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Torino-Ascoli 2-1

Esame superato, ma quanta fatica. Il Toro si rialza dopo due sconfitte consecutive superando l'Ascoli neo-fanalino di coda. Dopo l'ennesima partenza ad handicap, la squadra, scesa in campo con un disperato 4-2-4, soffre ma trova la rimonta grazie a Iunco e Sgrigna ma anche grazie alla corsa di Lazarevic. Lerda salvo, almeno per ora, ma diverse cose ancora non vanno.

Sgrigna realizza l'1-1: è il 28' del primo tempo
(foto: www.torinofc.it)

La nottata deve ancora passare. Non può e non deve bastare un successo di misura contro un Ascoli piccolo piccolo e da oggi anche ultimo di una classifica che torna parzialmente a sorridere per i colori granata, per far cantare vittoria sulla crisi alle spalle: il Toro è ancora malato, forse nella testa più ancora che nelle gambe, e lo ha confermato anche nella serata da tregenda, fortunatamente solo per le condizioni atmosferiche, che ha almeno per il momento allontanato le ombre dalla panchina di Lerda. Ma dietro la vittoria di misura ci sono tutte le insicurezze di una squadra che non ha ancora un gioco riconoscibile, che prima di reagire deve essere schiaffeggiata e che, costruita per un 4-2-3-1, sembra inadatta ad indossare qualunque altro abito tattico, se non uno molto simile come quello cucito addosso dal tecnico nella gara della disperazione.

Contro l’Ascoli infatti si è visto un 4-2-4 ai limiti dell’assurdo, con le due ali quasi costantemente in linea con i due attaccanti e i terzini che spingevano, meno del solito ma con una certa frequenza. Ne è uscito un obrobrio tattico, reso possibile solo dalla totale assenza dell’Ascoli, mentale e fisica. Proprio l’inadeguatezza dell’avversario spinge ad un’inevitabile cautela, ad attendere prima di parlare di crisi superata. Semplicemente questa partita non si poteva non vincere, eppure lo è stato fatto nella maniera più sofferta: sbagliando tante occasioni, certo, ma riuscendo ad andare in rete solo attraverso circostanze fortuite o calci piazzati. Pertanto l’unico dato certo è che Lerda potrà lavorare, con più o meno tranquillità, per almeno un’altra settimana, in attesa di vedere di che pasta sia fatta questa squadra sabato pomeriggio sul campo del Grosseto. Qualcosa di buono comunque si è visto, anche se solo dopo aver “trovato” l’1-1, segno che il carattere non è ancora quello giusto: solo dopo, e per tutto il secondo tempo fino al liberatorio gol del vantaggio, si è vista una manovra più fluida e tante occasioni, seppur favorite dalla totale passività dell’Ascoli. Anche se alla fine la differenza l’hanno fatta le individualità, Lazarevic su tutti.

E pensare che c’erano tutti gli ingredienti per l’ennesima notte maledetta, a cominciare dalla rocambolesca vittoria del Sassuolo sul Siena che aveva trasformato il posticipo dell’Olimpico in uno strana sfida-salvezza: al via infatti si presenta una formazione rivoluzionata per necessità all’ultimo minuto, con Rubinho fuori per un problema al collo mentre Garofalo è solo in panchina per una “scelta tecnica” che sa tanto di contrasti con l’allenatore. Rimane seduto anche Obodo, provato dal lutto familiare. Non ce la fa neanche Bianchi, alla fine, ed allora spazio a Pellicori che al suo fianco ha Sgrigna che agirà da vera seconda punta. Dopo aver speso tante parole sembrava impossibile aspettarsi un’altra partenza ad handicap. Ed invece è risuccesso, e nella maniera più incredibile: sono trascorsi meno di due minuti quando Ogbonna sbaglia tutto centrando in pieno Federico Moretti con un comodo rilancio al limite dell’area invece di appoggiare lateralmente.

Il centrocampista non chiede di meglio, entra in area e batte Bassi in uscita. Sguardi persi in campo come sugli spalti, sembra di essere vittima di una candid camera ma è tutto vero. Come facile prevedere, la reazione non c’è, nè si può incolpare di questo le condizioni ambientali perchè i tifosi, pur traslocatisi per protesta in tribuna, dove spicca l’assenza di Cairo, consigliato dalla Questura, non fanno mancare il loro apporto neppure nei difficilissimi venti minuti successivi in cui l’Ascoli si rintana progressivamente ma il Toro si limita ad una lentissima circolazione di palla che sfocia in sterili lanci lunghi conditi da tantissimi errori di misura: i più attivi sono ovviamente gli esterni d’attacco, penalizzati però dal campo pesante.

Così nella prima mezz’ora bisogna accontentarsi di una punizione di poco alta di Sgrigna al 6′ e di un tiro alto di Lazarevic, ben servito da una sponda arretrata di Pellicori, al 22′. Ma poco prima del 30′ la partita gira: innocuo cross di Iunco dalla sinistra, Guarna abbranca il pallone in presa ma perde l’attrezzo bagnato che carambola su Ciofani, Pellicori prova ad inserirsi ma la sfera giunge a Sgrigna che appoggia in rete, per poi correre ad abbracciare Obodo. Gesto nobile da parte di uno che si è già trovato in una situazione simile ma, perdonateci la malizia, di solito in questi casi si va ad abbracciare l’allenatore… Qualcosa comunque scatta ed al 36′ un cross al volo di Zavagno termina sulla testa di Pellicori, che conclude alto, prima che sul finire del tempo lo stesso attaccante reclami un rigore per fallo di Guarna, ma in realtà il centravanti cade prima del contatto, così come, poco prima su Sgrigna, il fallo c’era ma dopo che l’assistente di Ciampi aveva ravvisato il fuorigioco dello stesso Pellicori.

Nella ripresa entra in campo un Toro quantomeno più veloce nel possesso palla, pur sotto una pioggia sempre più insistente: sale sugli scudi Lazarevic, a volte più veloce del pallone stesso, ma unica variabile impazzita in grado di creare superiorità numerica sulla fascia, accentrarsi e servire bei cross. Già al 4′ si potrebbe passare ma il colpo di testa di Pratali su angolo di Iunco esce di un soffio, così come il bel destro a giro di Sgrigna, che fa l’elastico ora al fianco ora alle spalle di Pellicori. Al quarto d’ora l’ennesima discesa di Lazarevic fa arrivare il pallone a Pellicori che da cinque metri centra Guarna in uscita, poco dopo che una puntata di destro di Iunco esca di un soffio. È assedio puro: e l’Ascoli? Non fa nulla, accettando passivamente il proprio destino e non riuscendo mai a tenere palla per più di quindici secondi.

Eppure il gol partita arriva su palla ferma: a metà tempo, parabola di Sgrigna e malizioso intervento di Iunco che spiazza Guarna tornando al gol, il quarto stagionale, dopo quasi due mesi. La partita di fatto finisce qui perchè il Toro ovviamente rallenta i ritmi e l’Ascoli non fa nulla per rimettere in piedi l’incontro eccetto una penetrazione di Gazzola allo scadere. A fine partita bella l’immagine del gruppo unito che festeggia una vittoria divenuta col tempo inevitabile: mancava Lerda, ma forse è un dettaglio. In attesa di esami più severi, si prova a ripartire.

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