
(foto: www.torinofc.it)
Mimetizzato sotto un’improbabile maglietta gialla, il Toro 2 decide di non discostarsi dai fratelli maggiori e cede nettamente per 3-1 al Bari concludendo così per il secondo anno consecutivo la propria avventura in Coppa Italia al terzo turno, secondo effettivo. Niente Livorno, dunque, per la possibile rivincita dell’eliminazione di un anno fa oltre che della fresca sconfitta in campionato e niente premio-Milan agli ottavi di finale: meglio così, in fondo ci si è evitati un’altra umiliazione oltre che di intasare il calendario di novembre già ricco di impegni che si annunciano bollenti.
Ma più che la sconfitta a preoccupare è il consueto fatalismo con cui la squadra l’ha accolta: ormai ci si sta abituando a perdere, anche se oggettivamente fa poco testo una partita giocata davanti apoche centinaia di persone a quattro giorni da una sfida decisiva e con in campo ragazzi che neppure si conoscono fra di loro. Aggiungeteci il peso di una lunga trasferta ed ecco che quello contro il Bari è stato interpretato più come un fastidio che come un’opportunità dalla quasi totalità dei giocatori scesi in campo, a parte qualche rara eccezione, nonostante il tecnico sperasse di ricevere buone indicazioni dai rincalzi. Ed invece Zavagno ha mostrato prevedibile ruggine, Filipe si è confermato una frana in fase difensiva e Cofie ha compiuto la sua ingenuità quotidiana. Il solo Gasbarroni ha provato a darsi da fare in una notte davvero triste, che getta altre ombre attorno ad una squadra qualitativamente troppo mediocre soprattutto nelle alternative per poter sperare in una vera risalita in campionato.
Sceso in campo con la formazione annunciata, in cui spicca l’esordio assoluto dell’argentino Luciano Zavagno e la prima da capitano di Francesco Pratali, altro esempio dello strano mercato estivo durante il quale il difensore era a lungo stato vicino proprio al Bari, l’unica variante presentata da Lerda è l’inversione dei trequartisti esterni con Scaglia a destra e Stevanovic a sinistra. Non cambia invece l’approccio alla partita, molle come in campionato: ma stanco di subire da palle inattive, il Toro questa volta si fa infilare a difesa schierata. Non si è ancora completato il quarto minuto quando Pulzetti ha tutto il tempo di vedere Kutuzov sulla trequarti, il bielorusso serve Caputo che s’infila facilmente tra la distratta e malposizionata difesa del Toro (è Pratali ad essere salito fuori tempo) e batte Bassi che si produce in un’uscita incerta.
Volti sconsolati in campo e soprattutto in panchina, ci si aspetta il solito stato di confusione mentale che precede poi una spesso sterile reazione ed in effetti non è esattamente un sacro furore agonistico quello che si vede negli occhi di giocatori che peraltro avrebbero più di un motivo per mettersi in mostra. Ma il pareggio arriva ugualmente, seppure in circostanze a dir poco fortunose: all’11′ Gasbarroni batte una punizione dalla sinistra, la parabola molto tagliata inganna Padelli che esce in modo imperfetto senza essere disturbato da alcun avversario, al resto ci pensa la dea bendata che fa carambolare il pallone su Marco Rossi finendo la sua corsa in rete. Esultanza ovviamente contenuta, ma non è un caso che il pallone sia partito dai piedi di Gasbarroni, per distacco il migliore del Toro.
Da quel momento la partita si trascina stancamente, a ritmi da amichevole estiva, con un possesso palla prolungato da entrambe le parti: il Bari per scelta, intento ad esercitare il suo collaudato stile di gioco fatto di un insistito possesso in attesa di trovare sfogo sugli esterni, il Toro per necessità perchè poco propenso a spingersi in avanti per non concedere spazi all’avversario. Che quando li trova rischia di fare male, come alla mezz’ora quando Pulzetti vede Rivas che sfugge a Rivalta ed a Filipe, entra in area ma conclude alto. Solo dopo la mezz’ora il Toro prende un pò di coraggio, s’accorcia e prova qualche timida sortita: quasi sempre grazie a Gasbarroni, che s’abbassa per ricevere palla in fase di non possesso per poi accentrarsi e puntare l’uomo quando ha il pallone tra i piedi. Ha voglia di giocare e si vede, come peraltro il mobile Cofie a centrocampo e Zavagno a sinistra, i più vivaci.
Altro tempo altro capitano per il Toro: Ogbonna sostituisce come da programma Pratali e la fascia passa al braccio di Rivalta, che peraltro fa tremare la panchina quando, già in precarie condizioni fisiche, viene toccato duro ad inizio ripresa. I ritmi si alzano leggermente, il Bari sembra un pò più sulle gambe ma l’unico sussulto granata è del solito Gasbarroni che su punizione impegna Padelli alla respinta in angolo.
Ma appena il Bari decide di accelerare, per il Toro è notte fonda. Basta un pò più di velocità, gioco sulle fasce e qualche sovrapposizione per mandare in tilt in appena cinque minuti i confusi giocatori di Lerda: al 19′ Rivas fa secco Cofie sulla destra, il ghanese lo atterra goffamente ed ingenuamente appena dentro l’area e Russo non può fare altro che fischiare il rigore trasformato da Parisi che spiazza Bassi. Al primo soffio di vento la tremebonda barca granata si squarcia, soprattutto a sinistra dove Zavagno si fa travolgere da Alvarez: al 23′ l’ala serve Andrea Masiello il cui destro è respinto da Bassi prima che Rivalta si aiuti in qualche modo su Caputo, poi meno di un minuto dopo lo stesso honduregno vede Pulzetti appena fuori dall’area ed il sinistro a giro dell’ex livornese non lascia scampo a Bassi proteso in tuffo.
Lerda si sbraccia ma è il primo a capire che è finita eppure manda in campo anche Iunco e Lazarevic per Stevanovic e Gasbarroni. Ma si gioca solo per far trascorrere il tempo: il Bari sfiora il poker con Kutuzov, poi molla gli ormeggi ed allora c’è il decoroso finale del Toro, con la squadra generosamente ed orgogliosamente protesa in avanti grazie alla vivacità di Iunco che prima calcia sul fondo una punizione poi sfiora la rete con un pallonetto vedendo Padelli fuori dai pali e cerca di sorprenderlo, salvo poi rendersi protagonista di un veloce battibecco con la panchina, forse più preoccupante della sconfitta stessa. Ci prova anche Lazarevic che corre come se nulla fosse ma allo scadere non riesce a deviare in porta un bel traversone di Scaglia, poi il triplice fischio di Russo fa terminare l’agonia ed avvicina il redde rationem di lunedì, cui si arriverà comunque con un altro carico di malinconia e preoccupazione.

Davide Martini








