
(foto: www.torinofc.it)
Come volevasi dimostrare. O, se preferite, tutto come previsto e niente di nuovo. Franco Lerda saluta con soddisfazione il ritorno al successo in trasferta dei suoi dopo due mesi e mezzo e si porta a casa i tre punti che permettono al Toro di rimanere agganciato al treno delle prime. Dalla partita del “Rocco” non arrivano però novità sostanziali nè sulla gestione della gara nè sulla capacità di chiuderla, gli unici punti dolenti degli ultimi sessanta giorni, durante i quali si è sempre mossa la classifica e si sono perfezionati alcuni meccanismi che hanno fatto acqua nelle prime giornate, uno su tutti la difesa sulle palle inattive. Lerda non lo dice ma è consapevole che questa partita proprio non si poteva non vincerla, con davanti una squadra che è lo specchio fedele della crisi del calcio italiano: un organico da Lega Pro prestato alla B in un mondo professionistico eccessivamente dilatato.
Il tecnico granata guarda in casa propria e preferisce concentrarsi sulla stringente attualità: “Serviva la vittoria, l’avevo detto alla vigilia e lo confermo: davanti avevano vinto tutte e con i passi falsi che abbiamo fatto ad inizio stagione non possiamo più permetterci di sbagliare. Comunque oltre ai tre punti sono soddisfatto perchè ho avuto conferma che siamo ormai una squadra solida e compatta, che sa soffrire senza disunirsi. Abbiamo sofferto troppo? Sì, ma non tanto in fase difensiva dove non abbiamo concesso nulla neppure dopo il vantaggio quanto per il nostro solito difetto di non saper chiudere le partite: dobbiamo migliorare in fretta su questo punto. Creiamo molto, e questo è positivo, ma concretizziamo troppo poco. Ad ogni modo la Triestina non era un avversario facile: nel primo tempo ci ha chiuso tutti gli spazi difendendosi con ordine”.
Lerda non si sottrae alle domande sulle sostituzioni all’intervallo, segnale che il primo tempo proprio non gli era piaciuto, ed anzi fa parzialmente retromarcia sul modulo senza punte: “Nei primi venti minuti non abbiamo inciso perchè eravamo lenti e macchinosi, ci mancava un riferimento centrale, per il tipo di partita che dovevamo fare era fondamentale ed allora ho inserito Pellicori mentre Gasbarroni ci ha dato imprevedibilità. Nessuna bocciatura per chi è uscito, solo questioni tattiche”. Il buon Franco tiene tutti sulla corda ma sa che per Belingheri il tempo è probabilmente scaduto e che quella di Trieste potrebbe essere stata la sua ultima presenza in granata mentre per Iunco il discorso è più ampio ed al tempo stesso misterioso.
La prima mezz’ora aveva davvero sconfortato tutti e l’assenza di De Vezze non può essere considerata un’attenuante sufficiente. La ripresa ha segnato evidenti miglioramenti, ma senza esaltarsi troppo: non solo perchè la partita andava chiusa prima ma perchè, come evidenziato dagli highlights, anche in terra giuliana il Toro, dieci minuti dopo il vantaggio, inizia fatalmente ad indietreggiare, difendendo troppo basso ed offrendosi a pericolose mischie, che non sono mancate neppure ieri. Sabato si chiude l’anno solare in casa contro l’Empoli: altra squadra in crisi ma con ben altri valori tecnici. Servirà giocare per 90′.

Davide Martini








