La solita crisi. Gli insoliti motivi.

Il Toro è ricaduto nel buco nero. Difficilissimo individuarne i motivi. Il crollo sembra fisico ma soprattutto psicologico. Squadra senza carattere, quasi rassegnata alla sconfitta. Sfiducia nell'allenatore? Mancanza di carattere? Ci sono otto giorni per evitare il tracollo: a Novara si decideranno molte cose. E molti destini. Non solo quello dell'allenatore.

La delusione di Rolando Bianchi: il suo Toro �¨ tornato nel buio

Adesso è fuori luogo mettere in discussione Lerda. Quell’avverbio temporale pronunciato da Petrachi nel postpartita non va caricato di troppi significati ma non è comunque sfuggito a nessuno. In caso di rovescio lunedì prossimo a Novara, Lerda sarà congedato. Non è una notizia o un’anticipazione, ma semplicemente una deduzione. È quasi una certezza e pure inevitabile: dopo aver migliorato la squadra, non si può che agire di conseguenza se le cose anzichè migliorare peggiorano. La società ha agito, certo poteva farlo prima per evitare di trasformare febbraio nel mese degli esperimenti e della ricerca dell’amalgama, ma ora la parola passa al campo. I giocatori di certo non sono immuni da responsabilità: perchè certi crolli sono accettabili e l’incapacità di reagire alla prima difficoltà non può essere giustificata solo con il rumoreggiare dei tifosi o l’obbligo di vincere. Dal canto suo l’allenatore si mostra abbattuto ma pure convinto di sapere quale strada intraprendere per ripartire. Chissà se parla del piano tattico o di quello psicologico: ma di sicuro pensare di rinascere tra nove giorni in casa di una squadra che ha ripreso a volare non pare realistico. Anche perchè contro il Sassuolo, ma pure contro Cittadella e prim’ancora Padova per non parlare di Varese, si è vista una non-squadra. Elettroencefalogamma del tutto piatto, come si evince dagli highlights. Inspiegabilmente.

Di certo non si può incolpare la preparazione atletica: d’accordo, la squadra non corre, ma il blackout d’inizio ripresa è meramente psicologico, frutto di un’assurda paura di vincere. Non può essere colpa della condizione se non c’è lo straccio di un gioco e neppure di un’idea di esso, nessun barlume di carattere: nel provare a conservare il vantaggio e neppure nel reagire ad un baratro che si stava aprendo. Ma in cui, sostanzialmente, non si è ancora caduti: non tanto perchè chi sa di cose granata si rende conto che il fondo del barile è ancora lontano dall’essere scavato, ma perchè l’iniezione di gioventù e forze fresche arrivata a gennaio, e pure di tecnica pura e senso del gol, deve ancora manifestarsi. Antenucci è un giocatore di qualità: lo ha dimostrato in quella girata del primo tempo e nel suo movimento continuo. Chissà se Lerda pensava alla valorizzazione dei nuovi professando ottimismo a fine gara. Non basta, ma aiuta diceva un vecchio spot. Resta da capire se a questo Toro può essere sufficiente solo un aiuto. O se serve l’ennesima terapia d’urto. Che eviti il terzo anno di B e ciò che ne potrebbe conseguire.

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