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Uno strano derby tra ex e nostalgia

Affondano nella notte dei tempi i precedenti tra Torino e Novara, che tornano a sfidarsi cinquant'anni dopo l'ultima volta, anche allora in serie B, e che vedono una netta supremazia dei granata. Due squadre figlie di progetti diversi, ma con in comune le ambizioni, più o meno dichiarate, di stare in alto. La domenica del cuore di Jimmy Fontana.

Alberto "Jimmy" Fontana nella sede del Novara
(foto: www.novaracalcio.net)

Il danno e la beffa: non bastavano i cori di scherno dei tifosi juventini sul “nuovo” derby che il Toro è chiamato a giocare, ci mancava pure il fatto di dover guardare dal basso anche gli “altri” cugini. Torino-Novara non è una sfida inedita ma ha quantomeno un sapore d’antico: nuovissima invece la situazione di classifica con il Toro nelle retrovie e già distanziato di sei punti dalla sorprendente capolista neopromossa.

Così, prima di pensare di riproporre anche in serie A una sfida che nella storia vanta tredici capitoli, la stringente attualità impone di celebrare la squadra di Tesser e di fare al contempo un salto nel passato per celebrare il ritorno di una partita assente da cinquant’anni. Non è stata proprio una sorpresa la promozione tra i cadetti degli azzurri: da un paio d’anni il presidente De Salvo stava tentando di fare le cose per bene, il centro sportivo di Novarello è soltanto un esempio di quella famosa programmazione che per molti è solo una parola vuota ma che in realtà nasconde il futuro di una società di calcio. Oggi senza organizzazione societaria non si va da nessuna parte: così a Novara sanno che la serie A arriverà. Magari non quest’anno, ma è solo una questione di tempo. Quando ci sono competenza, idee chiare e soldi per metterle in pratica, stare in alto non è un sogno ma una logica conseguenza.

Così, dopo il record assoluto di quasi trent’anni consecutivi di serie C (la retrocessione di fine anni ‘80 venne cancellata dal ripescaggio seguito al primo fallimento della Pro Vercelli), nello scorso maggio è arrivato un primo posto atteso da trentatre anni ma annunciato da una stagione trionfale, con la prima sconfitta arrivata solo a quattro turni dalla fine. Quest’anno ci si aspettava un mercato aggressivo, ed invece il d.s. Sensibile ha puntato sulla continuità: pochi innesti, ma mirati, così la squadra ha potuto sfruttare l’onda lunga di un gioco a memoria ed ora vola in testa guardando il Toro dall’alto. Quel Toro che a fine inverno andrà sul sintetico del “Silvio Piola” per quello che, chissà, potrebbe essere uno scontro diretto d’alta classifica ma che sabato sarà chiamato a cercare di confermare una tradizione schiacciante che nei confronti diretti tra le due squadre ha visto ben undici affermazioni del Toro a fronte di un pareggio e di una sola vittoria novarese.

L’ultima sfida in assoluto a livello di campionati è anche l’unica di serie B: il 3 gennaio 1960 Carlo Crippa regalò nel finale il sofferto 1-0 ai granata che centrarono una vittoria fondamentale in uno dei rari momenti di flessione di quel campionato con la squadra reduce da una sconfitta e due pareggi nelle precedenti tre gare casalinghe. In quel Novara militava, e scese in campo, anche Giancarlo Cella, in prestito dal Toro per un anno prima di tornare alla base e farsi valere nelle cinque stagioni successive. Tutte le altre partite sono state giocate a livello di massima serie durante i dodici campionati di A disputati dal Novara, di cui ben otto consecutivi tra il 1948 ed il 1956, anno dell’ultima apparizione degli azzurri tra i grandi: e quasi sempre gli azzurri sono stati “maltrattati” dal Toro, fatto salvo il pareggio 1-1 risalente addirittura al 19 marzo 1939 ed il colpaccio firmato Alberico messo a segno il 30 settembre 1951, durante il miglior campionato di sempre della storia del Novara chiuso all’ottavo posto. Nelle altre occasioni il Torino ha spesso dilagato essendo stato capace di imporsi per due volte con il punteggio di 5-1, altrettante per 4-1 ed una per 4-0. Da brividi in particolare proprio il 4-0 del 3 aprile 1949, un mese prima della tragedia di Superga durante la penultima partita casalinga della storia del Grande Torino: di Valentino Mazzola, di Ezio Loik, autore di una doppietta, e di Franco Ossola i gol della rotonda affermazione.

Ma tornando al presente, sarà una domenica molto particolare per Alberto Maria “Jimmy” Fontana: lui che lo scorso anno, quando inaspettatamente Cairo gli negò il rinnovo del contratto recidendo il filo dei sentimenti che si credeva eterno, scelse di scommettere sull’avventura-Novara, scendendo di categoria. Sempre e rigorosamente da vice, questa volta non di un campione come Matteo Sereni ma di un emergente come l’albanese Ujkani: subito promosso, si è già tolto anche la soddisfazione del debutto stagionale parando pure un rigore a Cittadella. Ultrà granata dichiarato, è stato per un lustro il depositario dei segreti dello spogliatoio, la guida silenziosa del gruppo, nella gioia come nei momenti difficili: senza tema di smentita, ci sentiamo di dire che mai come questa volta Jimmy sarà contento di non “dover” scendere in campo.

Altro freschissimo ex è Nicola Ventola, ingaggiato dal Novara a stagione in corso durante l’ultimo torneo di Prima Divisione: ha dato un ridotto ma significativo contributo alla promozione ma per ora, dopo aver cominciato da titolare, ha dovuto lasciare il passo alla super-coppia Bertani-Gonzalez. Anche per lui sarà un’emozione tornare all’”Olimpico”, che è stato il suo stadio in due tormentati anni: trentacinque presenze e sei reti in tutto per lui in serie A, e quelle indimenticabili lacrime a Roma nel giorno della retrocessione.

Un piccolo spazio nei ricordi ce l’ha anche la bandiera novarese Raffeele Rubino, che in uno dei pochi momenti in cui non ha militato tra gli azzurri ha indossato proprio la maglia del Toro: accadde tra gennaio e giugno 2004, in una delle stagioni più disgraziate della storia granata e non ha lasciato un gran ricordo tra i tifosi eppure ma il centravanti nativo di Bari seppe comunque realizzare quattro reti in diciannove partite di cui il primo, a Messina, all’esordio assoluto appena venti minuti dopo essere entrato in campo.

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