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Castelfiorentino tra storia, arte e monumenti!

Tra Firenze e Siena, dove la Toscana ha già sapore di Volterra, di San Gimignano, di crete senesi ma soprattutto della valle d'Elsa, ecco Castelfiorentino, un paese da visitare 365 giorni all'anno.

Castelfiorentino
Sull’alberata Piazza Gramsci si affaccia il Teatro del Popolo, unico teatro ottocentesco rimasto in Valdelsa, inaugurato nel 1867 con l’opera “Norma” di Bellini. Non lontano si trova la Chiesa di S. Francesco, notevole esempio di architettura francescana del XIII secolo, con l’alta facciata in cotto adorna di antichi stemmi delle famiglie locali. Nelle vicinanze sorge il Santuario di Santa Verdiana interamente rifatto al principio del ‘700, su disegno di Giovan Battista Foggini, sul luogo dell’antica pieve di Sant’Antonio ove la santa si ritirò in eremitaggio per 34 anni, fino alla sua morte annunciata dalle campane che suonarono da sole. Il complesso costituisce un esempio unitario di architettura e di decorazione fiorentina barocca, con la facciata di Bernardo Fallani (1771) e gli affreschi (1708-1717) di un gruppo di artisti fiorentini che riconosceva come caposcuola Giovanni Camillo Sagrestani. Suggestiva la cella dove è sepolta la santa. L’annessa Pinacoteca, oltre a preziosi codici miniati, raccoglie dipinti di artisti quali Taddeo Gaddi, Taddeo di Bartolo e Francesco Granacci.

In via Tilli, presso il Centro Culturale Comunale si trovano la Biblioteca Vallesiana e la Raccolta Comunale d’Arte, con affreschi staccati e sinopie di Benozzo Gozzoli e aiuti provenienti dalla cappella della Madonna della Tosse (presso Castelnuovo d’Elsa), con “Storie della Vergine e di Cristo” (1484), e dal tabernacolo della “Visitazione” (1490). I due grandi tabernacoli viari, entrambi commissionati da Ser Grazia di Francesco che era Priore di Santa Maria a Castelnuovo d’Elsa, portarono nella campagna toscana l’espressione della cultura rinascimentale fiorentina.

Di fronte al Palazzo Comunale, la Collegiata dei Santi Lorenzo e Leonardo, antico oratorio risalente al XIII secolo e più volte ristrutturato, conserva all’esterno tracce dello stile lombardo originario, simile alle altre costruzioni in laterizio della zona con la facciata incorniciata da forti lesene e la bifora sovrapposta al portale risaltato. All’interno, un crocifisso ligneo di Giovanni Pisano (XIV secolo) e dipinti, ispirati a Santa Verdiana, di Giovan Camillo Sagrestani (1711) e di Annibale Gatti (dal 1870 al 1881). Identico portale ha la vicina Pieve dei Santi Ippolito e Biagio, costruita nel 1195 alla sommità della collina che sovrasta la città, dove sorgeva già prima del X secolo la pieve di San Biagio. Il campanile conserva tre campane antiche (una del 1253). Dietro la pieve sono visibili alcuni resti delle mura medievali con due torri, fatte riparare da Cosimo de’ Medici.

Nei dintorni, alcune ville signorili fatte costruire nel tardo medioevo da importanti famiglie fiorentine proprietarie terriere nella zona. Tra queste il Castello di Oliveto, villa di campagna fortificata con torri merlate fatta erigere nel 1424 da Puccio Pucci, conserva arredi del ‘400, una collezione di ritratti del ‘500-’700, sale affrescate nel ‘700 con trompe-l’oeil, la cappella rinascimentale della Santa Croce. Vi furono ospiti, tra gli altri, i papi medicei Leone X e Clemente VII, e Paolo III Farnese. Anche la Villa di Cambiano, che sorge sui resti di un castello medievale acquistato nel sec. XV dal commerciante fiorentino Bernardo di Giovanni di Domenico Cambi, ha mantenuto l’aspetto di rappresentanza elegante e imponente attraverso i rifacimenti rinascimentali e settecenteschi, ospitando numerosi personaggi illustri. La vicina chiesa di S. Prospero del sec. XIII fu arricchita, sotto il patronato della famiglia, di donazioni fra cui dipinti attualmente presso la Pinacoteca di Santa Verdiana.

La Villa di Meleto, con il bel parco barocco, fu acquistata dalla famiglia Ridolfi nel sec. XVII e poi trasformata nella prima scuola di agricoltura in Italia fino al 1843. A Castelnuovo d’Elsa, oltre all’”Annunciazione” attribuita a Neri di Bicci nella Chiesa di Santa Maria Assunta, v’è la Chiesa dei Santi Lorenzo e Barbara, edificio in mattoni del ‘300 che conserva un affresco a forma di arazzo attribuito a Paolo Schiavo, pittore fiorentino e collaboratore di Masolino. A Coiano, lungo la vecchia via Francigena, si trova la Pieve dei Santi Pietro e Paolo, originaria del sec. XI, con la facciata di forme pisane aperta da un portale e da una bifora e, all’interno, tracce di affreschi trecenteschi.