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L'Abbazia di Vallombrosa: la foresta del Casentino

Un luogo così inviolato da essere luogo di studio forestale e da mille anni, terra di eremiti e grande spiritualità. E' Vallombrosa con la sua Abbazia e le sue verdissimi foreste.

Abbazia di Vallombrosa
Intorno al 1028 il giovane monaco fiorentino Giovanni Gualberto lasciò insieme ad un compagno il monastero di San Miniato alla ricerca di un posto più solitario, giungendo nel luogo dove ora sorge Vallombrosa, allora sede di un piccolissimo oratorio. Da qui l’ordine monastico dei vallombrosani si allargò progressivamente, fino ad estendersi anche dal punto di vista territoriale, grazie alle numerose donazioni. L’ordine si distinse all’interno della Chiesa Cattolica per l’aspra lotta che condusse contro i peccati di simonia e nicolaismo.

Giungendo dal bellissimo viale alberato che conduce al cancello d’ingresso dell’Abbazia, incontriamo, sulla sinistra, una grande vasca, che anticamente veniva usata per allevare trote e poi per la produzione del ghiaccio.

Oltrepassando il cancello, possiamo ammirare la bellissima facciata, costruita nel 1634 da Gherardo Silvani. Seicentesca è pure la facciata della chiesa che conserva però l’impianto medioevale: pianta a croce con un’unica navata, transetto sporgente ed abside semicircolare sormontata da una cupola, anche se l’aspetto attuale è caratterizzato dalle sovrastrutture barocche.Accanto alla chiesa si trova la solida torre campanaria.

Numerose sono le opere d’arte di varie epoche che troviamo nell’Abbazia. Ricordiamo un bassorilievo di Giovanni della Robbia nel vestibolo prospiciente il Refettorio, le 15 tele di Ignazio Hugford nel Refettorio stesso e il coro ligneo della chiesa, intagliato e intarsiato da Francesco di Poggibonsi.