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Torino-Sassuolo 1-2

Si risprofonda. Il Toro mette a nudo tutti i limiti tattici e caratteriali mai realmente cancellati durante una stagione vissuta a singhiozzo perdendo in casa contro il pericolante Sassuolo. Ma la squadra da retrocessione in campo è parsa proprio quella granata: sbandata fin dall'inizio ed incapace pure di gestire un casuale vantaggio. Lerda sul banco degli imputati: ma l'ennesimo fallimento spaventa tutti.

La rabbia di De Vezze, la gioia del Sassuolo: il Toro è di nuovo in crisi

Ora si tornerà a parlare della presenza di Cairo, tornato allo stadio dopo 105 giorni di assenza e del clima ostile che non aiuta la squadra. In effetti l’ultima sconfitta interna risaliva proprio a quel 23 ottobre, quando contro il Frosinone il Toro toccò il punto più basso della sua stagione: da quel giorno il Toro seppe inaspettatamente rinascere dalle proprie ceneri. Sperare di poterlo fare anche adesso non è utopia, guardando l’organico, ma lo diventa assistendo alle partite dei granata. I problemi infatti sono ben più seri rispetto alla presenza fisica o meno del presidente: qui è tutto da buttare. Contro il Sassuolo arriva la terza caduta casalinga ma soprattutto l’ennesima prestazione capace di togliere ad un’altra la palma di peggiore dell’anno. Non c’è davvero nulla da salvare nel pomeriggio dell’Olimpico: non l’approccio alla partita, non la gestione di un vantaggio parso casuale, non la reazione finale. In altri termini, tutto ciò che il Toro in stagione non è mai riuscito a fare. E quando non riesci a sbloccare per meriti una partita, non riesci o non vuoi cercare il gol che la chiuda o quasi, la diagnosi può essere solo una: è tutto sbagliato, a partire dal gioco, che non è quasi mai esistito salvo la breve parentesi tardo autunnale, fino ad un sistema tattico in cui non sembra credere neppure l’allenatore.

L’organico ora è competitivo in ogni reparto, dunque è inevitabile che sul banco degli imputati salga Lerda: ed in effetti, anche da chi ne ha caldeggiato l’arrivo in panchina, non è possibile tacere sulle lacune fin qui mai cancellate del tutto. A questo Toro manca gioco e carattere, di fatto gli unici due imprescindibili elementi che deve fornire una guida tecnica. A Novara, lunedì prossimo, l’allenatore cresciuto al Filadelfia si giocherà tutto: per salvare almeno quel barlume di progetto che sembrava essere nato in estate, dal momento che la stagione sembra difficilmente raddrizzabile. Come suggerisce l’impietosa classifica, che vede più vicina la zona playout al terzo posto. Lerda preferisce Rivalta a D’Ambrosio e ridà fiducia a Sgrigna al posto di Gasbarroni. Ma l’inizio della partita non è particolarmente confortante: il Sassuolo, schierato con un modulo speculare che vede Cinelli alle spalle della mobile coppia di attaccanti Martinetti-Catellani, pressa e corre, non dimostrando sul campo una classifica da disperazione. Paiono più precise le trame di gioco degli ospiti, che non disdegnano ripartenze e cambi di gioco davanti ad un Toro volenteroso ma troppo spesso lungo ed impreciso in fase di passaggio. Tanto nei centrocampisti, quanto in Sgrigna: manovra affrettata dal pressing altrui, quella del Toro, e dunque troppo spesso imperfetta. Così la prima occasione è di marca sassolese: al 7′ un cross di Valeri dalla destra trova Martinetti che gira a lato di un soffio con un bel colpo di testa. Sette minuti dopo la risposta granata: fa tutto Antenucci che si gira in area e conclude ma Bressan si allunga e devia in angolo.

Per aprire una gara bloccata ci vuole un episodio: il rigore concesso per fallo di mano di Rossini su tiro di Antenucci non è dei più limpidi ma Bianchi trasforma di potenza lasciando immobile Bressan. Da quel momento il Sassuolo smarrisce corsa e fiducia in sè stesso ma il Toro non riesce, storia vecchia, a battere il ferro caldo trovando il raddoppio entro metà gara continuando invece una pressione sterile e priva di sbocchi. L’inizio della ripresa è semplicemente choccante: inspiegabilmente si rivede il solito Toro visto contro il Siena, contro il Cittadella. Incapace di gestire il vantaggio: così dopo un minuto il solito erroraccio di Budel libera al tiro Catellani che alza all’altezza del dischetto. Replica Antenucci, servito da Sgrigna dopo una bella incursione sulla sinistra, ma il suo tiro viene salvato sulla linea da Rossini. Sembrano i prodromi di un secondo tempo scoppiettante, ma in realtà ci sarà solo il Sassuolo: il Toro si allunga fin dai primi minuti, andando in totale balìa dell’avversario a cui basta una serie di lanci lunghi per mandare in ambasce la difesa di Lerda. E poi quelle solite palle perse a centrocampo, sintomo di una paura inspiegabile che evidentemente il tecnico non riesce a far superare. A nulla servono gli ingressi di Obodo per Budel e poi di Gasbarroni per Sgrigna: in mezzo arriva il pareggio, firmato su punizione da De Falco, che supera la barriera ed un Bassi ancora mal posizionato. È uno scontro impari: Bassi deve uscire alla disperata su Catellani e si fa male al ginocchio, entra Rubinho che si deve subito inchinare al rigore trasformato ancora da De Falco e causato ancora dal disastroso Di Cesare. Ci sono ancora venti minuti ma al Toro non basterebbe neppure un’ora per pareggiare: se era scorata prima, figurarsi ora lo spirito di reazione di una squadra allo sbando. Palle lunghe, Di Cesare che va a fare il centravanti e senza cambi non ci si può neppure rifugiare nel solito Pellicori: l’unica occasione è un colpo di testa di Ogbonna in area sventato dalla difesa. Finisce tra i fischi: come (quasi) sempre. E come quasi sempre ora si riparla di crisi. Cui neppure il mercato ha saputo porre rimedio.

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