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Hall of Fame: Franco Ossola

Nel giorno di Torino-Varese, cade l'ottantanovesimo anniversario della nascita di Franco Ossola, l'unico "testimone" per intero dell'epopea del Grande Torino e nativo proprio della città lombarda, dove mosse i primi passi calcistici. Primo acquisto "pesante" di Ferruccio Novo, fu uno dei più grandi di quell'incredibile gruppo per tecnica e senso del gol, pur essendo un'ala, capace di giocare indifferentemente sulle due fasce.

Franco Ossola: varesino di nascita, granata per storia
(foto: www3.varesenews.it)

C’ha sicuramente messo il suo zampino il computer, ponendo questa partita proprio alla prima giornata, ma al resto hanno la Lega Calcio, fissandolo come posticipo proprio il 23 agosto, oltre ovviamente alla magia della storia granata, che anche in questa circostanza ha dato origine ad un appuntamento da brividi.

Torino e Varese tornano ad affrontarsi a livello di campionato trentacinque anni dopo l’ultima volta proprio nel giorno dell’ottantanovesimo anniversario della nascita di Franco Ossola, uno dei migliori elementi del Grande Torino dal punto di vista strettamente tecnico ma anche uno dei più sottovalutati dalla critica. Immaginiamo l’emozione dell’omonimo figlio, uno degli ultimi storici granata rimasti, da sempre vicino alla squadra con le sue puntuali annotazioni annualistiche.

Nato proprio a Varese nel 1921, ad Ossola è intitolato lo stadio di una città che ancora oggi lo ricorda con immutato affetto. Fu il primo tassello che Ferruccio Novo pose nella costruzione del suo dream team. Segnalato da un’altro simbolo della storia del Toro come Antonio Janni, prima giocatore, poi talent scout ed infine allenatore del Toro, Ossola arrivò in granata a diciotto anni nell’indifferenza generale, e ci mise un pò a farsi apprezzare nonostante, sul campo, avesse subito mostrato numeri d’alta classe nelle non molte occasioni che gli venivano concesse per mettersi in mostra. Ma la diffidenza dura poco: già nel secondo campionato realizza quindici reti in ventidue partite, mostrando un fiuto per il gol fin sorprendente per uno che con il pallone tra i piedi era quasi inarrestabile, ma che si esaltava nell’assist come nella conclusione in prima persona. Un giocatore davvero completo, insomma, cui si aggiunse un opportunismo da vero centravanti, suo ruolo ai tempi del Varese, mentre nel Toro seppe farsi apprezzare come ala, indifferentemente a destra o a sinistra, abile com’era con entrambi i piedi, qualità che quasi la metà dei fenomeni di oggi può solo sognare di possedere.

Al suo nome è legato un record della storia del Toro tuttora imbattuto e legato proprio ai gol, quello di aver segnato per otto giornate consecutive nella stagione 1947-’48, la migliore a livello personale e (forse non a caso) anche la migliore dell’intera epopea del Grande Torino, quella conclusa con 125 gol realizzati e sedici punti di vantaggio sulle seconde. L’ultima perla della sua collezione fu il gol che aprì le marcature nel mitico 10-0 all’Alessandria del 2 maggio ‘48, poi ci volle uno stiramento per fermare la sua folle corsa verso il libro dei record, che comunque gli consegna almeno un motivo per essere degnamente ricordato nella storia del calcio italiano che, dall’altro lato, non gli ha mai consentito, somma ingiustizia, di esordire con la maglia della Nazionale, unico del Grande Torino, nonostante sulla panchina azzurra sedesse quel cuore granata di Vittorio Pozzo.

Furono in tutti ottantacinque i suoi gol con la maglia del Toro in centottanta presenze, una media che la dice lunga sul talento di quello che oggi si definirebbe un attaccante esterno: e, si badi bene, si trattò quasi sempre di marcature singole, perchè per lui i gol amava centellinarli, eccetto la celebre tripletta di Trieste nel marzo ‘43. Fu l’unico a vivere la Storia Infinita dalla prima all’ultima partita, maledetta esibizione di Lisbona compresa, ma prima di mietere tanti successi Franco Ossola ebbe il privilegio di vedere arrivare uno ad uno quelli che sarebbero divenuti i suoi compagni di un’avventura fantastica ma anche di una fine ingiusta. Eppure, dopo quella prima stagione da protagonista, proprio gli arrivi delle stelle designate, da Guglielmo Gabetto a Ferraris II, ebbe per Ossola un’amara conseguenza, quella di retrocedere nuovamente nelle considerazioni dell’allenatore.

Chi la dura la vince, però, ed allora fu impossibile non accorgersi che la velocità ed il senso del gol di Ossola erano proprio quel che ci voleva per completare, sulla fascia sinistra, un attacco leggendario, che contava su Romeo Menti a destra, Valentino Mazzola ad ispirare e spesso concretizzare e su Guglielmo Gabetto implacabile fromboliere. Schierato a singhiozzo fino al ‘43, fu il Torneo di Guerra a rivelarne le qualità. Gol e vittorie cominciarono ad arrivare a grappoli per tutti, le soddisfazioni personali si moltiplicavano e l’intesa si perfezionò: se c’era bisogno di un assist, poi, Ossola non si tirava indietro e la macchina divenne perfetta proprio nell’ultima stagione intera, prima di essere collocati direttamente nella Sala degli Indimenticabili. Da dove, questa sera, assisterà con tanta emozione alla sua partita del cuore.

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