
(foto: www.torinofc.it)
È stato il principio, non sarà l’epilogo. Comunque vada. Il Toro di Franco Lerda si rituffa in Coppa Italia, anche se il momento non è esattamente quello più opportuno. Due mesi e mezzo dopo il debutto ufficiale della stagione contro il Cosenza, arriva la trasferta di Bari valevole per il secondo turno ad eliminazione diretta ed in programma al San Nicola giovedì sera con inizio alle 20.45: il tutto in un momento delicatissimo, in cui ogni passo falso potrebbe risultare fatale, anche per l’allenatore, cui comunque verrà rinnovata fiducia almeno fino a lunedì. Lo strano regolamento della coppa nazionale prevede la gara secca, in casa della squadra di categoria superiore ed in caso di parità niente replay a campi invertiti ma tempi supplementari ed eventuali rigori, il tutto condensato tra due turni di campionato. Stranezze italiche, per la serie come svilire una competizione ai minimi storici d’interesse. Per fronteggiare gli impegni ravvicinati e limitare le conseguenze del lungo viaggio di ritorno comunque il Toro rimarrà nel capoluogo pugliese anche venerdì, si allenerà in mattinata e ripartirà solo nel pomeriggio.
A Ferragosto bastò la volenterosa squadra dell’ex Paolo Stringara (nel frattempo esonerato a vantaggio di Mario Somma) a svelare in netto anticipo i limiti del Toro: servirono i supplementari, un uomo in più e due rigori per avere la meglio dei rossoblù, ma il mercato era ancora da completare e non ci si fece caso. Settanta giorni dopo, l’impegno contro i biancorossi di Ventura giunge nel culmine dell’ennesima crisi, alla vigilia della partita senza ritorno, quella di lunedì contro l’Ascoli. Che fare, dunque? Giocarsela, l’unica risposta. Innanzitutto perchè ogni partita va onorata, in secondo luogo perchè sarebbe ora di farsi rispettare nella seconda manifestazione nazionale, un tempo terreno di caccia per i colori granata. Perdere aiuta a perdere, quindi bisogna scendere in campo per provarci: magari con diverse seconde linee, ma senza snobbare l’impegno.
Di fronte ci sarà un avversario ferito, reduce da quattro sconfitte nelle ultime cinque partite e prossimo a realizzare che quest’anno ci sarà da soffrire per restare in serie A: le meraviglie dell’anno passato sono solo un ricordo, il gioco di Ventura è stato ormai memorizzato dalle altre squadre e quindi urge inventarsi qualcosa per sfuggire ad altri pericolosi scivoloni. Anche per questo, dunque, il Toro è chiamato a giocarsela fino in fondo, senza contare che l’eventuale prossimo accoppiamento contro la vincente di Atalanta-Livorno potrebbe anche consentire di spingersi fino agli ottavi di finale, dove s’incontrerebbe il Milan. Così, giusto per riprovare certe emozioni.
Provando ad immaginare una formazione credibile, il ricorso alle seconde linee sarà dettato dalla necessità di risparmiare qualche titolare che non ha mai tirato il fiato, come Garofalo, in vista della delicatissima gara contro l’Ascoli ma anche da una speranza, quella che più che il tecnico nutre il tifoso, ovvero che in giocatori finora poco utilizzati, per non dire ignorati, come Zavagno o Scaglia, si possa annidare quel furore che si era inaspettatamente sprigionato a gennaio e che ora sarebbe fondamentale per riportare quantomeno un pò di serenità in un ambiente a metà tra la tensione e la depressione.
La rosa è abbastanza ampia ma di certo chi per adesso si è visto pochissimo non potrà cambiare faccia alla squadra: ed allora, più che il passaggio del turno, al Toro di Bari si chiederà un atteggiamento positivo, che non porti a considerarsi battuti in partenza nè all’arrendersi alla prima difficoltà. Non verrà cambiato almeno per ora l’impianto tattico, per qualche novità bisognerà aspettare, forse, lunedì. Comunque, anche a causa dell’emergenza sopratutto in difesa, per più di un giocatore ci sarà da affrontare il doppio impegno, ed anche per questo è vietato illudersi: a Bari ci saranno le gambe di tutti, ma chissà la testa di quanti e la voglia di riscatto dei pugliesi unito ovviamente ad un tasso tecnico superiore, seppur non di molto, fanno pendere la bilancia del pronostico nettamente dalla parte dei biancorossi. Con un incubo: quello dei supplementari, che sarebbero un colpo terribile in vista di lunedì, per quanto quello della condizione atletica sia uno dei pochi tasti non dolenti di questo Toro.
