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Giorni granata: 23 ottobre

Una ricorrenza speciale, una partita indimenticabile o semplicemente un personaggio cardine della storia del Toro, il tutto nelle stesse date delle partite di quest'anno: questo è Giorni granata, che comincia la sua storia col racconto del derby del 23 ottobre 1983. Vinto, esattamente come il precedente, quello storico dei 124".

Giuseppe Dossena: bandiera granata a segno in due derby consecutivi

Prende il via oggi una nuova rubrica tutta granata, che come ci piace fare affonda le radici nel grande romanzo del Toro. Partite magari banali ma che nascondono in realtà piccole grandi storie di giocatori, inizi di lunghe strisce vincenti, o al contrario sospirate vittorie arrivate a riscattare periodi negativi. Il Toro in una data: questo è Giorni granata, che approfitterà di qualche giornata particolare per associarla a partite disputate negli stessi giorni in cui la squadra di oggi si dibatte per tornare tra i grandi, in un’era totalmente diversa da quella di molte delle gare che esamineremo.

La prima data che prendiamo in considerazione è quella del 23 ottobre. E la distonia non potrebbe essere più marcata: la prima squadra impegnata in casa contro il pericolante Frosinone mentre lo sguardo nostalgico si allunga verso le tante partite che in oltre cento anni hanno visto protagonisti i colori granata in questa stessa data. Dal 2-2 di Trieste del 1932 al recentissimo 2-0 alla Reggina dello scorso campionato, la partita che costò il posto al grande ex Walter Novellino: fiumi d’inchiostro granata dedicati a vittorie esaltanti, come il 3-2 contro il grande Milan di Nordahl nel 1949 o a sconfitte inaspettate come lo 0-1 patito a Foggia nel 1977, campanello d’allarme di una stagione che sarebbe stata assai diversa da quella miracolosa dei 50 punti appena terminata.

C’è stato spazio anche per vivere insopportabili illusioni, come accadde il 23 ottobre 1988 quando un rigore di Roberto Cravero aprì le marcature nell’1-1 interno contro l’Atalanta, primo punto casalingo di una stagione conclusa con il dramma sportivo della retrocessione. Ed infine anche per cocenti delusioni, come nel 1993, quando appena tre giorni dopo l’esaltante rimonta in Coppa delle Coppe contro l’Aberdeen, dallo 0-2 al 3-2 in 45′, prodromo dell’impresa in terra scozzese di due settimane dopo, arrivò la rocambolesca sconfitta interna per 3-2 contro la Sampdoria, suggellata dalla sfortunata autorete di Sandro Cois.

Ma nella mente di molti torinisti, il 23 ottobre si legge derby. Ed allora facciamo uno strappo alla regola, ed alla scaramanzia, anticipando un capitolo del grande libro delle stracittadine, da riaprire quando sfidare la Juve tornerà a diventare una piacevole consuetudine. Perchè appena sette mesi dopo la rimonta delle rimonte, i 124″ che cambiarono la storia della città calcistica, il Toro riuscì nell’impresa di vincere anche il derby successivo, il primo della stagione seguente: e poi dicono che la Juve non ha il complesso del Toro.

È cronaca di ventisette anni fa, 23 ottobre 1983. La corazzata di Trapattoni contro un Toro imparagonabile con quello che illuminò gli anni ‘70, ma sempre capace di farsi rispettare. Soprattutto davanti ai colori bianconeri. Molti dei protagonisti sono gli stessi di quel 27 marzo, ma a pensarci bene mancano proprio due dei tre goleador, Bonesso e Torrisi, che al Toro erano state meteore sì, ma d’annata. Beppe Dossena, colui che a marzo riaccese la speranza, in campo c’era: e se ne accorse anche Dino Zoff, trafitto dal compagno di nazionale allo scoccare dell’ora di gioco. Si giocava appena la sesta giornata, ma il rendimento del Toro era già sorprendente, considerando le modeste aspettative dopo il grigio campionato precedente, ravvivato solo da quel derby. Ancora imbattuti, i granata di Bersellini si presentano alla stracittadina in perfetta media inglese, dopo tre vittorie interne e due 0-0 in trasferta, a meno due dalla favoritissima Juventus, desiderosa di riscattare la delusione della stagione precedente quando lasciò lo scudetto alla sorprendente Roma.

In campo nel Toro c’era in campo anche Walter Schachner, l’attaccante austriaco appena prelevato dal Cesena: non era un fenomeno ma aveva un discreto fiuto del gol, sebbene in granata lo stoccatore designato fosse Franco Selvaggi, chiamato a confermare le discrete cose mostrate nella stagione del debutto. La Juve è reduce dalla “battaglia” di Parigi dove quattro giorni prima aveva subito allo scadere il gol del 2-2 in Coppa delle Coppe; il Toro è come sempre guardingo, Brio controlla senza troppi problemi Schachner, quindi ne esce una partita piuttosto deludente.

I fuochi d’artificio arrivano nell’ultima mezz’ora: Cabrini risponde a Dossena appena sette minuti dopo, ma si vede che il Toro ha più gamba e più voglia di vincere. Così è il primo gol stagionale di Spadino Selvaggi a regalare un’altra gioia al popolo granata. Niente esultanza incredula come sette mesi prima per Bersellini ed i tifosi, ma non era molto diversa la gioia per una vittoria che valse l’aggancio in classifica. Capace di rimanere a sorpresa in scia dei bianconeri per metà campionato, e di far parlare di sè l’Italia calcistica, il Toro si spense lentamente ed inspiegabilmente a fine inverno riuscendo a vincere soltanto una delle ultime otto gare di campionato, l’ultima, quella interna contro il Napoli: la zona Uefa era ormai sfumata, la gioia per un altro colpo gobbo no.

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