L'autogol di Pulici

Chiamiamolo pure un gol sbagliato a porta vuota. Inusuale, visto il personaggio, ma innegabile. Paolo Pulici si è confermato senza peli sullo stomaco anche ricordando Bearzot. Con cui non ha mai legato, certo, ma questa volta Pupi l'ha detta grossa...

Paolo Pulici ed Enzo Bearzot: un rapporto mai nato

Lui sapeva orientarsi sulla distanza dalla porta in base all’urlo della Maratona, lui ha scritto le pagine più belle del dopo-Superga, lui è il dirigente ideale che ogni tifoso granata vorrebbe. Tutt’oggi è l’esempio più fulgido della Memoria storica granata, grazie a quella sincerità innata, a quel rifiuto per l’ipocrisia ed a quella lingua biforcuta che non ha risparmiato critiche ai presidenti di ieri ed a quello di oggi. Paolo Pulici è e sarà sempre il Toro, capace di andare a segno in campo per centosettanta volte ma anche fuori dal rettangolo verde, con dichiarazioni spontanee ed amaramente veritiere sul presente granata. Lui agli autogol dei propri compagni, specialmente a quello storico di Mozzini nel giorno dell’ultimo scudetto, era solito porre rimedio: ma anche Pupi è pur sempre fatto di carne ed ossa, e come tale può sbagliare. E questa volta nell’insidia dell’autogol c’è caduto lui.

Che il suo rapporto con Enzo Bearzot fosse conflittuale lo sapevano tutti e Puliciclone non ha mai fatto nulla per nasconderlo, in perfetta sintonia con la schiettezza del personaggio. Ed in fondo quanta retorica si è sparsa per salutare il Vecio, anche da chi conosceva poco o nulla le sue gesta sportive. Ma quelle frasi seppure a caldo prounciate dal centravanti per eccellenza della storia granata hanno fatto restare tutti attoniti: “Con Bearzot non c’è mai stato feeling: e dico di più, il fatto di essere stato convocato per due Mondiali senza aver mai potuto mettere piede in campo, unico giocatore insieme ai portieri di riserva, qualche brutto pensiero me l’ha fatto venire. Le sue scelte furono davvero inspiegabili. Dopo Argentina ‘78 i nostri rapporti terminarono del tutto”.

Viva la sincerità, certo, ma francamente se ne poteva fare a meno. Per tanti motivi. Le parole di Pulici si inseriscono nel clichè delle decine di calciatori, idoli nei propri club, che non hanno avuto fortuna in azzurro: ma accusare una persona dalla rettitidine consolidata come Bearzot di prevenzioni, e tanto più verso un calciatore del valore di Pulici, suona davvero incredibile. Cosa avrebbe dovuto dire campioni del calibro di Roberto Pruzzo, tre volte capocannoniere della serie A eppure mai preso realmente in considerazione dal ct? Per non parlare di Evaristo Beccalossi, a lungo senza rivali nel suo ruolo e protagonista indiretto del celebre schiaffo dato da una sua fan al ct in segno di protesta contro l’ostracismo verso il dieci interista?

Pruzzo, nel giorno del ricordo, ha preferito sorvolare, parlando di una generica sfortuna azzurra. Certo noi non conosciamo tutti i retroscena del rapporto, i non detto ed i non scritto, e magari c’era davvero un’incompatibilità reciproca, ma è impossibile pensare ad un ct autolesionista. E se proprio non si voleva passare per retorici ci si poteva chiudere in un silenzio significativo o in parole generiche. Ma lo sfogo di Pulici non è isolato nel mondo granata: Bearzot ha avuto la sfortuna di essere una bandiera del Toro in anni troppo antichi per i tifosi d’oggi, così il suo, al tempo necessario, ricorso al blocco-Juve lo ha incredibilmente trasformato in un traditore, in un nemico delle tradizioni granata.

Ma era forse colpa sua l’essere salito sul tetto del Mondo quando il ciclo del Toro di Radice era già stato consegnato alla memoria. In Argentina il blocco-Toro c’era eccome, magari senza essere protagonista: ma se Claudio Sala è nato nella stessa generazione di Causio la colpa non può essere del ct. Le parole di Zaccarelli, che ha ricordato la felicità di Bearzot dopo la rete del baffo granata contro la Francia al Mondiale ‘78, rappresentano un tributo postumo ma doveroso alla memoria di un grande uomo prima che di un allenatore. Poi si sa che tutti possono sbagliare scelte o convocazioni. Ed anche i più grandi centravanti possono sbagliare porta…

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