Davanti a Bassi agiranno Filipe a destra e Zavagno a sinistra: in mezzo sicuro Rivalta, al rientro dopo uno stop di un mese e subito in campo dall’inizio, più uno tra Ogbonna e Pratali, che potrebbero fare staffetta per preservare l’unica coppia centrale in vista dell’Ascoli, stante l’infortunio di Di Cesare. In mezzo l’ennesimo infortunio subito da Zanetti, rimasto a Torino, sarà l’occasione per rivedere Cofie, nonostante dopo il fattaccio di Bergamo, ed in un momento del genere, sarebbe stato più saggio tenerlo “riparato”: al suo fianco uno tra De Vezze e De Feudis. Dietro a Pellicori, punta titolare per scelta e necessità considerando lo stop di Bianchi, dovrebbe agire, anche per l’assenza di Belingheri, il trio Stevanovic-Obodo-Scaglia, un terzetto mai visto, con il solito doppio compito per Obodo, chiamato a rendersi pericoloso con gli inserimenti ma anche ad abbassarsi per dare manforte alla coppia di centrocampisti formando in fase di non possesso una sorta di 4-3-3, tanto più fondamentale in questo caso perchè il nigeriano dovrà disturbare l’azione della mente del gioco pugliese, Sergio Almiron. Da non escludere però l’opzione Gasbarroni al posto di Obodo anche se il Gas potrebbe essere tenuto in caldo per lunedì.
Per chiudere, un pò di storia. Eccezion fatta per i quarti di finale raggiunti due anni fa nell’infausta stagione della retrocessione, quando fu la Lazio a cacciar fuori la squadra di Novellino dopo il sorprendente blitz di Firenze firmato Rolando Bianchi, negli ultimi anni la coppa nazionale ha sempre fatto rima con delusioni se non umiliazioni in casa granata. Un paio di volte sono stati toccati gli ottavi di finale, ma sempre saltando il primo turno e superando pertanto pochissimi ostacoli: memorabile poi l’eliminazione al secondo turno contro il Crotone nel 2007, sconfitta che costò il posto a De Biasi, sostituito da Zaccheroni a tre giorni dal via del campionato. Ed andando indietro nel tempo si ricordano vere e proprie umiliazioni, come la Caporetto subita a Fiorenzuola nel 1995.
La speranza è che sia l’avversario a portare fortuna: il Toro infatti non ha mai perso nelle quattro edizioni della manifestazione in cui ha incrociato i galletti per sei precedenti complessivi, quattro dei quali giocati proprio in Puglia con un bilancio di una vittoria e tre pareggi. In due occasioni addirittura il cammino è poi sfociato nella finale: persa nel 1980, quando il Toro vinse 2-1 al Delle Vittorie nel girone eliminatorio con reti di Patrizio Sala e Ciccio Graziani inframmezzate dal momentaneo pareggio del futuro granata Aldo Serena, vinta nel 1992 quando nel doppio confronto valevole per gli ottavi di finale i granata impattarono 1-1 a Bari con reti di Scifo e Capocchiano per poi vincere in casa di misura grazie ad un’autorete di Ivan Rizzardi. Curiosità: la sfida di ritorno si giocò esattamente diciotto anni fa, il 28 ottobre 1992. E mentre il primo precedente risale al 1977, 0-0 il 31 agosto sempre nel girone eliminatorio, molto più recenti sono gli ultimi due, risalenti al primo turno dell’edizione 2000-2001: il 27 agosto 2001 Stefan Schwoch e Andrè Pinga firmarono il 2-1 del Delle Alpi, dieci giorni dopo bastò lo 0-0 per qualificarsi agli ottavi dove fu il Milan a sbarrare la strada ai ragazzi di Gigi Simoni.

Davide Martini








