Il ritorno di Cairo tra proclami e mercato

Finito il mercato, torna alla ribalta il presidente Cairo. Dopo un'estate di quasi totale silenzio, in cui il presidente è rimasto vicino alla squadra ma lontano dalle telecamere, ecco il ritorno in scena del massimo (ed unico) dirigente granata. Solito entusiasmo (di facciata?) ed ottimismo a piene mani, oltre alla consueta dose di autocelebrazione.

Il presidente Cairo torna a parlare del Toro
(foto: www.torinofc.it)

Ai microfoni ed alle poltrone delle trasmissioni di calciomercato ha preferito il box della sua squadra. All’apparire ha anteposto, per una volta, l’essere. Urbano Cairo non è stato lontano dal Toro durante l’ultima palpitante giornata di trattative ma se ne è rimasto tutto il giorno chiuso nella stanza riservata al Torino, insieme a Petrachi o in attesa che questi concludesse le ultime trattative. Così ha visto arrivare per primo De Feudis, Rubinho e Scaglia dando loro l’imprimatur granata come avveniva ai bei tempi, quando il presidente era solito “testare” i giocatori in predicato di indossare la maglia del Toro attraverso colloqui a 360°.

Ma, una volta concluso il mercato, ha pensato di farsi vedere e sentire, dopo la rumorosa assenza a Cittadella. Urbano Cairo c’è e rilancia, fin troppo: il presidente ha spaziato a tutto campo, così la giornata della presentazione degli ultimi tre acquisti, tra cui il portiere destinato ad essere titolare, passa in secondo piano di fronte al ciclone cairesco. È il destino toccato a quasi tutti gli arrivi estivi in casa del Toro, scivolati via quasi come infiltrati durante tutte le presentazioni, che durante l’estate si sono via via trasformate nelle poche occasioni di aggiornamento sulle trattative condotte da Petrachi, arrivato esausto al 1° settembre.

In perfetto stile-Cairo, così, passa in secondo piano l’avvilente episodio semi-terroristico del lancio della bomba carta contro la sede (”Credo che chi ha compiuto quel gesto non rappresento il popolo granata, che è ben consapevole degli sforzi da me sostenuti per reggere la squadra e dei sacrifici fatti sul mercato” ha detto) perchè il resto è tutta propaganda e diffusione di ottimismo a go-go. Nel pronosticare il successo in panchina di Fabio Lerda viene addirittura evocato Arrigo Sacchi, di cui il neo-tecnico granata potrebbe seguire le orme ma l’autentico botto è rappresentato da un paio di frasi ad effetto. La prima sulla Tessera del Tifoso, responsabile, in casa Toro ma non solo, del drastico calo degli abbonati: a riguardo, Cairo non si esime dal dichiararsi contrario al provvedimento, chissà se per reale convinzione o per provare a ricucire i rapporti con la frangia più intransigente del tifo. La seconda concerne invece la convinzione presidenziale che questo sia il Toro più forte dei cinque anni di gestione-Cairo: una provocazione, molto probabilmente, volta a stimolare allenatore e gruppo (sibillina al proposito la risposta a quanti gli chiedevano il perchè della sua assenza a Cittadella: “Non devo sempre esserci, non sono io l’allenatore della squadra”) per dare il massimo nella stagione del non ritorno.

Nessuno ha chiesto a Cairo se questa squadra sia a suo avviso più forte anche delle tre che hanno sostenuto a fatica la serie A: chissà come avrebbe risposto e se avrebbe ammesso i tanti errori del passato, dopo che all’inizio dell’estate aveva attribuito alla passione dei tifosi la scelta di fare acquisti più glamour che sostanza come quelli di Recoba e Fiore. Il fiume di parole presidenziale, oltre che, per una volta, lasciare quasi in silenzio Petrachi, non ha ovviamente toccato i tasti più dolenti: dalla partenza shock del campionato alle eventuali conseguenze di un’altra mancata promozione. Ma era di fatto un’excusatio (non) petita, quindi i toni erano forzatamente allegri, seppur al termine delle conferenze non siano mancati altri momenti di tensione con nuove contestazioni al presidente e, per la prima volta, a Petrachi, che ha risposto a muso duro al ridotto drappello dei contestatori.

Poco spazio, di conseguenza, hanno avuto i tre ultimi arrivi. Prima ha preso la parola Petrachi, che si è detto soddisfatto di un mercato “difficile, in cui siamo partiti dopo gli altri ma siamo riusciti a raggiungere molti dei nostri obiettivi: eventualmente a gennaio completeremo l’organico se ci dovessimo accorgere di qualche lacuna”. Inevitabile un accenno alla beffa legata a Gabionetta, la cui vertenza è stata risolta dalla Fifa a favore del Crotone solo a mercato concluso: “Ci siamo rimasti male, e come noi il giocatore che ho sentito telefonicamente. Non potevamo rischiare di incorrere in sanzioni, peccato”. Curioso, intanto, il fatto che Rubinho si sia impossessato del numero uno, misteriosamente lasciato libero fino ad oggi, un ulteriore conferma che le gerarchie in porta sono già chiare e del fatto che Lerda non avesse mai avuto un gran feeling con Bassi e Morello, maggior indiziato a diventare il terzo portiere, di fatto da separato in casa, fino all’inevitabile divorzio di gennaio. Dal brasiliano parole scontate: “Il Toro non è serie B, io ho voglia di rimettermi in gioco ed ovviamente spero di giocare il più possibile, soprattutto dopo l’incredibile situazione estiva che ho vissuto tra Chievo e Palermo: pensavo che quando si firma un contratto si è a posto, invece ho vissuto un’odissea”. L’ovvio riferimento è alla querelle che ha visto il portiere firmare coi veronesi che lo hanno poi scaricato dopo la mancata cessione di Sorrentino.

Più corposo il capitolo regista, ruolo che sarà appannaggio di uno tra De Vezze e De Feudis, che registi classici non sono ma che sembrano potersi adattare meglio al modulo di Lerda. “Riteniamo che i giocatori acquisiti siano funzionali al nostro sistema di gioco, ma non nego che abbiamo cercato Milanetto” dice Petrachi. De Feudis invece si presenta così: “Corro, imposto e recupero palloni: questo sono io e mi metterò a disposizione. Per me il Toro è un onore, ma non nego che mi sia dispiaciuto lasciare la serie A e Cesena“. Infine Scaglia, già noto all’ambiente e pronto a rimettersi in gioco: “A Brescia non mi volevano e mi dicevano di tornare al Toro. Io c’ho sempre sperato e non mi sento una seconda scelta, anzi proverò a migliorare sotto porta per segnare più gol“. Ed allora, per lui e per la squadra, si riparte proprio dal ricordo della notte di Modena, la semifinale di ritorno playoff: servirà quella grinta per risalire la china.

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