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Novara-Torino 1-0

Prova d'appello fallita. Il Toro perde anche a Novara, dopo la solita settimana di buoni propositi: ed il distacco dal primo posto si fa umiliante Colpa della sfortuna, certo, evidentissima sottoforma dei due legni e dell'incredibile autorete, ma la squadra denota la solita prevedibilità e la solita incapacità di cambiare passo a gara in corsa, che si tratti di recuperare o di gestire il risultato. La classifica non si complica troppo, ma ora sarà la società a decidere il destino dell'allenatore. Ammesso che sia l'unico responsabile.

Garofalo, sfortunato match winner a Novara

Tertium non datur, si era detto alla vigilia della partita della verità. Vincere a Novara per svoltare, perdere avrebbe invece significato fare serie riflessioni. Ed ora? La nona sconfitta stagionale è realtà e con essa l’umiliante distacco di sedici punti dagli azzurri e dunque dal primo posto. Molto più vicini, ad appena una lunghezza, sono i playoff, ammesso però che si giochino, e sabato ci sarà un altro spareggio contro il Pescara. Ma la serata ha regalato considerazioni contraddittorie. Il risultato sembra infatti denotare uno scarto minimo, e pure la sfortuna c’ha visto benissimo: si pensi all’autorete ma pure ai due legni colpiti da Antenucci e all’ora abbondante vissuta nella metacampo avversaria, ma in realtà il migliore del Toro è risultato Rubinho, dunque a conti fatti la vittoria del Novara avrebbe pure potuto assumere altre dimensioni. La verità è che forse il Toro, secondo peggior attacco esterno del campionato, non avrebbe segnato neppure giocando per dieci ore consecutivamente, talmente piatti e prevedibili erano gli attacchi portati nella ripresa. Anche il modulo della disperazione, allora, partorisce una sconfitta: inevitabile, data l’interpretazione scolastica data al 4-4-2 e la totale incapacità di cambiare passo quando necessario.

Torna allora in discussione il tanto osannato mercato di gennaio, incapace di portare un centrocampista realmente decisivo, e non Budel, capace di garantire il cambio di passo in serate come queste. Lerda al capolinea? Deciderà la società nelle prossime ore, ma quel che è certo è che questo Toro è tanto imperfetto tatticamente quanto del tutto sprovvisto di cupre e carattere. Doti che deve trasmettere un allenatore, è vero, ma che possono anche nascere spontaneamente in un gruppo terribilmente molle. E pensare che il primo quarto di partita sembra vedere in campo un Toro abituato dall’inizio della stagione al 4-4-2. È vero che stiamo parlando dello schieramento più facile da apprendere anche in pochi giorni ma le continue sovrapposizioni dei terzini e il movimento a venire incontro di una delle due punte valgono un approccio più che positivo alla gara, che Lerda aveva studiato benissimo: corsa, tanto pressing della coppia di centrocampisti e difesa alta per disinnescare la velocità del Novara.

Il più ispirato è Lazarevic, che in tandem con D’Ambrosio costruisce le cose migliori ma la prima conclusione verso lo specchio della porta è di Sgrigna, i cui continui tagli dalla sinistra al centro mandano in difficoltà la difesa di Tesser. Zero tiri in porta, comunque, mentre come spesso succede alla prima occasione si va sotto: al 24Bertani, all’altezza della bandierina del calcio d’angolo di destra, approfitta di un clamoroso svarione della coppia Pratali-Ogbonna, col primo che si fa sfilare ingenuamente il pallone ed il secondo che perde il duello in velocità, penetra in area e calcia, Rubinho respinge come può ma proprio addosso a Garofalo nè il successivo balzo felino del portiere brasiliano può evitare il beffardo autogol. Inevitabilmente colpito nel morale il Toro cala il ritmo del pressing e si allunga, offrendosi così alle ripartenze avversarie: ed allora al 35′ è Rubinho a tenere a galla i suoi con una parata-monstre su conclusione ravvicinata di Motta, servito da un assist di Marianini sfuggito al controllo di Garofalo. Ed in chiusura di tempo è ancora il portiere granata a deviare in volo un destro da fuori di Bertani.

La ripresa si apre con Rivalta al posto dell’acciaccato Pratali ma soprattutto con l’inversione di fascia tra Sgrigna e Lazarevic: non una grande idea, e non sarà l’unica del secondo tempo da parte di Lerda. Il Novara ora può giocare come predilige, sulle ripartenze, mentre il Toro sbatterà per un tempo intero contro le due linee di Tesser, senza mai riuscire a cambiare ritmo. Tanti cross, quasi sempre deboli, lenti e dalla trequarti, ma zero invenzioni. Un palo esterno di Antenucci su bell’assist di De Feudis ed una traversa colpita dallo stesso attaccante in pieno recupero saranno gli unici brividi per Ujkani, insieme ad un colpo di testa alto di Pagano, entrato al posto di Lazarevic prima che nel finale Lerda passasse ad un inquietante 3-2-5 con tre centravanti in linea e due esterni offensivi. Una simile batteria avrebbe giustificato una dozzina di occasioni, ed invece è stato il Novara a sfiorare il raddoppio quasi ad ogni ripartenza, con Bertani e pure con il subentrato Gonzalez. La festa smodata della panchina azzurra pare molto superiore ai pericoli corsi: e fa da contraltare alla rabbia composta del popolo granata. Alle prese con un’altra notte di brutti pensieri.

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