Questo sito contribuisce alla audience di

Toro a Reggio: svolta cercasi

Sembra una mission impossible, ma almeno arrivano test veri: il Toro affronta la durissima trasferta di Reggio Calabria, contro la lanciatissima formazione di Atzori seconda in classifica. Bisognerà cambiare radicalmente marcia per uscire indenni: ma l'emergenza infortuni torna ad assillare Lerda.

Iunco �¨ ancora fermo per la pubalgia
(foto: www.torinofc.it)

Caccia alla quarta partita utile consecutiva, o primo vero esame da superare dopo l’ennesima crisi? Il Toro affronta l’ultima fatica dell’ultima settimana “impossibile” offerta dal calendario di serie B nell’anno solare affrontando una salita dura, apparentemente quasi impossibile da scalare, il primo dei quattro confronti con le prime sei della classifica in programma prima di arrivare a metà stagione: l’impegno all’”Oreste Granillo” contro la Reggina, tornata un pò a sorpresa competitiva dopo aver clamorosamente bucato la scorsa stagione, iniziata con lo scomodo ruolo di favorita d’obbligo. È trascorso poco più di un anno dalla sfida a campi invertiti che segnò la fine del cammino di Walter Novellino sulla panchina amaranto: Lerda tocca ferro, ma i recenti pur tribolati risultati positivi dovrebbero averlo messo al sicuro anche in caso di ko sullo Stretto, a meno che non si verifichi un tracollo. Il tutto mentre tornano a riaffacciarsi le polemiche societarie, con tanto di comunicato stampa ufficiale di Cairo che diffida chi diffonda nuove speculazioni su sceicchi assortiti, incluso l’ex factotum Giovanni Trombetta, al centro di fantomatiche trattative di mediazione con Mansour. Polveroni inutili oltre che dannosi.

Certo non è facile giudicare come la squadra arrivi a quella che è una vera e propria partita-verità, non tanto per la classifica quanto per constatare come rapportarsi dal punto di vista del gioco e del carattere di fronte ad una squadra magari non superiore dal punto di vista tecnico ma molto pratica, esattamente il contrario del Toro vacuo ed inconcludente visto nelle ultime apparizioni. Dal punto di vista degli uomini, ci si arriva male: Iunco è ancora vittima di quella che oramai può essere definita senza ipocrisia pubalgia e salterà di sicuro il viaggio in Calabria ma è incerta la data del rientro. Poco male, considerando il ridotto apporto fornito dal ragazzo nell’ultimo periodo, spia rossa invece per quanto riguarda la difficile sostituzione: alla fine dovrebbe spuntarla ancora Scaglia, considerando che anche l’ipotesi vista in corsa martedì, un 4-4-2 con Garofalo “alto”, è stata cancellata dal Giudice Sportivo, che ha fermato per un turno il terzino, match-winner nella partita della scorsa primavera per una vittoria fondamentale in chiave playoff quanto fortuita e discussa ma capace di rinverdire una tradizione da anni negativa. Catena di sinistra assente, dunque, e nel momento peggiore, quello in cui affidarsi ad esperimenti o soluzioni d’emergenza può risultare fatale.

Scontata la presenza come terzino di Zavagno, per il resto si dovrebbe vedere lo stesso undici che ha superato di misura l’Albino, ancora senza Rubinho e Di Cesare, solo parzialmente in recupero dopo i rispettivi problemi al collo ed alla coscia e con la probabile conferma per Zanetti al posto di De Feudis, al rientro dalla squalifica. Convocato tutto il resto della rosa, Suciu incluso. Ma sarà ancora 4-2-4 o Sgrigna sarà leggermente più arretrato di Bianchi? Sofismi, perchè in ogni modo non cambierebbe l’impostazione aggressiva della squadra nè la possibile sofferenza a metacampo di fronte al solido 3-5-2 dell’ex Gianluca Atzori. La Reggina che insegue la capolista Novara a soli tre punti di distanza, e che minaccia di mandare il Toro a meno dieci dal secondo posto, non è una squadra spettacolo, come suggerito dal modulo sparagnino adottato dall’allenatore: la sua forza sta nei tantissimi giovani, gran parte dei quali prodotti del vivaio amaranto, che un pò inaspettatamente stanno spingendo in alto la società del presidente Foti, che, partito a fari spenti, di certo non si aspettava un cammino tanto entusiasmante. Da Rizzo a Cosenza fino a Viola ed all’ormai maturo Missiroli, ragazzi magari non più giovanissimi ma pronti al salto di qualità.

Sarebbe ingeneroso paragonare l’attività ed i frutti raccolti dalle giovanili della Reggina, guidate per anni dal responsabile, ed anch’egli ex granata, Simone Giacchetta, promosso quest’anno direttore sportivo della prima squadra, con le difficoltà dell’omologa struttura granata: un fallimento, i diversi obiettivi di partenza e le quasi dieci stagioni vissute in serie A rendono agli antipodi i due mondi, ma oggi la Reggina può vivere di luce propria gongolando di fronte alla possibilità di rivendere a peso d’oro giocatori pagati poco o nulla. Sul campo, però, il Toro potrà far valere la propria maggior esperienza, anche se vedendo come la squadra di Atzori ha condotto le ultime partite ci si accorge che pur giovane il gruppo amaranto ha saputo vincere spesso con cinismo ed un pizzico di fortuna. Per sabato tornerà a disposizione Bonazzoli, bomber inaspettatamente ritrovato ma assente nelle ultime due pur vittoriose partite: sei punti per questo forse inattesi, giunti sì contro avversari morbidi come Portogruaro e Cittadella ma che hanno sicuramente regalato più certezze ad una squadra che raramente è garanzia di spettacolo ma capace come poche di bloccare il gioco altrui affidandosi alla corsa ed agli inserimenti delle mezze ali.

Ci sarà allora come detto da soffrire non poco in mezzo al campo, anche se a far paura, più che questioni tattiche, è l’approccio psicologico, la difficoltà ad entrare in partita, ad adattarsi all’avverssario ed a cambiare passo durante la gara, difetti emersi chiaramente contro squadre che di fatto non hanno neppure lottato (Albinoleffe) o lo hanno fatto solo per un tempo (Grosseto) e pertanto potenzialmente in grado di fare la differenza in confronti così equilibrati. Sulla carta il pronostico sembra chiuso, nè è possibile andare con la mente alla prima mezz’ora contro il Novara, unico frammento da salvare di una stagione fin qui in sordina: diverso il contesto e diverso l’avversario. Non resta che sperare che la mini-serie postiva abbia rinforzato il carattere, da sempre in serie B quasi più decisivo della tattica.

Ultimi interventi

Vedi tutti