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Belingheri e Filipe: l'incubo è finito

Sono stati quattro i giocatori a lasciare il Toro nelle ultime battute di mercato. A questo punto, eccetto Davide Morello, nessun giocatore figura fuori dalla lista: un vero successo per Petrachi, viste le premesse. Per Filipe, Belingheri e Scaglia è arrivato il momento dell'addio, con pochissimi rimpianti. Meteora il primo, mai inseritosi il secondo. Va in prestito alla Nocerina Carrieri: ma il suo futuro è più che mai incerto.

Belingheri ed il Toro: una storia mai nata

Tre cessioni negli ultimi giorni di mercato, per un totale di undici (ed altrettanti ingaggi risparmiati) da inizio gennaio, nessun giocatore fuori lista e soprattutto nessuna operazione last minute come eravamo abituati a vedere da anni: incredibile, ma vero, il mercato di riparazione 2011 del Torino ha vissuto su una logica ed una programmazione degne della normalità. Ma prima di tracciare un bilancio degli ultimi trenta giorni di trattative, passiamo brevemente al setaccio chi ha lasciato la maglia granata. Il più “illustre”, almeno per presenze, è sicuramente Luca Belingheri. Conclusione triste ma inevitabile quella della storia al Toro del centrocampista bergamasco, che sembra destinato ad avere poco spazio pure al Livorno, ma che almeno potrà cambiare finalmente ambiente alla ricerca di nuove motivazioni in grado di fargli trovare un pò di grinta in più: trentadue le partite complessive giocate in un anno e mezzo di Toro dal centrocampista bergamasco, comprese due apparizioni in Coppa Italia.

Dieci le presenze nella stagione in corso, ventinove in quella scorsa, condita da tre reti. Pure di buona fattura ed addirittura due realizzate nello spazio di sei giorni, tra il 17 ed il 24 ottobre 2009, quando punì in due gare consecutive prima la sua ex squadra, l’Ascoli, e poi la Reggina, decretando l’esonero di Walter Novellino. Furono le prime gare in cui Colantuono provò l’esperimento del trequartista e Belingheri sembrava poter ritagliarsi uno spazio definitivo: ma la storia avrebbe poi detto altro, originando difficoltà soprattutto dal punto di vista caratteriale che tecnico. Tempo scaduto pure per Filipe Oliveira, il vero flop del mercato estivo di Petrachi: è arrivato come una promessa e se ne va come un mistero assoluto. Un passato al Chelesa, ambito pure dalla Roma, ventisette anni da compiere a maggio si può presumere che non sia adatto alla serie B italiana perchè è vero che dopo le prime disastrose prestazioni non gli sono state date altre opportunità, se non nella serata semi-vacanziera di Coppa Italia a Bari, ma la sensazione di inadeguatezza mostrata nelle sei partite complessive giocate è stata davvero troppo evidente per non far nascere un nugolo di interrogativi. Il Parma se l’è ripreso, e lo farà giocare in Primavera prima di decidere il suo destino a giugno: meteora se ce n’è stata una.

Intanto Petrachi guarderà con curiosità alle presenze con la Nocerina di Gaetano Carrieri, ceduto in prestito ai molossi (dove comunque non sarà titolare) per capire se davvero il ragazzo, che in sei mesi ha racimolato due presenze, una in campionato all’andata contro il Crotone ed una in Coppa Italia contro il Cosenza, prima di finire fuori rosa per far spazio a Pratali, potrà avere un futuro granata. In precedenza, aveva lasciato il Toro pure Luigi Alberto Scaglia, che ha scelto di ricominciare dalla Prima Divisione, a Cremona, interrompendo dunque anzitempo la sua seconda parentesi granata. Una parentesi mai cominciata, di fatto: tornato sul finire del mercato estivo senza l’avallo di Lerda, raramente è stato preso in considerazione dal tecnico e soprattutto quasi mai ne ha sentito la fiducia. I risultati si sono visti sul campo dove Scaglia, chiamato in causa solo in otto spezzoni di gara (e mai per 90′ interi ), è parso quasi sempre svogliato e lontanissimo da quegli spunti mostrati in alcune delle ventitre partite dello scorso campionato, con l’apice toccato in occasione della strepitosa semifinale di ritorno dei playoff contro il Sassuolo, in cui segnò pure un bellissimo gol. Ma alla Cremonese guadagnerà persino di più che in granata: un altro dei paradossi del mercato italiano.

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