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Partita la missione Novara. Ma resta l'equivoco tattico

Si riprende a lavorare in casa granata, quarantott'ore dopo la mazzata contro il Sassuolo. Clima teso ma nessuna contestazione nella seduta a porte aperte, cui non hanno partecipato Iunco, Lazarevic e Bassi. Per il portiere comunque esclusi guai ai legamenti del ginocchio. Lerda pensa già alla gara da dentro o fuori col Novara: ma tatticamente gli equivoci sono tanti.

Petrachi e Ferri hanno assistito alla ripresa degli allenamenti del Toro
(foto: www.torinofc.it)

Due giorni di riposo, non meritatissimi magari viste le recenti figuracce, ma utili a tutti per raffreddare la testa ed azzerare tutto. Di nuovo. Così, anche per evitare scuse di ogni tipo: ricaricate le batterie soprattutto mentali, ora ci sono sei giorni di tempo per preparare l’ennesima partita senza ritorno, la trasferta di Novara. Che, come già successo in passato (si pensi al match interno contro l’Ascoli, giunto subito dopo il tracollo col Frosinone ed anch’esso giocato in posticipo), arriverà come coda della giornata, anzi all’inizio della settimana successiva: tanto per aumentare la tensione. Sono ripresi questo pomeriggio in un clima necessariamente preoccupato gli allenamenti della truppa di Lerda: presente lo stato maggiore, leggi Petrachi e Giacomo Ferri (nella foto), per far sentire ad allenatore e squadra la (poca) fiducia ancora presente mentre Cairo, che ha partecipato alla presentazione del derby benefico per la lotta alla Sla tra vecchie glorie del Toro e della Juventus in programma il 23 marzo (è possibile votare la propria formazione preferita in una sezione del sito ufficiale), non ha fatto in tempo a raggiungere la Sisport.

Assenza voluta? Forse, perchè l’allenamento era a porte aperte e di certo la presenza del presidente non sarebbe passata inosservata. Non si son allenati Iunco, comunque presente a bordo campo, e Lazarevic, quest’ultimo impegnato con l’Under 21 slovena, ma neppure Bassi. Il portiere, vittima di una distorsione al ginocchio sinistro in uno scontro con Catellani, è stato sottoposto ai temuti accertamenti che hanno però escluso l’interessamento dei legamenti: entro un paio di settimane il portiere tornerà dunque disponibile ma intanto spazio a Rubinho. In conferenza stampa ha parlato Angelo Ogbonna, che di certo non ha brillato per originalità fugando i dubbi nei confronti del tecnico ed arrivando pure al punto di mettere in discussione lo stato di crisi: “Entriamo sempre in campo per vincere, poi capita di non portare a casa il risultato: in fondo abbiamo perso due partite dopo una lunga striscia utile, ora rimettiamoci a lavorare senza pensare alla classifica“. Per la serie: ridateci il silenzio-stampa.

Si riprende a lavorare, dunque, ma di certo la grancassa mediatica nei confronti di Lerda è già partita. Il tecnico da questo punto di vista ha le spalle larghe, ma ora dovrà dimostrare di averle anche sul campo, guidando la squadra ad un riscatto necessario dal punto di vista morale e caratteriale prima ancora che tecnico. Perchè il Toro visto contro il Sassuolo sarà stato troppo brutto per essere vero come gioco ma in fondo neppure Atalanta e Siena sfornano spettacolo: qui il vero problema risiede nella testa, nell’incapacità di reazione. L’indice generale è stato puntato sull’aspetto tattico: come se si scoprisse solo ora che la coperta granata è sempre stata corta, anche nei rari momenti positivi. Se ci si difende, si riduce la pericolosità offensiva, se si attacca ci si scopre pericolosamente. Ancor più curiosa la discussione sul modulo: ora tutti a criticare il 4-3-1-2, società inclusa. Peccato che siano state le stesse scelte di mercato ad imporre all’allenatore la virata sul trequartista: perchè Antenucci e Bianchi devono necessariamente coesistere senza costringere l’ex catanese a fare l’esterno di centrocampo e perchè Budel non ha certo lasciato la serie A per fare da riserva a De Vezze.

Insomma la rivoluzione tattica è stata indotta, magari pure contro la volontà del tecnico, ed ora tornare indietro è quasi impossibile: tanto al modulo tradizionale quanto al 4-4-2 che, con Lazarevic e Pagano o addirittura Sgrigna come esterni di centrocampo, sarebbe troppo spregiudicato non garantendo la necessaria copertura ad una difesa che sbanda già di per sè. È dunque questo il vero dilemma di Lerda: salvare la panchina pur sapendo di dover scegliere strade tatticamente imperfette nonostante la rosa ampia. Quando si dice viva l’emergenza…

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