
(foto: www.torinofc.it)
È già vigilia della terza giornata di campionato per il Toro, ma è anche il secondo giorno dopo la chiusura del mercato. Nessuna sorpresa, è il calcio di oggi. Certo non è facile abituarsi ai nostalgici del pallone di una volta, dei tempi in cui le squadre si vedevano per la prima volta quando erano già pronte a mercato finito e di quando il campionato cominciava a settembre: oggi a fine luglio si è già in campo per amichevoli di prestigio ed il mercato è ancora aperto a campionato iniziato. Tre mesi di trattative sono davvero troppi ed impediscono ad allenatori e direttori sportivi di avere una piena coscienza degli organici: ma la mancanza di soldi ha scongiurato, almeno in serie B, stravolgimenti nei roosters dopo le prime due giornate e dunque vale la griglia di partenza ipotizzata alla vigilia. Così gli ultimi ritocchi hanno finito solo per rendere sempre più forte chi già lo era e ad aumentare il divario rispetto a chi dovrà lottare per la salvezza. In mezzo le altre, che poco hanno fatto per sistemare le rispettive lacune.
Ed il Toro? La provocazione del presidente Cairo che durante la presentazione degli ultimi acquisti ha definito quella di quest’anno “la rosa più forte della mia gestione” ha aperto un aspro dibattito sulle reali potenzialità della squadra. Si tratta di un modo per andare contro corrente e riguadagnare i titoli sui giornali (lui sa come si fa) più che di una reale convinzione. Certi proclami, poi, lasciano il tempo che trovano e sono quasi indimostrabili: l’effettiva forza di una squadra infatti va sempre misurata con il valore delle avversarie e del campionato cui si partecipa. Per questo è impossibile paragonare la rosa allestita per questo campionato con quelle che hanno strappato salvezze pur sofferte in serie A. Se però si volesse seguire la dritta cairota, è impossibile essere d’accordo col presidente: a rigor di logica, l’organico più forte dell’ultimo lustro rimane quello della stagione 2007-’08, quando si poteva contare su giocatori come Natali, Comotto e Motta in difesa, oggi tutti in top-teams, o sullo stesso Recoba davanti, anarcoide e discontinuo ma pur sempre talentuoso, per non parlare di Rosina. Eppure per strappare la permanenza in A quella squadra dovette aspettare fino alla penultima giornata.
Si evince dunque che non è possibile, oggi, tarare con esattezza il gruppo di Lerda. Ma in fondo Cairo, almeno qui, non ha tutti i torti: perchè se non sarà il Toro più forte, quello di quest’anno è quantomeno quello più equilibrato, pur nella sua mediocrità, molto meglio rispetto a quello che iniziò lo scorso campionato, composto da tanti nomi ma poca logica. È inutile infatti tentare di mistificare la realtà o di illudere i tifosi: Atalanta e Siena sono nettamente superiori ai granata, sia per valore medio dell’organico che in fatto di singoli. Mai prima d’ora nelle dieci precedenti partecipazioni al torneo cadetto i granata avevano cominciato una stagione con un evidente divario da almeno due rivali: bisognerà presto abituarsi. E non è finita qui perchè anche Livorno e Sassuolo sembrano avere qualcosa in più dei ragazzi di Lerda, se non altro per completezza del mercato e numero degli obiettivi raggiunti.
Insomma, conquistare un posto nei playoff dovrà essere considerato un traguardo soddisfacente, poi si sa che agli spareggi tutto può succedere. È dunque ovvio che la prospettiva del terzo campionato consecutivo di serie B sia minacciosa ma non del tutto infondata, per quanto questo potrà poi portare a conseguenze al momento imprevedibili sul futuro della società. “Non chiedo di andare in A in carrozza, mi accontento di salirci in extremis” queste le parole di Cairo, che nascondono inevitabili inquietudini sul futuro. Sia chiaro, però, che l’obiettivo della promozione non è affatto impossibile. E qui vengono i meriti del lavoro di Petrachi, che se non ha saputo dare a Lerda una fuoriserie quantomeno lo ha dotato di un’autovettura di sicuro affidamento, che non romperà facilmente il motore e, si spera vista la partenza, anche diesel. Manca un marcatore veloce in difesa, è vero, come manca un regista classico in mezzo al campo ed un vero uomo di fascia di ruolo che sappia saltare l’uomo. Ma questi elementi non sono indispensabili in serie B, dove per trionfare serve regolarità: meglio tanti 6 ed un 7 che molti 8 e qualche 4.
Ecco allora che la rosa di ventisei elementi (confermate le nostre anticipazioni del 31 agosto riguardo all’elenco da consegnare in Lega, anche se Saümel, Diana e Salgado non sono stati venduti e quindi risultano fuori rosa, ma per gente come Cofie e Suciu sarà difficile solo trovare posto tra i convocati) di Lerda può considerarsi completa a centrocampo: Obodo, se sta bene, è uno dei migliori dieci giocatori della serie B ed al suo fianco De Vezze o De Feudis sanno offrire geometrie e corsa, elemento quest’ultimo imprescindibile. Ed ancor più importante in un modulo votato all’attacco, dove mancano è vero veri uomini di fascia secondo la concezione di Lerda ma Scaglia potrà dare un valido contributo in entrambe le fasi mentre Iunco sarà la variabile impazzita magari da affiancare al centravanti. Sgrigna è un altro top-player per la categoria ma deve trovare la sua posizione ideale mentre un discorso a parte meritano i giovanotti Lazarevic e Stevanovic, parsi ancora acerbi per le battaglie sui polverosi terreni cadetti.
Qualche perplessità invece in difesa, dove Ogbonna non sembra all’altezza del ruolo di leader del reparto e dove Di Cesare non pare il suo completamento ideale. Le coppie di terzini poi non convincono fino in fondo, dunque sarà proprio questo reparto quello destinato a far soffrire maggiormente Lerda e solo il lavoro e l’amalgama potranno far superare le distrazioni. L’attacco può contare al momento su due soli elementi, non considerando che tanto Iunco quanto Sgrigna sono più che mai offensivi. Bianchi sarà ovviamente il faro ma difficilmente gli si potrà richiedere di segnare quasi trenta reti: per le sue condizioni fisiche ma anche per il gioco della squadra che, fortunatamente, dovrebbe permettere di distribuire meglio il numero dei gol rispetto alla scorsa stagione. Alle sue spalle spinge poi Pellicori, uno che lo scorso anno a Mantova è quasi andato in doppia cifra in metà campionato con tutte le difficoltà dei virgiliani ed in fondo un giocatore più utile alla causa rispetto a Bernacci.
E gli altri? Belingheri balla tra la titolarità ed il ruolo di dodicesimo uomo, Zanetti sembra recuperato alla causa e gente come Gasbarroni può sempre tornare utile. Dulcis in fundo, i portieri: qui si è veramente pasticciato, e non sarà facile gestire Morello almeno fino a gennaio, sempre sperando che Rubinho torni quantomeno su un livello accettabile. Non c’è nessuna stella, dunque, nella rosa del Toro, Bianchi a parte: è la prima volta nella storia granata in B ed è stata una necessità. Ma almeno in questo modo si eviteranno scenate di gelosie o invidie interne: e lottando tutti per uno ed uno per tutti si riconquisterà intanto l’affetto ed il calore della gente. I risultati di prestigio poi verranno di conseguenza.

Davide Martini








