
(foto: www.torinofc.it)
La scorsa stagione uno dei problemi che hanno condizionato il Toro fu quello di aver concluso troppe partite in inferiorità numerica. Pochi mesi dopo, la situazione sembra ribaltata: nei due test di un certo livello fin qui sostenuti (il primo fu la mini-partita contro il Frosinone), infatti, gli avversari hanno chiuso in dieci uomini, di certo facilitando il compito dei granata ma rendendo anche non del tutto attendibile l’esito finale. Per carità, riuscire a far espellere un avversario è spesso un merito: significa che si hanno giocatori di caratura superiore capaci di farsi fare falli in serie, ed i campionati si possono anche vincere così. Ma non è dato sapere cosa sarebbe andato a finire il debutto stagionale del Toro in Coppa Italia se il Cosenza non fosse rimasto in dieci sul finire dei tempi regolamentari.
È arrivata dunque la qualificazione al terzo turno, dove a fine ottobre i granata affronteranno in trasferta il Bari, ma che fatica. C’è voluta l’appendice dei supplementari, giocata appunto con un uomo in più, per portare a casa una vittoria che più che fare morale dovrebbe far definitivamente aprire gli occhi sulla necessità di concludere operazioni di mercato non più rinviabili. Nell’en plein delle squadre cadette in Coppa, infatti, solo Toro, Livorno e Novara hanno sofferto per eliminare formazioni di categoria inferiore mentre il Grosseto ha maltrattato il Gubbio, giustiziere del Toro pochi giorni fa: meditate, gente.
Ad ogni modo per i pochi intimi di un “Olimpico” tirato a lucido in tempo di record, la prima panchina granata di Franco Lerda non ha regalato solo ombre di un organico ridotto all’osso e con poca qualità oltre che di una condizione atletica ancora approssimativa. In nuce, si sono intravisti eccome i dettami del nuovo tecnico: gioco veloce e sugli esterni, movimento senza palla, mentalità offensiva. Sugli scudi ancora una volta Belingheri, autore del gol della tranquillità e dispensatore di assist sopraffini, ma anche Obodo, per la prima volta convincente, nonchè Iunco e Lazarevic che, seppur a fiammate (inevitabile, dopo i rispettivi infortuni) hanno regalato lampi interessanti.
Lerda sceglie di fare riposare inizialmente D’Ambrosio, reduce dall’esordio con l’Under 21: al suo posto Filipe, che completa la difesa annunciata alla vigilia. In mezzo Gorobsov è preferito a Zanetti ma le sorprese vengono dai lati dove Lazarevic e Iunco, appena rientrati, vengono lanciati dal primo minuto. L’avvio del match sembra far prevedere una facile affermazione granata: il Cosenza è infatti salito in Piemonte essenzialmente per difendersi (perchè?) e dopo 6′ il Toro ha già collezionato due calci d’angolo, entrambi tirati da Gorobsov. Sul primo Iunco incorna alto di poco, sul secondo una staffilata di Garofalo sibila sul fondo. Al quarto d’ora lampo lerdiano: verticalizzazione di Belingheri per Abbruscato che si muove bene ma mette in mezzo nell’area deserta. Il problema è che il primo tempo del Toro è tutto qui, o quasi: dopo il 20′, infatti, la manovra si fa troppo lenta, il possesso palla è improduttivo e Lazarevic e Iunco vedono rarefarsi le sovrapposizioni dei terzini. Abbruscato si batte con generosità ma è troppo solo.
La ripresa riparte sulla stessa falsa riga ed al 3′ Adriano Fiore, di testa, chiama Morello ad una respinta salva-risultato. Il pericolo sveglia il Toro che però per passare ha bisogno di un calcio fermo: al 7′ Ogbonna, capitano di giornata, viene strattonato sugli sviluppi di un corner, Ostinelli fischia il giusto rigore che Iunco trasforma, poco prima di uscire esausto per lasciar spazio a Stevanovic. La squadra pur senza brillare sembra in controllo del match ma viene punita alla prima distrazione: a metà tempo Di Bari sfonda troppo facilmente dalla parte di Rubin ed arriva quasi al limite dell’area piccola, il suo tiro-cross è smanacciato da Morello, la difesa pasticcia e Biancolino appoggia in rete di testa.
È un duro colpo per i granata, che sbandano: D’Ambrosio rileva Lazarevic ma ci vuole l’espulsione di Giacomini per doppia ammonizione alla mezz’ora per tornare a sperare. Non subito, però, perchè al 40′ è Bernardi a sfiorare la rete che avrebbe aperto inevitabili processi: il pallone non entra, e l’inerzia della partita cambia perchè ai supplementari c’è di fatto solo il Toro. Il Cosenza è rintanato, almeno all’inizio, ed al 9′ del primo extra-tempo ecco il secondo rigore per un fallo su Stevanovic. Azione confusa, i calabresi la prendono male e ne esce fuori una rissa, che porterà, dopo l’esecuzione di Obodo, all’espulsione di Stringara. La partita si decide sul finire del primo tempo supplementare: al 14′ Morello compie uno dei suoi miracoli su Ungaro, un minuto dopo Belingheri fa capire a tutti che oltre ai tempi dell’inserimento è in possesso anche di un buon piede e chiude la partita con un tiro a giro imprendibile per Petrocco. Sul finire, Abbruscato potrebbe fare poker ma sarebbe troppa grazia per un Toro che non può che preoccupare società e tifosi. Tra sette giorni sarà campionato: e rigori ed espulsioni altrui non potranno essere eterni compagni di viaggio.

Davide Martini








