Mercato Torino Fc: se i nodi vengono al pettine

Mercao bloccato, idee poche e confuse. Il Toro è al palo, ma perchè? Cairo e Petrachi invitano alla fiducia: il presidente rimanda come d'abitudine alle ultime battute del mercato mentre il direttore sportivo studia la situazione. Ma nel calcio come nella vita chi sbaglia paga.

Urbano Cairo e Rino Foschi: una coppia scoppiata molto presto
(foto: www.lastampa.it)

Se non è (ancora) una resa, si tratta quantomeno di un’inquietante dichiarazione di impotenza. Il Toro ha le mani legate sul mercato così, alla vigilia della conclusione della prima parte della preparazione estiva che terminerà sabato prima di due giorni di riposo, Petrachi e Cairo decidono di prendersi qualche altro giorno di riflessione rinviando i prossimi acquisti ai primi giorni di agosto, quando la truppa di Lerda ricomincerà la preparazione alla Sisport. E quando mancheranno tre settimane al via del campionato. Il tempo trascorre inesorabile ma per i colori granata è la solita estate di passione.

Perchè se da un lato non si può che sorridere amari se si ripensa alla promessa fatta la notte di Brescia di allestire il 70% della squadra prima della partenza del ritiro, è chiaro che chi ha a cuore le sorti del Toro non può che assistere preoccupato, se non ancora rassegnato, ad un presente che appare senza sbocchi e che sembra avviato a ripercuotersi su un futuro di inevitabile ridimensionamento. Certamente la crisi soprattutto economica del mondo del calcio, e di quello italiano in particolare, è un alibi importante ma non si può rifugiarsi nelle difficoltà di fare mercato di Juve o Milan per consolarsi: perchè Atalanta e Siena dimostrano che è ancora possibile condurre trattative utili e soprattutto per tempo. È vero che si dicevano le stesse cose un anno fa della Reggina, ma è impossibile non notare il gap che divide attualmente il Toro dalle due grandi favorite della prossima serie B. Un gap tecnico ma sopratutto organizzativo.

Gli errori ovviamente risalgono a monte, oggi il Toro paga gravi colpe pregresse. Le mosse delle due retrocesse spiegano infatti che evidentemente era possibile sfruttare meglio il paracadute di oltre sette milioni concesso a chi lascia la serie A: ma Atalanta e Siena hanno potuto muoversi con saggezza perchè non avevano buchi di bilancio da coprire. Ed invece un anno fa il Toro di Cairo e Foschi si è dovuto prima preoccupare di sistemare le casse sociali messe a dura prova da tre anni vissuti in serie A subendo umiliazioni sul campo nonchè raro esempio di pessima gestione societaria: e poi, con i soldi rimasti, si sono comprati calciatori sostanzialmente inutili come Loviso o Loria, la negazione di un progetto calcistico. Solo la miopia di chi ha preceduto Foschi ha invece potuto convincere Cairo di acquistare, e strapagare a livello di ingaggio, giocatori come Di Michele, inutile se hai Rosina, o Pratali, che oggi bloccano qualunque trattativa. Se un bravo direttore sportivo si riconosce più dalle cessioni che dagli acquisti, Petrachi è ancora apprendista: e poco lo consola l’essere avvicinato a Marotta o Galliani.

Come ogni settore della vita e dell’industria in particolare, il presidente sta così cominciato a pagare gli errori di quattro anni passati a conoscere il calcio, senza che gli innumerevoli direttori sportivi che ha avuto al fianco gli abbiano saputo aprire gli occhi. Intervenuto alla trasmissione Calciomercato su Sky, il presidente non si è mostrato cambiato dalla lunga pausa “televisiva” che si era preso ed ha anzi anticipato che molte mosse si effettueranno nelle ultime battute di mercato, laddove si annidano pericolose trappole: come avviene da quattro anni a questa parte, e come caratteristico di chi non ha soldi da spendere o idee da proporre. Dalle spese folli di ieri a quelle fin troppo oculate di oggi: perchè con i giovani affamati dalla Lega Pro o dalle squadre Primavera della serie A si può organizzare una rimonta fine a se stessa ma non si costruisce nè un instant team per l’immediata risalita, nè una formazione dal più ampio respiro per provare a programmare una volta tornati nella massima serie.

Il tutto sulle spalle dei tifosi, disillusi, e di Lerda, cui era stata promessa una squadra che ancora non c’è e chissà quando arriverà. Lerda che nel triangolare amichevole di questa sera a Gubbio contro la squadra locale ed il Frosinone presenterà un Toro in maschera, temendo nuovi infortuni: già ne ho pochi, penserà il mister, meglio non rischiare di perderli. Nel frattempo si moltiplicano le domande nelle teste dei tifosi: perchè perdere tempo provando a convincere Filipe del Parma, che obiettivamente c’entra poco con la serie B, invece di concentrarsi sulle vere urgenze, a metà campo ed in attacco? Perchè, al limite, non mettere in vendita uno tra Bianchi ed Ogbonna per fare cassa e completare la rosa? Forse perchè se si hanno soldi in mano il problema successivo è saperli spendere.

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