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Torino Fc: il pagellone finale. Terza parte, con sondaggio

Con le pagelle agli attaccanti ed agli ultimi cinque centrocampisti si conclude il viaggio nella stagione appena conclusa. Eleggete il centrocampista dell'anno mentre ci sono pochi dubbi sull'attaccante da scegliere: Rolando Bianchi è stato il capitano di un'illusione. Rimarrà?

Di Michele e Bianchi: i due capitani di una stagione da dimenticare

Ultima parte del pagellone di fine stagione, a pochi giorni dal via del ritiro di Norcia che segnerà l’inizio della nuova avventura granata nel campionato cadetto. Dopo portieri e difensori, concludiamo l’analisi dei tanti centrocampisti che hanno vestito la maglia granata e concentriamoci sui sei attaccanti, cinque dei quali hanno realizzato insieme un terzo dei gol di Rolando Bianchi. Un dato più che eloquente.

Saümel (11 presenze, zero reti) s.v.: strana la vita di un parametro zero. Dopo un anno tra campo (poco) e panchina, si è ritrovato in B, perdendo anche la Nazionale. Ma il calvario non è finito: qualche scampolo di presenze senza gloria ad inizio stagione, poi ha perso posti nelle gerarchi di Colantuono, finendo per essere ceduto in prestito a gennaio al Brescia, cui ha dato un valido contributo per la promozione, eccetto che nelle finali playoff, non giocate per un misterioso infortunio. Ma tornerà in B, nel Toro, seppur in attesa di una cessione e di una bella plusvalenza.

Scaglia (15 presenze, 2 reti) 6.5: nonostante la B la conoscesse già, c’ha messo un pò per carburare, dopo una bella stagione e mezzo al Lumezzane. Ma dopo l’ambientamento, è esploso, diventando di fatto titolare inamovibile da maggio in poi. Modena è il suo campo del destino: due gol al Sassuolo ed una prestazione, nella semifinale di ritorno, da urlo. Promettente ma forse poco adatto al 4-2-3-1, Petrachi lo vorrebbe confermare ma non ai prezzi (1,5 milioni per la metà) richiesti dal Brescia.

Statella (7 presenze, zero reti) 6: altro bel diesel. A lungo si è pensato che fosse stato l’unico acquisto sbagliato dell’infornata invernale di Petrachi. Colpa anche della partita d’esordio, il maledetto 2-3 alla Salernitana di metà febbraio in cui deluse, come tutti. Ci sono voluti quasi due mesi per rivederlo (1° maggio contro il Gallipoli): nel mezzo qualche assaggio di Primavera e tanti dubbi, dei tifosi e del giocatore. Ma la sua riserva di caccia sono stati i playoff, preceduti dal bell’ingresso a Mantova e dalla partita col Cittadella. Tre presenze su quattro partite negli spareggi in cui ha messo in mostra corsa e tecnica. Futuro incerto, piace a Colantuono.

Vailatti (2 presenze, zero reti) s.v.: che dire? Era l’unico reduce della promozione del 2006, l’unico che può dire di aver vissuto per intero l’era Cairo. Ma anche quest’anno non c’è stato nulla da fare: due presenze, di cui una da titolare a Salerno, tra agosto e settembre e due panchine, l’ultima contro il Sassuolo a metà dicembre. Poi è scomparso dai radar: in scadenza tra pochi giorni, ha rifiutato tutte le offerte ricevute a gennaio preferendo decidere da solo il proprio futuro in estate. Una storia finita male, ma senza rimpianti per nessuno.

Zanetti (14 presenze, zero reti) 5.5: otto presenze nelle prime nove giornate e pure la fascia di capitano, indossata per pochi minuti nella sua Vicenza. La volontà l’ha messa come sempre ma gli infortuni ed un girone d’andata collettivamente disastroso hanno fatto capire che tra lui ed il Toro l’amore è proprio tormentato. Da gennaio all’Atalanta, dove tanto per cambiare non si è quasi mai visto causa problemi fisici. Il suo futuro è altrove.

Attaccanti.

Arma (12 presenze, un gol) 5.5: scommessa estiva, sostanzialmente persa. All’esordio in B, non c’è niente di peggio che ambientarsi in una squadra che fa fatica ed essere la riserva dell’onnipresente Bianchi. L’impegno è stato sempre massimo, la resa quasi mai sufficiente. Esordio solo a metà ottobre, fino a gennaio ha all’attivo solo quattro spezzoni. A febbraio la prima delle due partite da titolare: benino contro l’Albinoleffe, ma la porta la vede poco. Poteva essere l’uomo del destino ai playoff ma una trattenuta di troppo ha spezzato i sogni. Bello il gol dell’addio a Brescia, è stato riscattato dalla Spal.

