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Grosseto-Torino: Lerda s'accontenta

Abbozza soddisfazione Lerda che nel dopo-partita di Grosseto guarda al bicchiere mezzo pieno della porta inviolata e dei pochi rischi corsi. Ma il tecnico ammette anche troppa imprecisione in avanti ed un secondo tempo privo di vivacità. Sondaggio: che Toro è stato quello di Grosseto?

Franco Lerda sprona i suoi ma a Grosseto s'�¨ visto poco Toro
(foto: www.torinofc.it)

C’era una volta la media inglese, quella che faceva vincere i campionati andando a velocità di crociera: si vince in casa, si pareggia fuori e tutti contenti. Peccato che il calcio si sia evoluto, che nell’era dei tre punti non sempre impattare lontano da casa è un buon risultato e che due pareggi oggi siano peggio di una vittoria ed una sconfitta. Fino ad oggi il Toro aveva impersonato benissimo la nuova filosofia, con una sola X nel proprio cammino, quella coincisa col primo punto stagionale in casa contro il Crotone: ma Lerda ha capito che per rimanere al suo posto e soprattutto per dare un’identità credibile alla squadra serve più equilibrio. E che fare un piccolo passo può servire all’autostima.

Dev’essere stata questa la molla che ha spinto il tecnico granata a modificare settimana dopo settimana il suo credo calcistico: in fondo era ciò che gli era sempre stato chiesto nella prima parte del campionato, derogare dall’incrollabile 4-2-3-1 che forse non valorizzava al meglio la rosa. La correzione però rischia di essere peggiore del buco perchè quello visto a Grosseto è un Toro impaurito e snaturato, nonostante i quattro attaccanti o quasi in campo. Niente spinta sulle fasce, niente gioco a centrocampo (ma questa non è una novità), ci si affida solo alle individualità ed a tiri da lontano.

Ma secondo Lerda bisogna ricominciare dall’abc per ridare certezze alla squadra: ed allora prima si dà sicurezza alla difesa, poi si ripenserà alla fase offensiva. Chissà se ci crede veramente, ma il mister granata non appare deluso dal pareggio di Grosseto: in fondo è normale, considerando che tra terzini bloccati e cambi ritardati durante i 9o’ ha dato l’impressione di gradire la divisione della posta: “Dubito che i pareggi si possano considerare mezze sconfitte - esordisce Lerda - anche in un calcio come quello moderno: anzi, se avessimo pareggiato qualche partita in più a quest’ora parleremmo di altri scenari. Per noi che siamo soliti commettere troppe ingenuità dietro, poi, era importante assestarsi: per questo ho pensato di bloccare la difesa con Rivalta e Zavagno, ed anche se qualche pericolo l’abbiamo corso sono soddisfatto della tenuta difensiva. L’idea era quella di cambiarli nella ripresa vedendo lo sviluppo della partita”.

Low profile o solo sano realismo? Possibile che l’allenatore non si accorga della sterilità offensiva, della difficoltà a produrre occasioni da rete della sua squadra, anche se quella di Grosseto è stata solo la seconda trasferta senza gol all’attivo? Il mister finalmente si sbottona e lascia spazio a qualche rimpianto: “Certo nel primo tempo potevamo essere più precisi nel trovare gli attaccanti, mentre nella ripresa siamo andati meglio facendo sempre la partita pur senza creare granchè”. Già, non è poco, e quello che lascia perplessi è la semplicità con cui si ammette un grave limite per una squadra ambiziosa: “Ripeto che nel secondo tempo dovevamo fare meglio, ma non credo si possa dire che il Toro non abbia avuto voglia di vincere. Personalmente me ne vado da Grosseto non così deluso: abbiamo mosso la classifica e guardiamo avanti”. La mossa Lazarevic a sinistra? “A destra a volte rischia di diventare prevedibile, dall’altra parte può rientrare e creare qualcosa di nuovo”. Chiusura polemica sull’arbitraggio: “Il rigore su Iunco era davvero netto, peccato non sia stato visto, e peccato anche che l’arbitro abbia fischiato la fine con diversi secondi d’anticipo non facendoci battere una punizione”.

Recriminazioni che si perdono nel ventre dello stadio, come quelle su un Toro troppo poco combattivo per poter guardare davvero all’alta classifica. Almeno su questo Lerda ha ragione: si provi a fare piccoli passettini senza pensare a chi sta davanti. Ma resta la realtà di un’occasione persa, attestata dagli highlights che mettono in evidenza i pochissimi spunti interessanti della partita, oltre al doloroso dubbio di cosa sarebbe successo se Guidone avesse segnato in avvio o se il Grosseto avesse spinto anche nella ripresa. Forse sarebbe andata come a Cittadella e come a Pescara: sterili forcing per forza d’inerzia più che sulla spinta del gioco.

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