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Giorni granata: 13 novembre

Dal secondo derby vinto in sette mesi ad un successo di carattere, giunto dopo la fine di una storica imbattibilità. La seconda puntata di Giorni granata regala altre pagine di storia, inclusa quella legata ad un bellissimo gol di Roberto Stellone. E c'è pure un altro derby...

Roberto Stellone: 115 presenze e 16 gol con la maglia del Toro
(foto: www.calciomercato.it)

Era tutto diverso, cinque anni fa. Clima attorno alla squadra ed entusiasmo generale. La seconda puntata di Giorni granata, la rubrica che ripercorre date particolari cui sono legate gare indimenticabili, analizza cosa ha rappresentato il 13 novembre nel lungo romanzo del Toro. Sono in tutto otto le partite disputate dai granata in questo giorno con un bilancio lusinghiero di cinque vittorie, due pareggi ed una sola sconfitta. L’ultima volta però rimanda ad un passato recente quanto illusorio: l’inizio dell’era Cairo e l’incredulità di ritrovarsi subito competitivi dopo il fallimento, capace di far passare in secondo piano alcuni limiti organizzativi, in società ed in seno alla squadra, in cui sarebbe già stato possibile intravedere in nuce il successivo lustro di crisi ed umiliazioni. Ma quel giorno, una domenica come un’altra in cui la B si prese tutti i riflettori per la sosta del massimo campionato, arrivò l’ennesima vittoria, contro il Modena: finì 2-1 davanti a quasi trentamila spettatori, dato quasi impressionante se rapportato alla realtà odierna. Non fu una partita banale, perchè caratterizzata da uno dei gol più belli dell’era recente del Toro, quello al volo di sinistro con cui Roberto Stellone, uno abituato a segnature spettacolari, aprì le marcature al 36′.

Seguì il raddoppio a metà ripresa dell’ex Enrico Fantini, prima che Christian Bucchi riaprisse la contesa e facesse soffrire fino alla fine i granata di De Biasi, capaci comunque di portare a casa un risultato importantissimo in chiave promozione contro quella che sarebbe stata a tutti gli effetti una concorrente, dal momento che il Modena di Stefano Pioli centrò la qualificazione ai playoff perdendo in semifinale contro il Mantova. Giorno statisticamente fortunato, si diceva, il 13 novembre del Toro, caratterizzato da una sola sconfitta, quella subita contro l’Inter nel 1963 per 3-1 in una partita che teoricamente neppure si sarebbe dovuta giocare quel giorno, essendo un recupero del 25 settembre fissato per permettere ai nerazzurri di disputare e vincere la finale di Coppa Intercontinentale contro l’Estudiantes.

Una vittoria più delle altre raccolte il 13 novembre è particolarmente significativa per la storia del Toro. Correva l’anno 1949 ed a sei mesi di distanza dall’immane Tragedia, una squadra di giovani talentuosi ma pur sempre giovani si affacciava al campionato con tante inquietudini ed incertezze, al punto che, primo ed unico caso nella storia, la Figc decise di bloccare per due anni la retrocessione del Toro: anche se avesse terminato il campionato tra le ultime tre la squadra del presidente Novo sarebbe stata salvata d’ufficio, per proteggere la ricostruzione della società nel dopo Superga. Nonostante il riguardo, le prime battute della stagione erano state abbastanza confortanti e la squadra fu subito in grado di lottare se non per lo scudetto quantomeno per le prime quattro-cinque piazze, senza dimenticare che quella stagione vide anche la partecipazione alla Coppa Latina, antesignana della Coppa dei Campioni, chiusa con un onorevole terzo posto. Ma appena sette giorni prima si era consumato un piccolo-grande dramma sportivo: dopo cento partite consecutive d’imbattibilità, di fatto l’intera epopea del Grande Torino, si chiuse la più lunga inviolabilità interna che la storia del calcio italiano ricordi.

Mai il Toro era stato battuto in casa dal 17 gennaio 1943, quando l’Ambrosiana Inter superò Mazzola e compagni per 3-1. Ed a compiere l’impresa fu proprio la Juventus, futura campione d’Italia e capace di passare al Filadelfia per 3-1. Nulla di drammatico, certo, era impossibile chiedere troppo ad un gruppo di ragazzi bravi ma inesperti, come evidenziato dai tanti alti e bassi avuti fino a quel giorno, dal rotondo 5-1 al Novara ai crolli contro Sampdoria e Padova. Ma come avrebbe reagito la squadra? Il 13 novembre, a Bari, arrivò la squillante vittoria per 5-1 con doppiette di Attilio Frizzi e di Para Bengtsson ed ultima rete di Riccardo Carapellese: una risposta inattesa, che inorgoglì non poco il popolo granata. A fine stagione arrivò un onorevolissimo sesto posto, illuminato dalle ventisette reti di Beniamino Santos: ed il tifoso del Toro ricominciò a palpitare, pur sempre con la morte nel cuore. La stagione successiva, però, i sogni si tramutarono in incubi e nonostante una squadra quasi immutata si dovette lottare fino alla fine per la salvezza. Tra gli altri 13 novembre da ricordare, spiccano due 0-0: quello in casa del Lecco, in una delle tre apparizioni dei lombardi in serie A, datato 1966 e nobilitato da nobili firme in maglia neroceleste, da Sergio Clerici a Saul Malatrasi fino a Valentin Angelillo. E poi l’immancabile derby, nel 1960. Ma quel giorno niente fuochi d’artificio come nel 1983 ma solo un pareggio prezioso in chiave salvezza.

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