Bianchi (42 presenze, 26 reti) 8: difficile aggiungere qualcosa al molto già detto. Record personale di reti, sfiorato il primato granata di Ferrante, c’ha provato fino alla fine. I gol di testa ed in acrobazia sono la sua specialità, quelli facili magari un pò meno: sarebbe ingeneroso elencare i clamorosi errori commessi sotto porta, ma lì sa che deve migliorare, anche tecnicamente. Ma soprattutto ha stupito per l’attaccamento alla maglia mostrato fino alla fine, lui diventato il capitano dopo la partenza di Di Michele, e che tuttora lo fa vacillare di fronte alle offerte dalla serie A. Potrebbe restare ma sarebbe un grande sacrificio, per lui e per la società: forse non è adattissimo al ruolo di unica punta nel 4-2-3-1, attorno a lui ruoterà tutto il mercato granata.

Di Michele (18 presenze, 4 reti) 5: la sua storia non può che ricordare quella di Marco Ferrante. No, non siamo impazziti, non stiamo paragonando il più grande bomber della storia recente del Toro ad uno che invece non ha mai fatto breccia nel cuore dei tifosi. Ma se un giocatore se ne va a gennaio ed a fine stagione è il secondo miglior cannoniere della squadra, qualcosa non torna. Successe così proprio a Marco, ceduto all’Inter nel gennaio 2000 ed a fine stagione secondo solo a Schwoch nella classifica cannonieri interna. Non era dunque lui, il problema. O meglio: lo è stato perchè di sicuro il suo rendimento nel girone di andata non è stato all’altezza delle sue possibilità, ma era tutto il contesto a non funzionare. Doveva essere il capitano della rinascita, ha finito per andarsene tra il giubilo generale: dopo un bell’inizio non ha saputo controllare la barca che vacillava ed ha ceduto di schianto alle prime difficoltà ambientali. È la storia di un amore mai nato, tra incomprensioni con Colantuono e con i tifosi. A Lecce ha contribuito alla promozione segnando anche un gol al Toro ma non rimarrà: tornerà in granata per fine prestito e per Petrachi sarà una delle spine più dolorose.

Pià (17 presenze, 3 reti) 5.5: il generoso Inacio. È stato il primo rinforzo invernale, quando Petrachi non era ancora sul ponte di comando. Ha fatto in tempo ad esordire prima della tempesta del post-Mantova, ma il suo contributo non è mai stato davvero consistente. Nessuna partita strappa applausi, tanta corsa, sì, e sacrificio, ma alla luce dei fatti non si è trattato di un acquisto indovinato. A segno solo tre volte, ha chiuso anticipatamente la sua stagione a causa di una sciagurata uscita di Gomis in allenamento: era in crescendo, ai playoff avrebbe potuto dire la sua. Tornerà al Napoli senza troppi rimpianti.

Salgado (9 presenze, 1 gol) 6: il re della sfortuna, il voto non può che andare all’uomo ed al poco che ha fatto intravedere il giocatore. Dopo l’assaggio dell’esordio (due minuti ad Empoli) ci si è messa di mezzo la sorte: a Bergamo doveva sostituire lo squalificato Bianchi ma si fece male due giorni prima, poi il dramma del terremoto in Cile che lo ha forzatamente ma doverosamente tenuto lontano dal Toro, che tanto avrebbe avuto bisogno di lui, per quasi due mesi, compresi altri problemi fisici. Solo dalla fine di aprile si è potuto vedere il vero Salgado, sbocciato il 1° maggio: super partita contro il Gallipoli e standing-ovation al momento della sostituzione, giunta ovviamente per un infortunio. Non si è più ripetuto su quei livelli, soprattutto ai playoff quando è stato forzatamente titolare per l’assenza di Pià. Ma a Brescia aveva cominciato bene, prima di arrendersi ancora alle bizze dei suoi muscoli. Petrachi lo ha riscattato dal Foggia, potrebbe essere usato come pedina di scambio.

Vantaggiato (11 presenze, zero reti) 5: è stato l’unico degli attaccanti impiegati a non essere andato a segno. Un segno di riconoscimento inquietante, per uno arrivato all’ultimo giorno di mercato come riserva di lusso. Ma non tutte le colpe sono sue: è stato infatti uno dei tanti colpi a salve di Foschi, considerato che aveva dovuto saltare tutta la preparazione per le scorie di un grave infortunio al ginocchio subito a Parma. Non è poi facile dover sostituire Bianchi essendo un centravanti completamente diverso: l’esordio da titolare, guarda caso contro il Padova, nella serata in cui Colantuono aveva optato per il turn-over, ha coinciso con la prima sconfitta della squadra. Non ha mai convinto quando ha giocato dal primo minuto e neppure da subentrante, a parte qualche bella azione a Piacenza. A gennaio è volato a Padova ma anche lì ha faticato non poco, facendo addirittura infuriare il presidente: ma ha siglato il gol che ha spianato la strada alla salvezza nel ritorno del playout. Una stagione da buttare, come quella del Toro.

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