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Crotone-Torino 1-1: timidi passi avanti

Si salva in extremis, il Toro, nella temuta trasferta di Crotone. Come a Padova, anche in Calabria i granata rimedia subito allo svantaggio ma è troppo tardi per cercare la vittoria ancora assente nel nuovo anno. Ma serve pazienza perchè tempo di stravolgimenti tattici: Lerda è passato al 4-3-1-2 ed i risultati sono stati piuttosto confortanti. Buona gara per i nuovi acquisti Antenucci e Pagano.

Bianchi risponde a Cutolo: anche a Crotone per il Toro �¨ solo pareggio

Benedetti nuovi acquisti. In tutti i sensi. Perchè è solo grazie alla necessaria fase di apprendistato susseguente ad una rivoluzione tattica che il pareggio, il terzo nelle quattro partite del 2011, colto dal Torino a Crotone può essere accettato, seppur a denti stretti. Ma soprattutto perchè le buone notizie della giornata vengono proprio dai nuovi innesti, protagonisti di un impatto positivo ed entrati pure nell’azione del pareggio. Corre il minuto 35 della ripresa: cross di Sgrigna dalla sinistra, Pagano, appena entrato, dalla parte opposta mette in mezzo di prima intenzione per Antenucci che tira verso Belec, il portiere sloveno non trattiene e Bianchi, solito rapace, pareggia il conto per la decima rete personale in campionato su sedici apparizioni. Quattro minuti prima un altro eurogol di Aniello Cutolo, dopo quello dell’andata, aveva fatto tremare Lerda: il fantasista aveva superato Bassi con un imprendibile destro a giro dal vertice sinistro dell’area di rigore. Due gol inseriti in una partita povera di occasioni e che ha sostanzialmente confermato il momento di appannamento delle due squadre. Buon primo tempo comunque per il Toro nonostante i tanti fuorigioco fischiati: inizio veloce ed incoraggiante, ma dura un quarto d’ora. Venti giorni dopo Padova, il Toro gioca il replay di quella scialba trasferta: reazione immediata allo svantaggio ma in mezzo tanti problemi, di gioco e di organizzazione.

La vittoria manca da quattro partite ed il carattere continua a latitare. Ma come detto il radicale cambiamento imposto dal mercato obbliga a portare pazienza: il 4-3-1-2 è infatti un modulo che richiede tempo per essere assimilato, soprattutto da parte dei centrocampisti, parsi i più in difficoltà, costretti ad allargarsi ed a stringersi al tempo stesso, come per le due punte. Antenucci e Bianchi sono solo alla prima partita insieme e dopo quattro mesi di isolamento non è facile per il capitano capire i movimenti del compagno. Non si tratta comunque di una scelta definitiva: non a caso il pareggio è arrivato quando si era passati al 4-4-2, con Sgrigna e Pagano larghi sulle fasce. Senza contare che difficilmente si potrà rinunciare a cuor leggero a Lazarevic quando il giovanissimo sloveno avrà rifiatato il necessario. Così, se nella sostanza si può parlare di un’altra occasione persa, e si può iniziare a considerare finita con quattro mesi di anticipo la corsa per la promozione diretta, non resta che provare a dare un valore positivo al poco che, in nuce, la squadra ha fatto intravedere. Legato soprattutto ai nuovi, sebbene Budel, dopo un altro buon inizio, sia ancora calato vistosamente nella ripresa ma pure a Gasbarroni, brillante nel primo tempo prima che la benzina finisse ed a Sgrigna, parso più carico delle precedenti apparizioni.

Il loro ballottaggio come trequartisti rischia però di aprire un pericoloso dualismo. Antenucci, per Lerda, è una “seconda punta che può fungere anche da centravanti, ma non lo vedo alle spalle di Bianchi“. Addio 4-2-3-1, dunque, salvo situazioni di emergenza. Impossibile, poi, non dare una nota di merito a Davide Bassi, finalmente decisivo: quel rigore parato a Ginestra a metà ripresa, originato da un ingenuo fallo di mano di Zanetti (pessimo spezzone di gara per il centrocampista, espulso per proteste a gara finita e squalificato per tre giornate), ha orientato la partita e salvato la squadra dalla crisi incombente. La classifica continua a non sorridere, e sabato all’”Olimpico” arriva il disperato Sassuolo: gli alibi sono finiti, serve vincere.

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