
(foto: www.calcionews24.com)
Il primo e più immediato obiettivo è raggiungere la top-five, poi si penserà a dare l’assalto al podio. Non stiamo parlando della hit parade di dicembre ma dei numeri del Toro di Franco Lerda, che pur dicendosi poco interessato a record e primati, sta ridando fiato alle speranze di promozione, perfino diretta, a suon di risultati positivi. Sembrano allora lontanissimi i tempi in cui si salutavano con soddisfazione le strisce di due o tre gare utili o un paio di vittorie consecutive: eppure è storia di meno di tre mesi fa. Oggi, grazie all’applicazione negli allenamenti, alla raggiunta intesa di un gruppo che ha cominciato a giocare insieme solo nelle prime giornate di campionato, causa la lunga serie di infortuni in estate ed un mercato concluso come sempre nelle battute finali, e grazie soprattutto all’idea di calcio moderna e propositiva dell’allenatore si può guardare al futuro con ottimismo, pur sempre consapevoli che tanti miglioramenti restano da fare tanto sotto il profilo del gioco quanto sotto quello della concentrazione e della tenuta complessiva di squadra.
Ma guardando avanti non si può che gettare un’occhiata anche al passato, per vedere dove collocare, numeri alla mano, l’attuale momento granata. La vittoria contro l’Empoli ha permesso di toccare quota nove risultati utili consecutivi, una cifra importante che rappresenta quasi la metà di un girone dell’attuale serie B: superato il miglior risultato della scorsa stagione, sebbene per raggiungerlo la squadra di Colantuono abbia dovuto attendere la fine del campionato (le ultime cinque giornate della stagione regolare cui aggiungere le prime tre gare dei playoff). Basterà invece uscire imbattuti dall’Euganeo di Padova alla ripresa del campionato per eguagliare la striscia di dieci risultati utili della stagione 2000-’01: che è passata alla storia per le otto vittorie consecutive tra la quattordicesima e la ventunesima giornata, prima della sconfitta di Venezia, ma che nel percorso che portò al Toro dei record conta anche l’imbattibilità tra la venticinquesima e la trentaquattresima giornata, che precedette la caduta di Empoli, cancellata dalla festa promozione di sette giorni dopo a Pescara, bissata poi in casa contro il Cosenza. Rimane, questo, il quinto miglior risultato di sempre raggiunto dai granata in serie B quanto a serie utili.
E volendo essere ottimisti, il podio non è affatto lontano: al quarto posto assoluto troviamo infatti le dodici gare della stagione 1989-’90, tra la ventiseiesima e la trentasettesima, che incluse la festa promozione di Trieste prima dell’inopinato ko di Monza all’ultima giornata, mentre la “medaglia di bronzo” è recente, risale al Toro di Ezio Rossi prima e Zaccarelli poi che, playoff inclusi, seppe infilare sedici gare senza sconfitte, subito dopo la sconfitta di Cesena del 13 marzo fino alla dolce-amara cavalcata playoff. Una striscia che paradossalmente costò la panchina ad Rossi.
Sembrano invece inavvicinabili le prime due posizioni, appartenenti alle migliori edizioni di sempre del Toro cadetto: nel 1960 furono addirittura ventiquattro le partite senza macchia, un percorso che durò di fatto sei mesi, dalla metà di novembre alla fine di maggio, quando lo 0-3 di Novara arrivò a giochi quasi fatti. Si fermò invece a diciassette lo schiacciassassi di Eugenio Fascetti che esattamente quarant’anni dopo subì la prima sconfitta solo alla diciottesima giornata, a Messina, dopo un percorso semplice quanto lineare: sei vittorie e due pareggi in casa, otto X su otto gare lontano dal Comunale. Lerda quell’anno giocava nella Triestina e segnò pure due gol al Toro: vent’anni dopo è un allenatore sulla strada della felicità. E per raggiungerla magari servirà battere qualche record storico.

Davide Martini








