo si sarebbe conclusa a gennaio. Avrà una prova d’appello.
Bottone (10 presenze, zero reti) 5.5: mentre il Toro soffriva ai playoff lui aveva già messo in bacheca scudetto e coppa di Romania col Cluj di Mandorlini, seppur non da protagonista. La sua tormentata storia col Toro è destinata a concludersi con la permanenza all’estero. Si è sentito tradito dalla sua squadra del cuore ma, partito come riserva, non è riuscito a far cambiare idea a Colantuono nonostante le tre partite consecutive da titolare in autunno contro Reggina, Triestina e Lecce. Pochi rimpianti.
Coppola (17 presenze, zero reti) 6: inizio da otto meno, finale in sordina. C’è un Coppola pre-Ascoli ed uno post: il grave infortunio patito ad ottobre, la frattura del perone, ne ha inesorabilmente segnato la stagione. Era stato uno degli idoli di inizio campionato, lui, il Gattuso dei poveri, pronto a ringhiare a tutti in perfetto spirito granata. Ma la sorte gli è stata avversa ed il recupero, lungo e faticoso, ha restituito la brutta copia del mediano. Gli arrivi di Pestrin e Barusso hanno limitato al minimo gli spazi, con sole due partite da titolare da marzo in poi, quando è tornato disponibile. Futuro incerto.
Diana (15 presenze, 1 rete) 5.5: uno dei grandi errori estivi. La sua riconferma, nella speranza che potesse fare la differenza in B, è stata anche forzata dall’alto ingaggio. Lui all’inizio s’è pure impegnato ma nel 4-3-1-2 non c’era spazio per lui, eccetto che come terzino, ruolo che non ricopriva da inizio carriera. Eppure era riuscito a ritagliarsi un posto come interno, con a corredo un gol alla Salernitana. Provato dietro in autunno, ha perso certezze ed entusiasmo e, provato dall’aggressione, a gennaio ha chiesto la cessione senza ottenerla. Finito fuori ruolo è partito solo a febbraio, in prestito, direzione Bellinzona, dove è stato reinventato difensore centrale. Non tornerà, ovviamente.
Gasbarroni (39 presenze, 2 reti) 6.5: croce e delizia. Ottima partenza ma, da re dei genialoidi discontinui, non poteva continuare su quegli standard. Ha dato il meglio da trequartista, poi il passaggio al 4-4-2 lo ha riportato sulla fascia, ruolo che non ha mai amato. L’arrivo di Beretta, che lo lanciò al Varese, sembrava l’ideale ma non ha funzionato e da gennaio in poi il suo rendimento è calato vertiginosamente, facendo emergere la sua atavica incostanza durante le partite ed il suo eccessivo individualismo. Ma è stato uno dei pochi a fornire lampi di qualità ed ha pure segnato due tra i pù bei gol della stagione, al Grosseto su punizione ed al Sassuolo con un magistrale pallonetto. Dovrebbe rimanere.
Genevier (21 presenze, 1 gol) 5: doveva essere il metronomo, è stato la palla al piede. Uno degli indiscutibili errori di Petrachi che lo aveva apprezzato a Pisa. Non ha mai illuminato, soffrendo sempre il pressing avversario e sbagliando tantissimi passaggi. Incredibile la serie di errori consecutivi commessi all’esordio contro il Brescia, cartina di tornasole di quello che si sarebbe visto in seguito. Mai un passaggio filtrante, una vera delusione. Il gol di testa all’Ascoli non basta per riscattarlo. Tornerà a Siena, da una diretta concorrente.
Gorobsov (14 presenze, zero reti) 5.5: doveva essere un crack, ha sfiorato il flop. O il non giudicabile. Il sospetto che non fosse un fenomeno lo avevamo dall’inizio ma non lo si è potuto accertare fino in fondo. Inizio nell’ombra, non ha mai goduto della piena fiducia di Colantuono, che lo ha schierato titolare solo nove volte, in cui peraltro non ha demeritato. Con Loviso se l’è giocata quasi alla pari mentre con l’arrivo di Genevier è scomparso dai radar, anche se spesso il suo impiego è stato richiesto da tutti, se non altro per accantonare il francese. L’ingenua espulsione di Empoli ne ha segnato il declino. Da ridiscutere la comproprietà col Vicenza.
Leon (21 presenze, 3 reti) 5: il suo lento declino era da anni sotto gli occhi di tutti, meno che a quelli di Foschi. Arrivato nelle ultime ore del mercato estivo come ciliegina sulla torta, è stato invece l’emblema di una campagna acquisti tutta lustrini e poca sostanza. Trequartista o seconda punta, mai convincente, ha alternato discrete cose ed impegno a scatti ingiustificati, che gli sono valsi due espulsioni contro Ancona e Crotone e quattro giornate di squalifica. La testa era allo storico mondiale poi conquistato a suon di gol con l’Honduras: ha lasciato il Toro a metà maggio per unirsi alla sua nazionale ma la sfortuna gli ha impedito di prendere parte alla spedizione, causa un guaio muscolare dell’ultimo momento.
Loviso (17 presenze, zero reti) 5: cosa chiedergli di più? Spacciato come fenomeno ai tempi della Primavera del Bologna, non è mai decollato. Arrivato al Toro in comproprietà dopo una promozione, ma senza aver brillato, col Livorno, doveva essere il regista di Colantuono. Limiti tecnici e di personalità ne hanno fatto il simbolo del disastroso girone di andata: inspiegabile l’interessamento del Lecce, con cui ha vinto un altro campionato pur senza giocare quasi mai. Tornerà al Livorno.
Pestrin (15 presenze, zero reti) 6: da un simbolo all’altro. Manolo è stato il volto felice del girone di ritorno granata. Grinta ma anche piedi discreti lo hanno reso da subito un titolare inamovibile. Ma il suo rendimento è stato pesantemente penalizzato dalle troppo frequenti ammonizioni che, insieme alle due espulsioni, lo hanno costretto a sei giornate di squalifica in metà campionato: imperdonabile quella contro la Triestina, ingiusta quella contro il Sassuolo. Col tempo è finito spesso in ballottaggio con Barusso, rispetto al quale ha un piede migliore ma minori capacità d’inserimento. Ha lottato fino alla fine, poteva essere l’Ardito del 2010 ma gli è andata male. Inspiegabile il suo accantonamento a favore del più anziano Galardo, pur fedelissimo di Lerda.
(2- continua)

Davide Martini








