Pagelle Torino-Sassuolo

Niente carattere, niente gioco. E niente sufficienze. Anche contro il Sassuolo il Toro rinnova il libro nero delle pessime prestazioni. Non si salva di fatto nessuno, eccetto chi non ha colpe: Rubinho, Bianchi e Gasbarroni. Non demerita neppure Antenucci, ma quel gol mangiato... Centrocampo e Di Cesare disastrosi.

Pomeriggio da incubo per Valerio Di Cesare

Bassi 5.5: primo tempo da spettatore, poi sale alla ribalta salvando su Catellani. Ma si fa sorprendere su punizione come contro il Siena, poi esce alla disperata sullo stesso Catellani e si fa male seriamente al ginocchio.

Rubinho sv: torna in campo dopo tre mesi a freddo. Non l’ideale. Ed ha pure la beffa di non toccare un pallone, dovendosi arrendere solo davanti ad un rigore.

Rivalta 5: si conferma il più in palla della difesa nel primo tempo, poi crolla pure lui travolto dal ciclone-Catellani. Ma non è sicuramente il più responsabile.

Di Cesare 4.5: affonda senza attenuanti dopo un primo tempo in cui si era ben disimpegnato con interventi puntuali. È vero che la difesa è lasciata al suo destino, ma il modo con cui abbocca alla finta di Catellani in occasione del rigore è imbarazzante.

Ogbonna 5.5: inizia male perdendosi Martinetti che sfiora il gol, poi ha sulla testa il pallone del raddoppio allo scadere ma non trova la porta da buona posizione e pure nel finale prova a rendersi pericoloso. In mezzo, nessun errore evidente ma non diffonde neppure sicurezza.

Garofalo 5.5: ha molto spazio davanti a sè e lo sfrutta, ma come spesso capita si dimentica di difendere, così dalla sua parte arriva il primo pericolo col cross di Valeri. Nella ripresa il disastro si consuma dall’altra parte, così lui è l’ultimo ad arrendersi. Ma combina poco.

De Vezze 5: si è smarrito. Sul centrodestra sembra aver perso combattività e precisione. Sbaglia passaggi elementari e pure nella ripresa, quando viene riportato in mezzo al centrocampo, è un disastro. Ma a quel punto la squadra non c’è già più.

Budel 5: non è facile fare il regista di una squadra in piena trasformazione. Inoltre deve fare i conti con il trequartista avversario, Cinelli, mandato in campo col chiaro intento di limitarne il raggio d’azione. Ma tocca tanti palloni, con una percentuale di precisione bassissima. A dir poco confuso, esce ad inizio ripresa per una sostituzione simbolica dell’intero reparto. Non ha avuto un impatto felice, anzi.

Obodo 5: cambio discutibile, rimette piede in campo proprio mentre la squadra sta scomparendo del tutto. Partecipa senza incidere al confuso assedio, unendosi ai pasticci d’insieme.

De Feudis 5.5: corsa incessante, nel primo tempo appoggia sovente l’azione offensiva. Poi deve provare a tenere insieme i pezzi di una barca che affonda, ma non gli si può chiedere di cambiare la partita.

Sgrigna 5.5: non è (più) un trequartista, e tanto più in una squadra che comincia la partita allungandosi troppo. Sbaglia tanto in fase di appoggio, anche se si impegna e corre tanto. Si procura il rigore, poi ad inizio ripresa il lampo, con una bella serpentina sulla sinistra chiusa con un assist per Antenucci. Esce senza meritarlo più di altre volte.

Gasbarroni 5.5: gli si chiede di salvare una partita che se ne sta andando via ma da solo può fare poco. Nel finale si procura e calcia una punizione insidiosa, ma ormai la squadra è allungata e spaccata, attaccando in tre contro sei. Non ha la bacchetta magica.

Bianchi 5,5: la vita gli è cambiata. Con Antenucci è un continuo cercarsi ed ora può pure svariare su tutto il fronte offensivo, anche se palla al piede conferma i soliti limiti di tecnica e velocità. Certo prende più calci ma almeno può correre per aprire varchi ai compagni. Ma non ha occasioni, perchè la squadra non ne produce nè lui è in grado di procurarsene. Storia vecchia: rischia di essere un lusso.

Antenucci 5.5: un’altra prova positiva. Ottimo il modo in cui si libera al tiro in occasione della prima conclusione in porta della partita, poi sul centro sinistra fa ammattire la difesa col suo continuo movimento. Ma ad inizio ripresa di fatto sbaglia un gol quando centra Rossini sulla linea di porta. È l’occasione che cambia il volto della partita, ma non si può di certo mettere in croce l’ultimo arrivato.

Lerda 5: assiste impotente al naufragio di un progetto. In cui chissà quanto creda davvero: il 4-3-1-2 non è il suo calcio, sebbene vada detto che pure con l’altro modulo la musica era la stessa. Brutto gioco, vantaggio casuale e poi tirare a campare fino al 90′, senza essere capaci di difendere nè di cercare il raddoppio. Siamo vicini ad un fallimento colossale, sintetizzato dai numeri. Rimane in sella ma in mano ha ormai poche carte. E sembra rassegnato.

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