
(foto: www.lastampa.it)
Il Toro torna a sorridere. O almeno prova a farlo senza sforzarsi. Ed il primo punticino conquistato contro il Crotone non c’entra. La ragione del pizzico di ottimismo in più che si è insinuato nell’ambiente granata sta tutto nell’esito delle prime tre giornate del campionato cadetto. Si tratta certo di un’inezia nella corsa infinita e soggetta a continui stravolgimenti destinata a concludersi solo a fine maggio e dopo pochissime soste, ma il panorama spinge alla fiducia.
Il concetto è che il mostro non è così brutto come ci se lo si era figurato. Ed il riferimento non è al gioco del Toro, ma alla potenza degli avversari. Se era dal 1994, primo anno dei tre punti a vittoria, che dopo due giornate non c’era nessuna squadra a punteggio pieno e se dopo 270′ in testa alla classifica si trovano il Novara, insidiosa neopromossa ma reduce da un mercato un poco deludente e teso più al mantenimento che al puntellamento del gruppo, ed il Modena, ovvero una squadra che fino all’ultimo ha rischiato di non iscriversi, non può essere tutta “colpa” del solito pazzo inizio di stagione. Che sicuramente ha il suo peso, se è vero che nei quartieri alti troviamo più squadre che hanno confermato l’intelaiatura della scorsa stagione, si pensi oltre alle capolista anche Portogruaro e Varese, che chi ha cambiato molto, neo-retrocesse su tutte. Ma non può essere questa l’unica spiegazione del dato.
La realtà è che se il Toro piange, Atalanta e Siena, le favorite della vigilia, non ridono. Certo non faranno la fine dei granata e della Reggina, lo scorso anno ammazza-campionato designate e poi alle prese con una stagione problematica, ma l’equazione grandi nomi = vittoria assicurata non rappresenta una garanzia di successo ad alcuna latitudine. Anzi, a voler essere precisi e senza essere tacciati di partigianeria, la squadra di Lerda sembra poter dare qualcosa di più, almeno in potenzialità, in termini di gioco rispetto alle due grandi rivali. I 4-4-2 o 4-2-4 di Colantuono e Conte infatti hanno colpito per la loro linearità e prevedibilità: quattro giocatori fermi sulla linea d’attacco in attesa del pallone e squadre inevitabilmente allungate. Qualche distinguo va fatto, come quello legato al fatto che gli orobici hanno giocato due gare in casa e due fuori, il percorso opposto rispetto ai toscani, ma se squadre come Pescara e Frosinone hanno controllato senza rischiare troppo presunti attacchi atomici vuol dire che c’è molto da fare. E che quando il Toro sarà a regime il numero e la qualità delle opzioni offensive di Lerda non sarà inferiore a quello dei suoi due colleghi: ed allora ci sarà da divertirsi.
Non si ride neppure in casa Sassuolo, ma sulla squadra di Arrigoni si tornerà tra poco essendo la prossima avversaria del Toro. Di sicuro, però, dopo il boom della prima giornata a Livorno il pareggio contro il Grosseto ed il ko contro il Portogruaro hanno ridimensionato un organico che, nome per nome, ha poco da invididare anche ad Atalanta e Siena. Fa effetto vedere formazioni come Piacenza ed Albinoleffe a pari punti col Toro, o il Portogruaro distante cinque punti ma bisogna sforzarsi di non guardare la classifica per qualche settimana. Se proprio lo si vuole fare, sarà bene tenere d’occhio squadre come Varese e soprattutto Empoli, capaci di fare della regolarità la propria forza: forse non sarà fatta su di loro la rincorsa alla promozione, ma passare su quei campi sarà dura per tutti. Per le blasonate e per le sorprese, come per chi adesso chiude la classifica ma, guardando in alto, scopre che i giganti non sono imbattibili.

Davide Martini








