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Verso Novara. Recuperati Bassi, Pagano e Bianchi

La settimana lunghissima è trascorsa. In modo sereno e proficuo, secondo Lerda. Il Toro è pronto a sfidare il Novara nel derby che potrebbe valere una stagione: vincere, o quantomeno non perdere, per non dover ricominciare tutto, ma proprio tutto, da capo. Formazione: il capitano ce la fa, possibile sorpresa Cavanda a destra. Ballottaggio in porta.

Antenucci a colloquio con Lerda: a Novara sar�  4-4-2
(foto: www.torinofc.it)

I cento giorni del Toro. È la formuletta trovata dal presidente Cairo per motivare la squadra in vista dell’ultima fetta di stagione durante la presentazione del derby benefico per la lotta alla Sla, in programma il 23 marzo. Cento giorni appena: a dirla così fa un certo effetto. Cento giorni alla fine del campionato, ed il Toro non ha ancora combinato nulla: è lontanissimo dalla promozione diretta e pure dal terzo posto, è in corsa per i playoff ma non ha ancora fornito in maniera stabile e continuativa un’idea di gioco e di compattezza. Avvicinarsi a posizioni quantomeno decorose per affrontare gli spareggi, ma soprattutto centrarli, questi benedetti playoff, intraprendere una strada definitiva quanto a modulo ed identità tattica: tutte cose da fare in cento giorni. Ma molte delle possibilità di compiere tutto ciò passano dai primi cinque, di questi giorni: ed in particolare da lunedì, quando lo strano derby contro il Novara non chiuderà solo la 26° giornata, dopo che il pareggio nel super match Atalanta-Siena ha riacceso nel cuore di Tesser sogni di primato ma ha pure fatto sprofondare il Toro al nono posto di una classifica comunque cortissima, ma chiuderà pure una fase decisiva della stagione granata. Per tutta la settimana si è provato ad avvicinare l’impegno contro gli azzurri alla gara interna del 1° novembre contro l’Ascoli: anch’essa di lunedì, anch’essa successiva ad una disfatta interna, quella contro il Frosinone, anch’essa rivelatasi crocevia decisivo della stagione. Allora andò bene e quella sera iniziò una lunga serie positiva, ma oggi la situazione è diversa.

E paradossalmente non necessariamente migliore. Il parco giocatori è cresciuto numericamente e qualitativamente ma rispetto ad allora sono immutate le perplessità che il gruppo nutre nei confronti di Lerda, perplessità che non si dissiparono del tutto neppure durante il lungo autunno felix. Dubbi di ordine tattico e fors’anche personale, dubbi che nutre pure la società: nè Cairo nè Petrachi si sono sbilanciati a prefigurare una lunga carriera granata per Lerda, ma neppure hanno provato ad immaginare gli scenari successivi ad un’eventuale sconfitta nel “derby”. La marcia di avvicinamento a quella che potrebbe anche essere l’ultima panchina granata del tifoso Lerda è stata comunque tranquilla, o almeno questo traspare dalla conferenza stampa della vigilia in cui l’allenatore ha ammesso che “in settimana c’è stato un confronto su cosa non ha funzionato contro il Sassuolo. Ora siamo tutti sintonizzati per ripartire, senza guardare la classifica che al momento non deve interessarci. Il sintetico? Non siamo abituati, e potrebbe rappresentare uno svantaggio: domani mattina proveremo per concessione del Novara, ma non cerchiamo alibi“.

L’impegno, manco a dirlo, si annuncia comunque difficilissimo: perchè il Novara sta ritrovando lo smalto dei tempi d’oro soprattutto dal punto di vista fisico e perchè checchè se ne dica in casa azzurra la partita è molto attesa. Dai tifosi e dalla società: la rivalità è sentita ed ovviamente pesa tutta sulle spalle dei granata, per il blasone e per quell’imprevisto ruolo di sfavorita pure in questo derby. Servirebbe dunque una prestazione di personalità, di coraggio: peccato che entrambe le doti manchino al Toro 2010-2011, forse ancor più di un’idea di gioco.

Le caratteristiche del Novara sono ben conosciute: squadra che corre a cento all’ora, capace di esaltarsi nel pressing e nel ribaltamento dell’azione. Vietato scoprirsi, dunque, ma qui riaffiora il problema tattico: che modulo scegliere? E quale formazione? In settimana è stato fatto capire a Lerda che il 4-3-1-2 va accantonato: strano, dopo averlo imposto con le scelte sul mercato. Anche il tecnico comunque sembra pensarla così, come dimostrano le dichiarazioni sibilline su Budel: “Deve mettersi sotto col lavoro”. Come dire: è in ritardo fisicamente ed a Novara starà in panchina. Ergo, senza Zanetti sarà nuovamente mediana a due, con De Vezze e De Feudis. Ma poi? 4-4-2 o 4-2-3-1? Entrambe le scelte rischiano di penalizzare pesantemente la squadra a centrocampo, dove il Novara farà pesare la sua corsa e la sua superiorità numerica. Alla fine sarà un 4-4-2 spurio: con Antenucci al fianco di Bianchi, non al meglio ma pronto a stringere i denti, e qualche scelta democristiana tra difesa ed ali. Tipo D’Ambrosio (ma attenzione a Cavanda) e Lazarevic da una parte e Garofalo-Sgrigna dall’altra, dal momento che Pagano è ko: ma l’esterno figura comunque tra i ventuno convocati (scesi poi a venti per l’influenza intestinale che ha messo ko Zavagno) e potrebbe pure andare in panchina in extremis. Per il resto si va verso il clamoroso recupero record di Bassi, convocato e probabile titolare a discapito di Rubinho mentre in difesa Pratali prenderà il posto di Di Cesare. Proprio l’infortunio di Pagano, al pari di quello di Gasbarroni, priva comunque Lerda di un’opzione importante, anche a partita in corso: un colpo di sfortuna, che il tecnico rischia di pagare in prima persona. Ed allora torna in mente l’affare-Gabionetta: un rischio inutile. Un acquisto che potrebbe non tornare utile neppure tra cento giorni

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